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La Nazione - I lavoratori precoci sulle barricate

 

SONO 300 i lavoratori «precoci» che hanno iniziato a guadagnarsi la pagnotta prima dei vent’anni e che pur avendo maturato i requisiti per la pensione di anzianità dovranno aspettare uno o più anni ancora per l’agognato vitalizio a causa della riforma Fornero che ha fatto slittare ancora una volta l’età del pensionamento. Per tale ragione si sono organizzati nel Comitato dei «lavoratori precoci», sotto l’ala della Cgil. La loro prima assemblea si terrà alla Camera del Lavoro dopodomani, giovedì, alle 10, per annunciare le iniziative incluso un pressing sui partiti rappresentati in parlamento «per spiegare loro — dice Enrico Pedini della Fiom Cgil — quali sono gli affetti delle riforme che anche il Pd ha contribuito a votare. Se lo dice il sindacato non lo prendono sul serio. Ma se lo sentono raccontare dai lavoratori che a breve rischiano di restare senza alcuna forma di salario, forse aprono gli occhi».
STEFANO Castelli ed Enzo Cozzolini, «lavoratori precoci» ed ex delegati Fiom alla Pierburg ed entrambi in mobilità con la prospettiva dello slittamento della pensione, spiegano: «Tra questi 300 c’è chi ha optato per la risoluzione consensuale, senza assegno di mobilità, per gli accordi che tenevano di conto dei requisiti pensionistici antecedenti la riforma e che ora si vedono posticipare i requisiti». E ci sono «coloro che sono stati interessati, come noi, dalle riorganizzazioni aziendali, specie i metalmeccanici della componentistica, per cui sono stati messi in mobilità per essere accompagnati alla pensione ormai prossima in cambio dell’assunzione dei giovani. Ma con lo slittare dei termini rimarranno, dopo i tre anni previsti di mobilità, senza alcun sostegno economico perché dovranno aspettare o uno o due anni per il vitalizio». I più fortunati saranno senza reddito per pochi mesi, ma i più molto a lungo. Così «questa riforma previdenziale — denuncia Pedini — mette i giovani contro i vecchi e se Confindustria ci chiamerà per trattare altre ristrutturazioni aziendali attraverso la mobilità, visto quello che sa accadendo, la Cgil risponderà no».


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