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Tre milioni di danni Ma arriva la beffa: nessun risarcimento - Il Tirreno Livorno lunedì 19 dicembre

 


GIULIO CORSI
 LIVORNO. Due milioni e mezzo di danni calcolati fino ad ora. Destinati a salire ancora, probabilmente oltre i tre. Il giorno dopo la tempesta non è il giorno della quiete, è quello dei conti. E anche della beffa. Perché la legge parla chiaro: non ci sono le condizioni per chiedere lo stato di calamità naturale. Il che significa che nessuno sarà rimborsato. Non il proprietario del tetto di via Lepanto, rimasto senza tegole e con la copertura distrutta, o quello del muro di via Pera: in due hanno incassato una botta da un milione di euro che dovranno ripagare di tasca propria. Come loro, le 60 famiglie che da venerdì non vedono più la tv perché il vento ha sradicato le parabole dai tetti. O i soci del Tennis Club di via dei Pensieri dove le strutture di due campi coperti si sono sgonfiate e afflosciate sulla terra rossa. O gli spedizionieri Testa e Savino Del Bene che si sono visti spazzare via un intero prefabbricato.
 Gli unici che hanno la certezza del risarcimento sono i proprietari di autovetture o motorini colpiti da alberi o cartelloni pubblicitari (ne parliamo a fianco). Gli altri dovranno sperare che il dipartimento nazionale della Protezione Civile riconosca almeno il livello di calamità naturale locale. In quel caso la Regione aprirebbe il proprio portafoglio rimborsando una quota dei danni. Il Comune ha già fatto richiesta e nel giro di pochi giorni avrà una risposta. Ma le speranze - non negano da palazzo civico - sono basse, bassissime.
 «Il vento è stato da record, ha toccato i 130 chilometri orari, ma non è un evento previsto per chiedere risarcimenti da calamità naturale - spiega Leonardo Gonnelli, responsabile della Protezione Civile del Comune -. Per ottenerla servono danni all’agricoltura, alle imprese, qualcosa di meno circoscritto e di una durata maggiore. La bufera di libeccio invece è durata tre ore e mezzo. Tanto ma non abbastanza per la legge».
 Chi ricordava i casi della frana di via Falcucci o della bomba d’acqua caduta su Livorno a febbraio 2009, è rimasto deluso: «Erano situazioni diverse, una franosa, l’altra alluvionale», specifica Gonnelli. In quei due eventi la calamità naturale venne riconosciuta e i danni rimborsati. «Nel caso del libeccio di questi giorni le speranze sono davvero minime. Noi tuttavia ci proviamo», aggiunge.
 I conti - nonostante l’interpretazione beffarda della legge - restano comunque pesanti: ieri sera alle 19 gli interventi avevano toccato quota 515 ma la lista delle chiamate era ancora lunga e oggi supererà quota 600. Significa almeno 600 persone, famiglie, aziende, enti che hanno registrato danni. I maggiori - spiegano da palazzo civico - sono stati subiti proprio dalle famiglie: cornicioni intaccati nei palazzi, portoni spaccati, infissi distrutti, tegole volate via, alberi e piante sradicate, antenne sparite. Ieri i calcoli provvisori parlavano di due milioni e mezzo abbondanti, tra oggi e domani la speranza è che il conto definitivo non salga troppo oltre i tre. Che - se non cambierà niente - saranno a carico esclusivo di chi li ha subiti.

Rimborsi sicuri solo per le auto colpite
 
Il Comune pagherà per gli alberi e i cartelloni caduti su vetture e moto
 
 
 
I tempi sono brevi Necessarie foto e testimonianze
 
G.C.
 LIVORNO. Uno scooter letteralmente seppellito dai rami su un marciapiede di viale Nazario Sauro. Due auto schiacciate da un albero in via Roma. Un’altra schiaffeggiata da un cartellone pubblicitario in piazza Matteotti. La lista dei danni lasciati dalla libecciata nelle strade della città è lunghissima: molte le auto e i mezzi a due ruote colpiti in pieno da arbusti o da oggetti “volanti” piovuti dal cielo. Per adesso, coloro che hanno subito questo tipo di danni, sono gli unici che possono tirare un sospiro di sollievo ed aver la certezza del risarcimento.
 A pagare in questo caso non sarà la Regione ma il Comune. Anzi l’assicurazione dell’amministrazione comunale. In realtà le linee guida del Comune per questo tipo di rimborso prevedono espressamente l’esclusione del risarcimento per i danni causati da causa di forza maggiore. «Ma - spiega Gonnelli - se non sarà riconosciuto lo stato di calamità, i danni non rientrerebbero nelle cause di forza maggiore e potrebbero essere rimborsati».
 I tempi per il risarcimento in questo caso sono ragionevolmente brevi, 180 giorni dalla pratica. «Tutto passa attraverso l’assicurazione del cittadino e quella del Comune», spiega Gonnelli. «È fondamentale che i cittadini contattino la propria assicurazione per la constatazione del danno subito e successivamente l’ufficio provveditorato del Comune che si occupa di queste pratiche».
 Le linee guida per i cittadini che hanno subito un danno riconducibile alla responsabilità civile del Comune sono state chiarite proprio nei giorni scorsi dagli uffici di palazzo civico. La richiesta di risarcimento deve essere inoltrata al Comune mediante la consegna direttamente all’Urp (da lunedì a sabato ore 9-13, martedì e giovedì ore 15,30-17,30) oppure mediante spedizione postale indirizzata all’Ufficio Provveditorato, Piazza del Municipio, 1.
 Il modello di domanda è disponibile presso le Circoscrizioni, l’Urp, la polizia municipale, l’ufficio provveditorato e può essere scaricato direttamente dalla rete civica (www.comune.livorno.it, procedure e modulistica). La richiesta di risarcimento danni deve essere sottoscritta dal proprietario del veicolo. Servono oltre alle generalità del danneggiato, la dettagliata descrizione della dinamica e l’indicazione precisa del luogo dell’evento dannoso, l’indicazione di eventuali autorità intervenute, il preventivo o la fattura, la copia del libretto di circolazione, le foto del veicolo danneggiato e del luogo del sinistro, la dichiarazione testimoniale rilevata dalla Polizia Municipale.


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