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Persi 100 posti in un anno e 634 lavoratori in «cassa» - La Nazione Livorno lunedì 19 dicembre

 

PORTO LA CRISI CONTINUA A «MORDERE» ANCHE SULLE BANCHINE

Vertice a Palazzo Rosciano tra l’Authority e le imprese
— LIVORNO —
A DISTANZA di quasi un mese dal primo incontro sulla crisi occupazionale nel porto, sindacati, categorie imprenditoriali e istituzioni si sono dati appuntamento a Palazzo Rosciano per confrontarsi sui numeri della crisi e per capire quali sono i margini di manovra per realizzare un patto di solidarietà a favore dei lavoratori in difficoltà.
SECONDO una nota della Port Authority, l’obiettivo definito nel corso della prima riunione di novembre era quello di definire un quadro quanto più dettagliato possibile sulla situazione occupazionale in ambito portuale, con la richiesta alle imprese di fornire i dati complessivi sul ricorso alla cassa-integrazione e agli straordinari.
TREDICI imprese su trenta, tra operazioni e servizi portuali, hanno di fatto dato una risposta ufficiale. I dati, estremamente parziali, parlano di una perdita strutturale di 100 posti lavoro dal 2010 al 2011 e di un ricorso agli ammortizzatori sociali da parte di cinque imprese, per un totale di 634 dipendenti interessati (quattro in meno rispetto al 2010).
NEL 2011, ogni lavoratore ha fatto ricorso agli ammortizzatori per un totale di 279 ore procapite, con una media mensile di 27,90 ore a lavoratore. L’anno precedente la situazione non era molto peggiore: la media annua per dipendente di ricorso al Cig o alla solidarietà è stata di 320 ore (una media procapite mensile di 26,72 ore). Numeri impensabili fino a qualche anno fa. Ma la crisi, ovviamente, si fa sentire anche in porto.
«I DATI sono ancora parziali – ha dichiarato Giuliano Gallanti al margine dell’incontro – ma indicano la volontà precisa delle parti sociali, e degli enti locali coinvolti, di collaborare per definire gli interventi unitari sui temi della sostenibilità occupazionale e della organizzazione gestionale dello scalo. Al prossimo incontro avremo un quadro sicuramente più definito e potremo cominciare a parlare seriamente dei problemi di questo scalo».
DA SOTTOLINEARE che quasi tutte le imprese contattate hanno dichiarato di essere preoccupate per il 2012, sia per i riflessi che la «manovra» provocherà sul lavoro, sia per l’andamento generale dei traffici marittimi che gli indicatori internazionali danno in calo, malgrado l’export italiano stia davvero «facendo miracoli».
A. F.


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