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Un malore stronca a 68 anni l'imprenditore Enrico Risaliti mentre è a teatro a Roma - Il Tiorreno Livorno lunedì 28 novembre
È morto il petroliere dal cuore verde
Sarà sepolto alla Purificazione accanto alla tomba del figlio scomparso dopo un incidente
MAURO ZUCCHELLI
LIVORNO. Un malore l’ha fulminato a 68 anni mentre era a teatro a Roma: per un’ora il medico dell’ambulanza ha tentato un disperato massaggio cardiaco, inutilmente. Ma il palcoscenico che Enrico Risaliti conosceva meglio era quello dell’economia.
E’ stato un primattore come uomo d’affari. La sua società nel commercio all’ingrosso dei prodotti petroliferi - 400 milioni di euro di fatturato all’anno, un pacchetto di qualche centinaio di distributori di proprietà più uno stock una sfilza di depositi sparpagliati nel Bel Paese - l’aveva portato via dalla “sua” Livorno: facendolo però salire talmente in alto da risultare il leader dei petrolieri indipendenti made in Italy. E’ stato lui il capofila della cordata che alla metà del decennio scorso si è fatta avanti per acquistare tutta la geografia delle stazioni di servizio presenti in Italia con il marchio Ip, la stessa società per la quale aveva lavorato come operaio il padre.
Ma protagonista lo era stato anche come voce delle organizzazioni dell’imprenditoria italiana: numero uno dell’Assopetroli e esponente del vertice nazionale della Confcommercio. Ultimo incarico conosciuto: presidente nazionale di Confcommercio settore energie rinnovabili.
Già, perché Risaliti era un petroliere decisamente fuori dai cliché e non gli dispiaceva anche andare controcorrente: del resto, poteva essere diversamente per una persona nata nel ’43, in mezzo al bailamme dell’Italia alla vigilia dello sbandamento dell’8 settembre?
Fra i businessmen che hanno fatto grandi affari con il greggio e il crude oil, l’avete mai trovato uno che volesse scommettere sulla nuova frontiera dell’energia pulita? Risaliti l’aveva fatto dalla plancia di comando della Confcommercio nazionale nel confronto a tu per tu con il governo («al Paese serve un mix con un 30% di risparmio energetico, un 20% di fonti rinnovabili fra eolico, biomasse e fotovoltaico, un 50% fra carbone e petrolio perché se gli Usa non costruiscono più nuove centrali nucleari un motivo c’è»).
Ma l’aveva fatto anche come imprenditore: sul litorale romano e su quello versiliese aveva portato l’energia solare negli stabilimenti balneari, le sue società hanno impianti fotovoltaici e eolici in varie zone del Bel Paese. Una avrebbe potuto essere nei pressi di Collesalvetti: il Comune aveva dato l’ok a un progetto che valeva cinque pale eoliche, stoppato però dall’altolà della Soprintendenza.
Con quel progetto nella valigetta era tornato sulla scena livornese nel 2004 (in tandem con un polo servizi in zona interporto). Nel 2008 il ritorno a Livorno non più solo con progetti imprenditoriali ma anche con il ruolo di presidentissimo della Confcommercio provinciale: una chiamata a raccolta in un momento difficilissimo per le casse e per la stessa struttura della storica organizzazione dei commercianti.
«L’aveva fatto per spirito di servizio e perché aveva una gran voglia di contribuire al rilancio della “sua” Livorno», racconta Franco Prunai, al suo fianco come vicepresidente vicario al timone della Confcommercio ma soprattutto «amico fin dalle elementari».
«Enrico aveva casa a Roma ma si sentiva ancora talmente livornese - dice Prunai - da tornare in città quasi ogni settimana per mettere a punto un’idea, pensare a un progetto, immaginare una soluzione. Con un chiodo fisso: era convintissimo che Livorno avesse tutte le carte in regola per una nuova stagione di sviluppo e voleva dare il contributo del figlio illustre che si rifa vivo dopo aver fatto fortuna altrove».
E qui l’ex consigliere Dc ricorda che «Risaliti aveva chiesto a Spil e al sindaco un terreno dove impiantare una fabbrica, una trentina di addetti per il montaggio di pale eoliche». Il colpo più importante l’aveva tentato nel 2009: aveva cercato di rilevare la raffineria Eni di Stagno.
Non è tutto. Altra ipotesi: al mercato ittico fare un ristorante e una “scuola del pesce”. Quello del cacciucco doveva essere un pallino da livornese doc: ai campionati italiani di tennis a Roma, dove aveva “sponsorizzato” il campione labronico Pippo Volandri, aveva portato la squadra dell’Aragosta per far assaggiare a tutti un cacciucco come si deve.
