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La Nazione - Prima l'Asa paghi i debiti, poi liquideremo l'Unione

 

PORTOFERRAIO - POLEMICA PER UNA «FRETTOLOSA» CHIUSURA


Il sindaco di Rio Marina, Paola Mancuso, sulle barricate



SI PREANNUNCIA un duro scontro sul piano di successione dell’Unione dei Comuni - passaggio che precede la cancellazione dell’ente da parte della Regione - che il commissario straordinario Gabriele Orsini intende presentare entro il 31 gennaio. Il comune di Rio Marina promette infatti battaglia e non è disposto a fare sconti se nel piano di successione in questione non verrà tenuto conto dei crediti che l’Unione vanta nei confronti di Asa. Crediti legati al passaggio del servizio idrico, in precedenza gestito dalla Comunità Montana di cui l’Unione ha preso il posto.
«L’EVOLVERSI frettoloso della vicenda dell’Unione dei Comuni – attacca il sindaco riomarinese Paola Mancuso - pone degli interrogativi sulle reali motivazioni di questa “liquidazione “ che appare inarrestabile e pronta a tutto. In primis è inaccettabile che si possa chiuder bottega senza i conti che questo territorio ha diritto di veder pagati dall’Asa. E all’appello mancano non solo le cifre, ma anche l’impegno politico di coloro che hanno ritenuto l’Unioni dei Comuni la panacea di tutti i mali e che ora sono al capezzale di una gestione sconcertante nel non aver mai assunto una posizione di difesa di questo territorio nei confronti del centralismo dei servizi. Mi chiedo che sarà dell’importo che i giudici stabiliranno quale corrispettivo del trasferimento di impianti da anni ormai utilizzati dal gestore unico e che ne sarà delle tante imprese elbane creditrici se quelle somme andranno nel calderone di Asa a coprire anche i debiti degli altri».Il comune di Rio Marina intende andare fino in fondo. «Questo patetico tentativo di confondere le acque – aggiunge Paola Mancuso - è giunto al capolinea. Non ci saranno piani di successione postumi a far calare un altro sipario su responsabilità politiche e giuridiche. La nostra sarà un’opposizione forte e chiara perchè è l’ora di finirla con le forzature giuridiche e politiche di chi pensa che questo territorio trovi nella sua mancanza di unità un motivo di debolezza ed incapacità di reazione».


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