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Il Tirreno - Compagnia portuale, in arrivo manager, vendite e tagli ai salari

 

di Mauro Zucchelli LIVORNO Al teatro Quattro Mori lunedì mattina il sipario si alzerà sui sei personaggi (del consiglio d’amministrazione) in cerca del colpo grosso: un nuovo inizio per la Compagnia portuale. Non basta l’aspirina. Proprio un nuovo inizio, se è vero che dal tourbillon di incontri che lo stato maggiore della Compagnia ha avuto in queste settimane con Bruschini è saltata fuori la consapevolezza del fatto che non basta l’aspirina per curare il “malato”: esplicito il riferimento alla sopravvivenza di quel che le generazioni dei portuali hanno costruito fin qui. L’ordine del giorno dell’assemblea non è neanche troppo criptico. Quattro i tasselli del puzzle: 1) «razionalizzazione della struttura societaria del gruppo e definizione di nuovi modelli di governance»; 2) linee guida per la predisposizione di un nuovo piano industriale da redigere entro il mese di aprile»; 3) «individazione delle risorse necessarie per conseguire l’equilibrio finanziario»; 4) «proposte finalizzate al contenimento dei costi di produzione». Da sei a 4. Per la prima volta l’avvicendamento nella stanza dei bottoni non è determinato da un passaggio elettorale. Ma questo in nome di una soluzione relativamente soft che, in nome del bisogno di fare presto, dribbli il rischio di spaccature: l’ipotesi più accreditata fra quelle in circolazione è quella che vede il consiglio d’amministrazione scendere da sei a 4 membri. Resterebbero nella plancia di comando due esponenti storici come Enzo Raugei e Vladimiro Mannocci più due esponenti della generazione più giovane come MarcoDalli e Fulvio Romeo Franchini. In uscita Riccardo Bocconee Giacomo Marchesini: l’uno è in pista per andare a guidare il Reefer (polo agroalimentare); l’altro, uscito trionfatore nel voto per il comitato portuale con i lavoratori della Compagnia che ha fatto quadrato attorno a lui, dovrebbe diventare l’uomo forte che deve risolvere i guai dell’Agelp. In realtà, però quel che dovrebbe cambiare è la geografia della distribuzione del potere all’interno del Palazzo di via San Giovanni. Nel segno di una minor sovrapposizione fra consiglio e responsabilità operativa sia nella capogruppo che nelle società partecipate: tanto per dirne una, si immagina di dare alla Cilp un amministratore unico per evitare che il consiglio sia controllore e controllato nei rapporti fra le società del gruppo. Il supermanager. L’altra mossa sullo scacchiere dei poteri interni è la nomina di un supermanager come direttore generale con forti poteri. Chi? Non è escluso che sia Alberto Bruschini, grosso calibro in fatto di finanza (che ha alle spalle esperienze di assoluto rilievo fra Monte Paschi, CariPrato e Fidi Toscana). Un uomo di finanza serve a mettere ordine nei conti e a dare ossigeno alla prospettiva: come una metodologia operativa più vincolata al rispetto del budget di esercizio. È chiaro però che servirà una grande capacità strategica nella logistica anche per decifrare quale ruolo giocare nel porto che verrà. Dev’esser per questo che si guarda a un nuovo piano industriale da mettere in pista da qui a fine aprile: dirà quale “mestiere” vuol fare la Compagnia nei prossimi anni. Servono 10 milioni. Ma per farlo c’è bisogno di superare l’emergenza che manda in affanno il respiro finanziario. Le scadenze bussano alle porte e il Reefer, anziché l’ennesima carta extra che rimette in pari un conto economico struttiralmente zoppicante, lo appesantisce ancor di più con le rate del leasing . Fatto sta che c’è bisogno di pompare liquidità dentro le casse della Compagnia per una cifra stimata nell’ordine dei 10 milioni di euro. In vendita cosa? A questo punto torna sul piatto l’ipotesi di vendere una quota (20%?) del terminal Tdt. Proprio la stessa cosa che aveva creato mille polemiche all’inizio. I portuali sono presi fra due fuochi. Da un lato: è lì la “polpa” del patrimonio della Compagnia ed è un ingranaggio che anche in tempi di crisi non ha mai smesso di sfornare utili e occupazione. Dall’altro: è il bene più immediatamente trasformabile in soldi liquidi, e la rapidità in questi casi non è una variabile indipendente. Peraltro, il patrimonio della Compagnia comprende anche i terreni dell’autoporto del Faldo, quote nei terminal come Ltm (“autostrade del mare”) o Cto , oltre a una serie di società minori, per una parte delle quali il piano Bruschini è orientato a usare il decespugliatore in modo drastico. Taglio agli stipendi. La ricetta lacrime e sangue però avrà conseguenze anche sulle buste paga. Ai lavoratori verrà chiesto di accettare un sacrificio che, a quanto è dato sapere sulla base delle indiscrezioni, potrebbe essere nell’ordine del 20% per quest’anno e del 10% per il prossimo.


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