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Batosta choc, ecco chi è nel mirino - Il Tirreno Livorno
Torna l’Ici sulla prima casa (con l’impennata boom delle rendite catastali)
LIVORNO. Si abbatte soprattutto su casa e pensioni la scure della manovra economica del “governo dei professori”: anzi, su chi è proprietario della propria casa e su chi è in dirittura d’arrivo per andare in pensione.
Ci sono nella nostra zona 50mila famiglie che dovranno tornare a pagare l’Ici (ora ribattezzata “Imu”). Gli importi da pagare, almeno per chi vive in un allopggio sopra i 70-75 metri quadri, dovrebbero risultare superiore a quanto versava prima dell’abolizione dell’Ici sulla prima casa.
IN LIVORNO III
La rabbia dei lavoratori
Pensioni, rischia chi ha maturato i requisiti Domani sciopero unitario dei metalmeccanici
LIVORNO. Un esercito di lavoratori si sono presentati ieri ai vari patronati di Livorno, dalla Inca-Cgil, alla Fim-Cisl, relativa al settore metalmeccanici, a quello della Cisl stessa. Tutti con lo stesso inquietante dubbio. «Ma potrò andare in pensione ora?». Domande angoscianti per donne di 57 anni con 35 anni di contributi, per chi ha già versato i famosi 40 anni, e chi si trova in mobilità, magari con accordi aziendali fatti, ed è in attesa di sapere quando e come andare in pensione. In attesa di capire se ci saranno modifiche alla manovra del governo Monti, i metalmeccanici livornesi hanno già deciso di scioperare domani mattina: braccia incrociate per Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil dalle 9 alle 11. Contro il “salva Italia” previsti anche volantinaggi.
IN LIVORNO II
AL VOLANTE
Scatta anche il maxi-bollo per un migliaio di auto
LIVORNO. La crisi economica ha picchiato qui da noi più che altrove e ha ridotto la capacità di spesa: ecco perché nella nostra provincia le vetture con cilindrata superiore a 2000 cc non sono più del 6,8% (lo stesso che a Lucca, mentre a Pisa superano il 7% e a Bolzano il 12%). Complessivamente 12.097 vetture a gasolio (solo 376 sono euro 5), 246 bifuel (43 col metano e 203 col gpl) più 1.767 a benzina (appena 64 gli euro 5). In realtà, il nuovo super-bollo non si applica per cilindrata ma sulla potenza oltre i 170 cavalli: è da stimare che su scala provinciale possano essere almeno un migliaio i veicoli soggetti alla nuova addizionale.
Provincia: arrabbiati politici e dipendenti
«Non si risolvono così i costi della politica»
LIVORNO. Tremano politici e lavoratori della Provincia. Il decreto Monti prevede infatti lo smantellamento di questi enti. Il presidente Kutufà e gli assessori della giunta sparano a zero sul provvedimento. «È un decreto con dubbi di costituzionalità. Le Province si occupano di scuole superiori, ambiente, strade provinciali e centri per l’impiego, servizi fondamentali per i cittadini», sottolinea Kutufà. Per non parlare del disappunto dei dipendenti di Palazzo Granducale: «Non siamo un costo della politica - ripetono in coro -. Tagliare le Province significa non capire cosa facciamo e neanche l’importanza del lavoro che svolgiamo».
IN LIVORNO III
FISCO E EDILIZIA
Ristrutturazioni record grazie allo sconto del 36%
LIVORNO. I provvedimenti del governo stabilizzano definitivamente le agevolazioni per ristrutturare la propria casa: non più soggette alla proroga di anno in anno ma inserite nelle “tavole della legge” sul fronte delle tasse. Resta la percentuale del 36%, resta il limite dei 46mila euro, resta anche la suddivisione in dieci anni.
La spinta del 36% per aiutare le ristrutturazioni edilizie è stata molto ben accolta nella nostra zona: lo scorso anno Livorno risultava al secondo posto in Italia per incremento (più 30,6%) del numero di utilizzatori di questo sconto fiscale.
Né patrimoniale né equità sono profondamente deluso
LIVORNO. L’identikit della manovra del “governo dei professori” non piace per niente al sindaco Alessandro Cosimi: lo dice in una intervista al sito web del nostro giornale. A giudizio di Cosimi, dietro la manovra c’è «un modello che guarda molto più a quelli che erano gli elementi tradizionali del centrodestra che non a una manovra di redistribuzione delle sofferenze».
