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La Nazione - Tutti concordi: Il Governo deve tutelare la Lucchini
SULLA GRATICOLA c’è anche il complesso siderurgico Lucchini di Piombino in attesa spasmodica che il Tribunale di Milano si pronunci per l’omologa al piano per «la gestione ponte» del colosso dell’acciaio che, se le cose andranno come previsto, finirà definitivamente sotto il controllo delle banche in attesa di un acquirente. In caso contrario sarebbe inevitabile il commissariamento. E ieri quest’ultima prospettiva in commissione emergenza lavoro in Provincia non è apparsa come una condanna a morte, ma forse come una via da percorrere che comporterebbe il massiccio intervento, invocato da destra e sinistra, del governo Monti. «Il polo siderurgico di Piombino — ha detto il presidente Giorgio Kutufà — è il secondo in Italia e il governo deve farsene carico come è stato fatto in passato per colossi come Alitalia. E il fatto che il Tribunale di Milano non si sia ancora pronunciato mi impensierisce perché a quanto sappiano adesso questa gestione ponte della Lucchini sta perdendo 15 milioni di euro al mese per cui le disponibilità finanzierie su cui conta si stano assottigliando».
DISPONIBILITà ricavate dalla vendita del polo francese che ha fruttato 340 milioni di euro di cui 110 destinati alle banche creditrici; 60 milioni all’indotto e il resto per le pendenze pregresse e la gestione corrente. Michele Mazzola della Federazione della Sinistra ha allora chiesto che la Provincia «si muova sul Governo per sapere «se Piombino è ancora strategica per il Paese». Giuseppe Coluccia del Pd ha sollecitato le istituzioni «a non lasciare la vicenda Lucchini in mano solo alle banche. Serve l’intervento del governo». Invece Massimo Malanima e Alessandro Corsinovi del Pdl hanno sottolineato che «l’azione del governo deve servire a ridisegnare gli scenari a Piombino dove la siderurgia come l’abbiamo vissuta fino ad oggi è impensabile».
M. D.
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