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La Nazione - Crollo del 37% negli appalti, imprese disperate
CALO delle opere publiche appaltate nell’ordine del - 37,2% e ritardi nel pagamento delle fatture alle imprese da parte degli enti pubblici fino a 950 giorni. Il presidente dell’Associazione Costruttori della Toscana e di Livorno, Alberto Ricci, snocciolando questi dati, torna sulla grave crisi che colpisce il sistema delle costruzioni affrontando in particolare il legame che c’è tra il patto di stabilità e la conseguente problematica della riscossione dei crediti che le imprese vantano nei confronti della pubblica amministrazione.
DICHIARA: «La situazione spessissimo è drammatica perché da una parte gli enti locali devono appaltare opere di cui hanno necessità (manutenzioni, infrastrutture, ecc.) dall’altra il rispetto del patto di stabilità impedisce sia il pagamento dei crediti vantati dalle aziende per i lavori eseguiti, sia la possibilità di appaltare quanto necessario pur avendo disponibili le risorse».
UNA DRASTICA e progressiva riduzione delle opere pubbliche appaltate nell’ordine del -37,2% di investimenti nell’ultimo quinquennio è la conseguenza di tutto ciò, così come una contemporanea insostenibile dilatazione dei tempi di pagamento che sono arrivati a superare anche i 250 giorni con casi eclatanti che hanno sfiorato i 950 giorni».
CITANDO il presidente nazionale dell’«Ance», Paolo Buzzetti, che ha affermato di recente, riferendosi all’infernale meccanismo del patto di stabilità, che «non si possono far fallire le imprese, per non far fallire lo Stato», Ricci puntualizza che «le parole di Buzzetti «racchiudono tutta la drammaticità della situazione. Per cui occorre un ripensamento completo del patto di stabilità ed un più efficiente sistema compensativo nel quale l’impresa non possa rimanere strangolata tra i crediti ancora da riscuotere dalla pubblica amministrazione e i debiti da pagare allo Stato in una situazione come quella attuale nella quale, stando ai dati Ance che risalgono al gennaio 2012, parla di una flessione complessiva di investimenti nelle costruzioni nell’ultimo quinquennio del 24,1 %».
«LO STATO — conclude Ricci — non può pretendere il rigore dei conti, il rigore fiscale e il rigore tributario senza che rispetti prima di tutto esso stesso i contratti sottoscritti con le imprese».
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