Il motivo? Il sindaco, che domenica era presente al tavolo del premier Monti durante la consultazione delle realtà territoriali in qualità di esponente del vertice dell’Associazione dei Comuni, non vede dentro le misure decise dal governo niente che abbia a che fare con «un principio generale di patrimoniale» e «soprattutto non c’è la tassazione di rendite finanziarie». Per Cosimi «ci si penserà probabilmente in un secondo momento» e tuttavia «non si sta dentro il principio di equità che era stato indicato».
Cosimi si dice anche alquanto amareggiato per la piega che hanno preso «molte delle questioni che riguardano forme di tassazione locale» (delle quali lo Stato «prende una parte»).
Niente giri di parole: «sinceramente pensavamo che fosse diverso», dice Cosimi. «Il recupero dell’Ici? Certo, da un lato dà stabilità ai Comuni, ma una quota la prende lo Stato». La tassazione dei redditi immobiliari - aggiunge - rappresenta «10-11 miliardi di base imponibile» ed è evidente che se «ci si va a infilare nei problemi del fondo di perequazione dell’“Imu” e nelle rivalutazioni delle rendite catastali, il prelievo a livello locale aumenta in modo impostante». «Devo dire la verità, - conclude Cosimi- sinceramente sono molto deluso».
Tanti hanno fatto domanda ieri sperando di evitare la nuova normativa
Pensioni, un incubo
Code e telefonate ai patronati: «Ma posso andarci?»
Sono a rischio 250 lavoratori che hanno fatto già accordi per la mobilità
MATTEO BACCELLINI
LIVORNO. Una giornata di telefonate, code, domande cariche d’ansia. Il popolo dei lavoratori a un passo dalla pensione non è rimasto insensibile alla riforma prospettata dal governo Monti.
Tutti con in testa la stessa domanda. «In pensione potrò andarci o no?». Tre le principali casistiche di lavoratori che si sono presentati agli sportelli della Inca-Cgil: donne di 57 anni con 35 anni di contributi, chi ha già versato i famosi 40 anni, e chi si trova in mobilità, magari con accordi aziendali fatti e sottoscritti, ed è in attesa di sapere quando e come andare in pensione.
Inca-Cgil. «È stata una giornata convulsa - ammette il responsabile del patronato Cgil Sergio Bavone - a tutti abbiamo ripetuto di dover attendere se ci sarà una deroga, ma in molti hanno voluto soprattutto presentare la domanda di pensione subito, per non rischiare di far passare invano il 31 dicembre».
Ancora non è chiaro cosa accadrà per chi aveva maturato i requisiti. «La finestra c’era, attendiamo, non è detto che sarà abolita - spiega Bavone - dobbiamo vedere se ci saranno modifiche».
Mobilità. «C’è chi rischia di ritrovarsi a un passo dai sessant’anni e non aver più un lavoro né la mobilità e neppure la pensione: insomma, reddito zero. La manovra ha inghiottito nel nulla quest’esercito di persone: solo a Livorno sono 250». Enrico Pedini, numero uno dei metalmeccanici Cgil, fotografa l’identikit del lavoratore-tipo sul quale si abbatteranno i provvedimenti del governo.
«Le crisi delle fabbriche - afferma - hanno portato a un processo di espulsione di tantissimi lavoratori: chi era nelle condizioni, ad esempio con 57 anni di età o 37 anni di contributi, veniva accompagnato con tre anni di mobilità fino alla pensione. Certo, non è il massimo ma almeno non resti in mezzo a una strada con un pugno di mosche in mano. Ora non c’è più nemmeno quel pugno di mosche: o risolvono questa cosa o qui salta tutto, è una polveriera sociale che chiunque sbaglierebbe a sottovalutare».
Metalmeccanici. Da ieri è stato un viavai di gente e tutto uno squillare di telefoni anche negli uffici del settore metalmeccanici della Cisl. «Sono tutti preoccupati - spiega Sergio Fondi, responsabile della Fim-Cisl - C’è da capire bene la manovra, abbiamo letto che chi si trova in mobilità verrà salvaguardato. Ma in che modo?».
Di fatto la manovra penalizza almeno tre tipologie di lavoratori. «È un sistema che non agevola di sicuro chi si è visto innalzare l’età pensionabile, e dovrà restare al lavoro altri due-tre forse quattro anni. Ma penso anche a quei lavoratori che hanno fatto alcune scelte con la mobilità uno o due anni fa e adesso non sanno quando e con quale cifra andranno in pensione».
Senza dimenticare che chi andrà in pensione ci rimetterà col sistema contributivo il 10% rispetto al retributivo e il 3% annuo, secondo i calcoli di Fim-Cisl, per ogni anno di avvicinamento allo soglia dei 65 anni.