Adesso il corpo di Risaliti è nella camera mortuaria del Verano a Roma. Non si conosce ancora la data del funerale, è dato per certo però che il petroliere sarà sepolto a Livorno. Al cimitero della Purificazione, dov’è la tomba del figlio Raffaele (gli altri due sono Edoardo e Eleonora), morto anni fa in un incidente stradale. Chissà se è solo per un capriccio del destino che Risaliti fosse andato a trovarlo giusto martedì scorso.
Appassionato e dirigente della federazione italiana, fondò il famoso club Nascosa di Latina
«Un signore, gli devo tutto»
Barazzutti (ct azzurro di tennis): fu il primo ad aprirmi la porta
Fu lui a scommettere sul centro femminile: è il padre delle varie Schiavone e Pennetta
JUNA GOTI
LIVORNO. «Enrico faceva parte di quella schiera di grandi appassionati e dirigenti intelligenti che hanno dato un contributo decisivo allo sport italiano. Ha investito nel mondo del tennis, ha fatto giocare tantissimi giovani atleti, ha creduto per primo nel settore femminile. E in me. Non lo ringrazierò mai abbastanza: era un signore...». Dall’altra parte della cornetta non c’è uno sportivo qualsiasi. A parlare con la voce rotta dalla commozione è il ct azzurro di tennis, Corrado Barazzutti.
Da atleta ha formato - insieme a Paolo Bertolucci, Adriano Panatta e Tonino Zugarelli - la più forte squadra italiana di sempre, arrivando a conquistare la Coppa Davis nel 1976. È stato campione italiano per sette anni consecutivi.
Poi, nel 2001, è diventato capitano della nazionale maschile italiana e nel 2006 anche della squadra femminile che ha vinto a sorpresa la Federation Cup (l’equivalente “rosa” della Coppa Davis).
Cosa lega Barazzutti a Risaliti? «È stato il primo a credere in me - racconta - mi ha aperto le porte del suo circolo quando ho iniziato la carriera di allenatore. Mi ha ospitato in un momento delicato: è stato gentile, generoso. Una persona di spessore umano e professionale assoluto, di cui conserverò sempre un ricordo splendido».
Perché forse non tutti, a Livorno, lo sanno. Ma Enrico Risaliti è stato uno dei padri del tennis italiano per come lo conosciamo oggi. Dopo essere stato presidente dello storico Tennis Club Latina, aveva fondato il Tennis Club Nascosa (vicino a Latina), un’oasi sportiva a ridosso del mare.
In queste ore l’intuizione che ebbe allora corre sui siti delle società sportive e sui blog specializzati: un anno dopo la fondazione del club convinse l’allora presidente della federazione, Paolo Galgano, a sposare il progetto femminile.
In quegli anni, come si dice nel mondo delle racchette, erano i “quattro moschettieri” a dettare legge nel tennis italiano. Risaliti fu di fatto il primo a spianare la strada a tante piccole appassionate del calibro di Patrizia Murgo e Mara Santangelo. Per scrivere un nuovo capitolo dello sport italiano con tenniste come Francesca Schiavone (anche lei a Latina per un periodo) e Flavia Pennetta.
Risaliti scommette tutto sulle racchette rosa, investe moltissimo. Calgano decide di dare fiducia al «toscanaccio cocciuto» e al club Nascosa nasce il primo centro tecnico nazionale femminile (che resta a Latina fino al 1994).
È qui che inizia ad allenare Barazzutti: «Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto, gli devo moltissimo. Era un uomo disponibile, generoso e sensibile. Guardi, in due parole: un signore».
Anche il ct azzurro, insieme ai vertici del mondo dello sport, potrebbe raggiungere Livorno per l’ultimo abbraccio al petroliere appassionato di racchette.
Il cordoglio di Nardi (Cciaa)
Il cordoglio di Nardi (Cciaa)
«Una persona piena di idee»
«Ci siamo trovati anche a discutere, non lo nascondo, il nostro era un rapporto franco. Era una persona piena di idee, voglia di fare, un uomo di mondo, nel senso migliore dell’espressione». Così Roberto Nardi, presidente della Camera di commercio, ricorda Enrico Risaliti, che nel 2009 era stato eletto vicepresidente dell’ente. «Nell’ultimo periodo era molto presente, aveva preso parte con vivacità a numerosi incontri, seguiva con interesse il settore delle energie rinnovabili».
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