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La Nazione Rosignano - Operai a casa se non avremo le concessioni

 


Rosignano: aut-aut di Solvay a 48 ore dal summit in Regione. Verso la cassa integrazione
di PAOLA ZERBONI



— ROSIGNANO - PONTEGINORI —
«IL MANCATO rinnovo delle concessioni minerarie denominate “Poppiano” e “Cecina” e l’inibizione all’attività in quella denominata “Volterra”, impediscono il rispetto della pianificazione industriale pluriennale, indispensabile per la coltivazione del sale». Inizia così la nota diramata ieri dalla multinazionale belga, in cui Solvay evidenzia le sopravvenute difficoltà di approvvigionamento della salamoia per lo stabilimento di Rosignano. «L’attività mineraria — prosegue la nota — comporta l’impiego di personale specializzato ed attrezzature dedicate ad uso esclusivo e di elevato investimento. Il perdurare e l’incrementarsi delle criticità che limitano la disponibilità delle materie prime ed in particolare del sale, rendono oggi improcrastinabile da parte di Solvay l’attivazione di un ammortizzatore sociale, quale la Cassa Integrazione Guadagni in deroga». «Una decisione sofferta e gravosa, ormai inevitabile — spiega il direttore, Michèle Huart — che penalizza il nostro personale, in un contesto di forte crisi che fino a ieri abbiamo gestito senza ricadute occupazionali negative. Questa situazione frena la competitività dello stabilimento di Rosignano sia nei confronti dei concorrenti esterni, sia all’interno del Gruppo Solvay». Dunque, alla vigilia del tavolo convocato in Regione dagli assessori Bramerini e Simoncini, Solvay annunciala cassa integrazione per oltre la metà (una ventina, quindi) dei lavoratori in forza agli impianti di Ponteginori. E avverte che, stando così le cose, la cassa integrazione sarà estesa anche al personale dell’intero insediamento industriale di Rosignano, per il quale la salamoia è una materia prima indispensabile. «Modalità e tempi di tale provvedimento — prosegue l’ultimatum di Solvay — che non avrà alcun riflesso negativo sui livelli di sicurezza del personale in servizio e sull’ambiente, saranno oggetto di approfondimento e valutazione con le parti sociali interessate, nel rispetto delle normative vigenti».
MA I SINDACI della Valdicecina, il volterrano Buselli in primis, sembrano intenzionati a tenere duro. «Al tavolo dobbiamo andare senza costrizioni o azioni, come quella che si prefigura, che possano minare una serena discussione — dice il primo cittadino di Volterra che si associa alla posizione già espressa dal sindaco di Pomarance Loris Martignoni sulla necessità di garanzie precise per il territorio — . Chiedo alla Regione di scegliere in questo caso di mettersi dalla parte dei territori e dei lavoratori, sulla cui pelle non si può giocare, a due giorni dall’agognata convocazione di un tavolo, nato con lo spirito di affrontare e risolvere insieme le criticità esistenti». A 48 ore dal tavolo di discussione regionale, siamo sempre più al muro contro muro.


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