Il patronato Cisl. Ressa anche al patronato della Cisl, in un lunedì da “tutto esaurito”. «Chi ha la finestra aperta al 31 dicembre adesso ha paura - spiega il direttore del patronato Cisl livornese, Alessandro Morelli - Chi può giustamente scappa subito, tanti sono arrivati da noi dicendoci di aver maturato i requisiti per andare in pensione a febbraio-marzo. E ora che accade - mi ha hanno chiesto - vado in pensione tra 4 o 5 anni?».
Per tutti faranno fede gli estratti certificativi della situazione contributiva. «E non resta che attendere gli sviluppi futuri o eventuali modifiche del Parlamento. Per il momento è così».
Domattina tute blu in sciopero
Metalmeccanici fuori dalle fabbriche a fare volantinaggio
LIVORNO. I metalmeccanici livornesi si fermeranno domani dalle 9 alle 11 per dire il loro altolà alla manovra cosiddetta “salva-Italia”. Lo faranno in forma unitaria: Fiom-Cgil, Fim Cisl e Uilm-Uil chiamano gli operai a uscire dalle fabbriche. Sono previsti volantinaggi davanti allo stabilimento Pierburb in via Salvatore Orlando, in via Enriques, davanti all’ex Cantiere e allo svincolo-rotatoria in zona Stagno. «E’ una manovra iniqua e colpisce i diritti dei lavoratori», dice Enrico Pedini (Cgil).
Livorno rispolvera la tradizione unitaria dei sindacati metalmeccanici: «E’ iumportante dare un segnale di unità», dice Sergio Fondi, numero uno di settore in casa Cisl: «Spero che sia recepito anche a livello nazionale».
Stangata per 50mila abitazioni
Arriva l’Imu: oltre 400 euro per un appartamento di 90 metri quadri
LIVORNO. Torna l’Ici anche sulla prima casa. Ma non è un semplice ritorno al passato per qualcosa come 50mila famiglie livornesi. Anche senza stare a scomodare gli equilibri fra trasferimenti statali (decurtati) e nuova capacità impositive degli enti locali, bisogna aver presente che sarà modificato in maniera rilevante la combinazione fra aliquota e detrazione: soprattutto perché nel mezzo c’è la rivalutazione del 60% delle rendite catastali che fa schizzare all’insù l’imponibile sul quale effettuare il calcolo.
L’aliquota standard sull’abitazione principale sarà fissata al 4 per mille, dunque al di sotto dell’ultima aliquota fissata dal Comune di Livorno (5,2 per mille) prima che nel gennaio 2008 venisse deciso che l’abitazione in cui la famiglia vive è esente da questo tipo di tassazione. Cambia anche la detrazione: non più i 103,29 euro ai quali la lunga consuetudine con i bollettini Ici ci aveva abituati, ecco che il governo indica ora in 200 euro l’importo da detrarre.
Questo nuovo tipo di ingranaggio fiscale fa sì che si torni a pagare per la “prima casa”, e questa è già di per sé una bella sberla. Ma, rispetto allo standard che eravamo abituati a pagare fino al 2007, si noti una differenza: dovrà versare al fisco qualcosina in meno buona parte di chi ha una casa piccola o di limitato valore (in virtù del quasi raddoppio della detrazione) mentre dovrà pagare un po’ di più chi vive in un appartamento più grande o comunque con una rendita catastale più elevata.
Ovviamente bisogna vedere caso per caso, e tuttavia - sempre rispetto non a oggi (con l’Ici abolita sulla prima casa) bensì a quanto si pagava fino al 2007 - grossomodo si può dire che tornerà a pagare leggermente meno di allora chi ha una casa sotto i 70-75 metri quadri e un po’ di più chi vive in un alloggio che supera queste dimensioni.
Occhio, però: aliquote e detrazioni fissate dal governo sono il riferimento ma possono essere ritoccate da ciascun Comune. Il problema è che nel frattempo Roma ha ulteriormente tagliato i soldi destinati alla finanza locale, e dunque è abbastanza utopico immaginare che una amministrazione municipale decida di ridurre (fino a dimezzare) l’aliquota sulla prima casa o aumentare i 200 euro di detrazione. Anche perché i Comuni si sono lamentati del fatto che lo Stato ha messo già le mani dentro questa cassaforte per portar via parte degli introiti.
