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I lavoratori della Lucchini servizi fuori a rotazione - Il Tirreno Piombino

 

Trecento in cassa integrazione
 
Ditte dell’indotto in piena crisi L’Associazione industriali continua a ricevere numerose richieste di ammortizzatori sociali
 
V.P.
 PIOMBINO. Oggi la firma dell’accordo. Domani primo giorno di cassa integrazione in Lucchini servizi. A rotazione, da qui al 28 gennaio, il provvedimento riguarderà tutti i 290 dipendenti. Non sono i primi e non saranno gli ultimi. L’Associazione industriali ha in calendario una serie di incontri con le aziende dell’indotto.
Le richieste di cassa integrazione si stanno allargando a macchia d’olio. Nelle riunioni, fissate da domani a lunedì prossimo, saranno analizzate singolarmente.
 Un paio di giorni dopo, il Comitato delle aziende fornitrici Lucchini incontrerà le segreterie di Fim, Fiom e Uilm per tracciare il quadro generale e stipulare i relativi accordi.
 «Non è detto che, nel frattempo, non si aggiungano altre domande», afferma Umberto Paoletti. Il direttore di Confindustria ribadisce la gravità della situazione, condensata nella nota emessa al termine dell’assemblea del Comitato e resa pubblica ieri. E in cui è stato tratteggiato un indotto soffocato dalla mancanza di liquidità per i crediti sempre più consistenti nei confronti della Lucchini, dalle scadenze di fine anno e dalla scarsità di lavoro.
 L’accordo sulla cassa integrazione in Lucchini servizi prevede che nessun lavoratore superi la soglia delle 80 ore mensili. La situazione più difficile investe le officine. Appare meno critica nei cantieri collegati all’acciaieira anche se la fermata dell’altoforno, l’antivigilia di Natale, si farà sentire anche lì.
 Secondo fonti sindacali, tra le imprese candidate all’apertura della procedura di cassa, ci sono la Tre Emme (circa 120 dipendenti) e la Tecniref (una trentina).
 Di sicuro il procedimento scatterà il 15 al Treno medio piccolo e un paio di giorni dopo al relativo impianto di finimento. Il 19 toccherà agli addetti del Tve.
 Le stesse fonti sindacali, complessivamente, parlano di una situazione preoccupante ma che non sorprende. Gli interrogativi espressi in questa fase, sono più d’uno. Includono la stessa ripartenza dell’altoforno, indicata per il 18 gennaio, «non solo per questioni produttive, quanto per problemi tecnici che potrebbero manifestarsi, ad esempio, per il recupero delle temperature necessarie alla messa in marcia dell’impianto».
 I punti di sospensione si allungano verso l’asseveramento del piano per la ristrutturazione del debito (che fino alla prossima settimana non sarà formalizzato), e l’attesa della successiva omologazione da parte del tribunale.
 Una parte del tesoretto derivato dalla vendita di Ascometal dovrebbe essere liberato prima dell’omologa, e dare un po’ d’ossigeno ai creditori. E su questo si conta.
 Fim, Fiom e Uilm, intanto, esprimono condivisione dell’amarezza espressa dai lavoratori con contratti scaduti. «Con lo sciopero di venerdì - dicono - abbiamo voluto difendere loro e denunciare la presenza in fabbrica di pensionati consulenti».

Manovra Monti, è subito sciopero
 
Duro giudizio di Fim, Fiom e Uilm: «Sacrifici senza equità»
 
 
 
 
 PIOMBINO. Troppi sacrifici e poca equità nella manovra del governo Monti. Il mondo sindacale è in fermento e Fim, Fiom e Uilm reagiscono immediatamente proclamando uno sciopero di 2 ore per domani alla fine di ogni turno o con assemblee, le cui modalità saranno gestite dalle Rsu nei vari posti di lavoro.
 PIOMBINO. «Il nuovo governo - sostengono i sindacati dei metalmenccanici - aveva annunciato una manovra, seppur pesante e necessaria, equa e di sviluppo. Nelle misure presentate non c’è traccia di equità e di giustizia sociale. I professori hanno smarrito il significato della parola equità, in compenso piangono lacrime di coccodrillo. Il ministro Fornero prima potesta perchè, all’incontro col Forum giovanile, nella delegazione non ci sono donne, ma poi annuncia che si manderanno, da subito, in pensione a 62 anni, penalizzandole enormemente».
 «Si vogliono usare i soldi dei lavoratori per fare cassa senza nessuna garanzia per il futuro delle nuove generazioni - proseguono i sindacati dei metalmeccanici - La manovra è recessiva e impoverisce il Paese. Riteniamo vergognoso e ingiusto che non si indicizzino le pensioni superiori ai 934, cioè non si aumentino le pensioni a chi prende 935 al mese, come a chi prende 3mila euro».
 Rd ecco perchè per Fim, Fiom e Uilm nella manovra non c’è equità.
 «Si aumentano gli indici catastali, poi ci si mette sopra la nuova Ici, penalizzando per ben due volte chi ha solo una prima casa».
 «Si bloccano le pensioni di anzianità per sempre, infatti non c’è solo l’innalzamento a 42 anni, ma c’è anche la penalizzazione se non hai almeno 63 anni di età, inoltre viene applicato anche il metodo contributivo».
 «Tre penalizzazioni - continuano i sindacati - un solo colpo. Bravi davvero, bastava anche un semplice ragioniere, non serviva né un governo tecnico, né dei professori. Infatti pagano sempre i soliti lavoratori e pensionati».


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