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La Nazione Livorno 19 Sul tracollo intervienere il segretario di «Sel» che attacca Cosimi
— LIVORNO —
IL PENSIERO corre a quei lavoratori — e sono più di quattrocento — che rischiano il posto di lavoro. A suonare il primo allarme era stato l’ex assessore alle partecipate Claudio Ritorni che aveva snocciolato al sindaco — con dovizia di numeri — tutto ciò che non andava in queste aziende controllate dal Comune. E l’assessore Ritorni si è dimesso ad agosto, sei mesi fa. Da allora riunioni infuocate con i vertici dell’azienda; era il sindaco però a dover prendere decisioni avendo la delega alle partecipate. Poche settimane fa il presidente di Aamps Cappelli è stato ascoltato in commissione comunale; tante diapositive per illustrare le iniziative in campo — dagli impianti al progetto Rifiuti Zero per finire ai costosissimi cassonetti interrati — ma sui conti dell’azienda in profondo rosso bocche cucite. Ora, che il sindaco ha chiesto aiuto ad Angelo Rosi, «liquidatore» del Cantiere Navale Fratelli Orlando, tutti si chiedono: ma fino ad ora perché nessuno parlava di quella che si presenta come una morte annunciata? L’attacco dritto al cuore dell’amministrazione comunale arriva dalle file degli alleati. «Circa un mese fa — dice Andrea Ghilarducci segretario provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà — abbiamo fatto un incontro di maggioranza. In quella occasione il sindaco ci dette le massime garanzie “State tranquilli, l’azienda è sana, c’è solo un problema di liquidità”. Siamo stati tranquilli ma il risultato è un disastro». Il segretario di Sel incalza: «Non capisco perché non sono stati fatti passaggi adeguati per capire quale fosse l’esatta condizione di questa azienda. Volano cifre esorbitanti, addirittura 60 milioni di euro di buco. Ovviamente la nostra preoccupazione è rivolta ai lavoratori che devono essere tutelati». E indossa i panni del sindacalista: «Smettiamola di parlare di assenteismo. In questa azienda ci sono persone che lavorano seriamente e il Comune, che è il proprietario di Aamps, deve tutelare i dipendenti». Ghilarducci invoca l’apertura di un dibattito in città sulla situazione della municipalizzata ma, più in generale, su quella delle società partecipate; il timore è che con Aamps sia stato scoperchiato il vaso di Pandora. E il futuro? «Vediamo cosa produrrà Rosi — dice Ghilarducci — anche perché l’azienda del pubblico servizio dovrà conferire nella NewCo e, c’è da credere, che ci entrerà contando meno di zero».
POI LA CRITICA pesante per la mancanza di strategia «non c’è programmazione» e sugli impegni presi — e non mantenuti — sugli impianti «sono stati spesi milioni di euro per programmare la terza linea dell’inceneritore, poi tutto è saltato». E chiude: «Quando si chiama uno come Rosi, vuol dire che siamo al capezzale di questa azienda».
Il direttore
Ceccarelli difende le assunzioni e l’appalto alla Cooplat
IL DIRETTORE generale dell’Aamps, Carlo Ceccarelli, scrive per sottolineare che l’appalto alla Cooplat, varato con gara pubblica, costa 3 milioni e trecentomila euro l’anno e non 6 non sei milioni e mezzo; che i dipendenti, a vario titolo, non sono circa 400 ma 269 e che le assunzioni fatte dal 2005 ad oggi sono avvenute tutte con rigore tramite selezioni pubbliche, che non si sono susseguiti sprechi e che il management ha ha lavorato con decisione sia sul piano organizzativo che su quello del contenimento dei costi. Ceccarelli fa presente, anzi conferma, che le «criticità» è dovuta ai mancati ricavi sulla riscossione della «tia» e ai mancati introiti degli incentivi Cip6 per la produzione di energia elettrica.
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m. b.
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