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La Nazione Toscana - Tra Pisa e Livorno duello sullo scolmatore

 

Sandro Bennucci
FIRENZE
«NO, SE AVETE fatto cambiamenti senza dirci niente, noi non firmiamo l’accordo per lo Scolmatore». Rosso in viso, Giorgio Kutufà, presidente della Provincia di Livorno va incontro al presidente della Regione, Enrico Rossi, nel silenzio istituzionale della Sala Pegaso di Palazzo Sacrati Strozzi, ribadendo il «no» con l’indice destro. Il governatore, imbarazzato, guarda Andrea Pieroni, presidente della Provincia di Pisa, salito poco prima nel suo ufficio per proporre l’emendamento dello scontro. Ossia che le «Porte vinciane», all’imbocco del Canale dei Navicelli, devono avere apertura «facile e immediata». Mentre c’era scritto che quelle porte devono essere «normalmente chiuse» per impedire l’insabbiamento del Porto di Livorno. Rossi bisbiglia un accomodante: «Vediamo...». Ma Paolo Ghezzi, vicesindaco di Pisa, lo blocca: «Eh, no presidente: se si ricambia non firmiamo noi!»
Bum, bum, botta e risposta. L’eterno derby Pisa-Livorno, quotidianamente in scena da quando, nel 1284, i pisani vennero sconfitti dai genovesi alla Meloria e i livornesi cominciarono a pernder campo, non risparmia nessuna sede. Nemmeno il palazzo della Regione, lì davanti alla Duomo e alla cupola del Brunelleschi. Fa niente se ci sono i giornalisti e una decina di telecamere. E sembra contare nulla il fatto che i litiganti siano tutti rigorosamente eletti nelle file del Pd.

ROBA DA Vernacoliere? E’ vero che la rivalità atavica può inasprire anche gli animi di presidenti in giacca e cravatta, ma è altrettanto vero che dietro la schermaglia ci sono interessi forti: Livorno vuole preservare il suo Porto; Pisa pretende navigazione libera per le imbarcazioni che arrivano dai Navicelli, determinante via di comunicazione in una zona strategica per il suo sviluppo. Anche commerciale.

ENRICO ROSSI perde la pazienza. Minaccia: «Visto che ci siamo già abbastanza coperti di ridicolo, vi dovete mettere a sedere. Oppure la Regione ritirerà 35 milioni, la sua quota parte per i lavori, e vi assumete la responsabilità di non lasciare lo Scolmatore com’è per colpa dei vostri litigi... Firmiamo, apriamo i cantieri e troviamo l’intesa in 30 giorni. Non si può fare una guerra. A meno che non intervengano gli americani di Camp Darby!».
Clima pesante, musi lunghi. E tocca a un genovese, Giuliano Gallanti, presidente dell’Autorità portuale di Livorno, prendere la penna e dire: «Firmo per la fiducia e la stima che ho per Rossi. Provincia, Comune di Pisa e Navicelli gestiscono le porte e non le chiudono mai. Così c’è un fiume che tutti i giorni porta sabbia nel Porto!».
Aggiungiamo che i lavori allo Scolmatore costeranno 51 milioni e renderanno meno pericoloso l’Arno grazie anche alla nascita di una foce protetta. Ma gli animi sono eccitati. Si adombra Gaia Checcucci, segretario dell’Autorità di bacino dell’Arno, che avrebbe voluto far raggiunrere allo Scomatore una portata di 1.800 metri cubi al secondo: invece non supererà i 1.000. E si lamenta il comune di Collesalvetti, non soddisfatto dal protocollo. Al quale dovrebbe essere aggiunta la firma di Curzio Malaparte, seguita dal suo titolo più celebre: «Maledetti Toscani».
sandro.bennucci@lanazione.net


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