Da segnalare pure che dietro la nuova Ici si nasconde una nuova Tia. I dettagli non sono ancora definiti: arriverà entro il prossimo autunno il regolamento che determinerà criteri e importi, ma dovrebbero essere creati meccanismi rigidi per la determinazione automatica presunta della superficie sulla base della quale si calcolerà la “nuova Tia”.
ENTE LIQUIDATO
Inpdap chiuso, 39 lavoratori passeranno all’Inps
LIVORNO. Il governo Monti ha approvato ieri nella manovra anche lo scioglimento dell’Inpdap (Istituto nazionale previdenza della pubblica amministrazione) nell’Inps. A Livorno sono 39 più il dirigente (al momento c’è un reggente), i dipendenti dell’istituto in attesa di conoscere il proprio destino.
Non rischiano il posto, comunque, anche se la situazione di incertezza ha spinto il coordinamento nazionale Cgil dell’ente ad attivare un tavolo di confronto con i rappresentanti dell’Inpdap per avere garantiti i posti di lavoro. Per il momento, non è stato proclamato alcuno sciopero.
Entro sessanta giorni dalla chiusura dal bilancio di esercizio, infatti, il Ministero dovrà adottare un decreto ministeriale di attuazione per consentire il passaggio delle risorse umane dall’ente liquidato, in questa circostanza l’Inpdap, al subentrante, cioè l’Inps.
Lo stesso Inps che dovrebbe ricevere anche tutti i dipendenti dell’Enpals (previdenza per i lavoratori dello spettacolo), altro ente prossimo alla liquidazione.
La Provincia dice no alla cancellazione
Kutufà: «Nessun spreco ma servizi essenziali». La rabbia dei dipendenti
ANNA CECCHINI
LIVORNO. «La grande difficoltà del momento non deve consentire operazioni poco meditate». Nel commentare il provvedimento, incluso nel decreto del governo, che prevede la “cancellazione” delle Province, il presidente della Kutufà soppesa le parole. Però si capisce che è alterato. Molto alterato. «Sono consapevole - prosegue Kutufà -, non da oggi, della gravissima difficoltà che attraversa il Paese. Rilevo però che è fuorviante presentare come risolto il problema reale dei costi della politica, stabilendo, attraverso un decreto di dubbia costituzionalità, la decadenza di organi eletti come il presidente e il consiglio provinciale, quando invece si lasciano in piedi una miriade di enti costosi e non elettivi di sostanziale derivazione politica».
E poi fa capire che con la fine della Provinca andranno a morire tanti servizi essenziali per i cittadini. «Si pensi alle competenze sulle scuole superiori - termina Kutufà -, sui Centri per l’impiego, sulle strade provinciali. Dovranno passare ad altri enti, con risparmi da dimostrare».
Arrabbiati per lo smantellamento delle Provincie annunciato dal professor Monti anche gli assessori. «Così come presentato finora è un provvedimento di emergenza non ponderato - taglia corto l’assessore Piero Nocchi -, che non riduce i costi. Gli enti si possono anche modificare, ma dopo aver discusso. Questo è soltanto un taglio».
«Il taglio - concorda l’assessore Nicola Nista - comporterà costi maggiori rispetto ad ora. Le competenze dell’ente come saranno suddivise? Il personale cosa farà? Chi farà le scelte e darà indirizzi in ambiti importanti. Sono per una rioganizzazione, magari in macro-province che ricalcano gli Ato per i rifiuti, ma così no, anche perché si perdono le garanzie per i piccoli comuni».
Anche l’assessore Maria Teresa Sposito, si dice perplessa: «Posso capire un accorpamento tra Province, ma così sembra tanto un capro espiatorio. Invece si dovrebbero rivalutare tutti gli enti, dai Comuni alle Regoni».
Grande preoccupazione anche tra i dipendenti, che si sentono messi da parte come se finora il loro lavoro avesse avuto un ruolo marginale. «Noi presidiamo servizi essenziali - diece Patrizia Cotta Ramusino, repsonsabile del Centro impiego - dal lavoro alla formazione professionale, ambiente, difesa del suolo, scuole. Tagliare le Province vuol dire non sapere chi si occuperà di questi settori».
Contraria all’operazione anche Paola Meneganti, responsaile Affari generali: «Stupisce che si tagli un livello elettivo ma che si siano presi sei mesi per rivedere gli stipendi dei parlamentari. La Provincia non ha un costo politico, garantisce servizi essenziali». «Bisogna fare una riorganizzazione organica degli sprechi - termina Maurizio Scalabrini, del Centro per l’impiego di Portoferraio - non tagliare solo perché lo dice l’Europa».
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