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La Nazione 16 gennaio - Tassa extra della Regione la Confindustria si ribella

 

LIVORNO

Non c'è solo il "popolo delle barchette" a ribellarsi alla sventagliata di raccomandate con cui la Regione Toscana va in questi giorni a castigare con un avviso di accertamento - con tanto di multona, interessi di mora e spese di notifica - i concessionari demaniali. Anche la Confindustria minaccia fuoco e fiamme: nei prossimi giorni, probabilmente giovedì o venerdì, saranno convocati al quartier generale di via Rorna tutti i titolari di beni dati in concessione dall'Autorità Portuale. Firenze dice che devono pagare una sorta di sovrattassa regionale sui canoni demniali che ciascuno già versa.

«Stiamo parlando di terminal - afferma il direttore Umberto Paoletti - che, in questo periodo tutt'altro che florido, si sono visti piombare sul collo richieste di pagamento di un extra che in genere vanno da 100mila a 300mila euro. Non basta: questa è la cifra che si riferisce alla sola annualità 2006, è da immaginare che la Regione intenda poi fare qualcosa del genere anche per gli anni successivi e mettere a regime. Insomma, per ognuno dei soggetti interessati si rischia di avere di fronte una batosta che complessivamente non è lontana dal milione di giuro, talvolta anche di più».

La contromossa è il ricorso alla commissione tributaria: maavverte Paoletti - è singolare che gli avvisi portino date che precedono di poco il Natale: un curioso escarnotage per far inghiottire dalle festività di fine anno un bel po' dei 60 giorni di tempo che si hanno per valutare se bussare alla commissione tributaria. Non è l'unico aspetto contro

il quale punta il dito la Confindustria: «Ci sono fortissimi dubbi sull'esigibilità di una simile imposta regionale, per prima sbotta Paoletti - lo sa proprio la Regione. Anche gli uffici ministeriali hanno un orientamento contrario: è quasi una "tassa sullatassa", un controsenso che ha radici lontane, addirittura agli anni '70, e ora rispunta fuori all'improvviso: c'è bisogno di far cassain tutti i modi?».

Ma l'Authority livornese non va esente dagli strali dell'organizzazione degli industriali: «Mi risulta- dice Paoletti- che tanto Piombino che Marina di Carrara, gli altri due porti toscani sedi di Authority, abbiano fatto un quesito all'Avvocatura di Stato dubitando della legittimità di questa impostazione della Regione. A Livorno no: sono stati inviati gli elenchi richiesti e ora siamo forse l'unico porto in Italia costretto a sottostare a questa gabella. E questa è una ulteriore mazzata alla concorrenzialità, visto che i terminalisti di altri porti non sono stati chiamati a pagarla. Finora ci hanno provato solo le Marche a Ancona, ma è scattata subito la sospensiva».

Mauro Zucchelli


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