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Nani & ballerine: poveri giovani, che esempi - Il Tirreno Lettere & Opinioni

 


 Nani & ballerine: poveri giovani, che esempi
 
 
MASSIMO PAOLI
 Il bando provinciale che a Livorno assegnava incentivi a giovani chiamati ad avanzare una qualche concreta idea imprenditoriale non è stato onorato. Anzi, alla fine saranno assegnati meno incentivi di quelli a disposizione. Il fatto, non eclatante ma segnaletico, ha fatto preoccupare alcuni osservatori. Che i giovani non siano più capaci di concepire il rischio (ma qui si trattava di prenderli i soldi non di metterli)? O non hanno più voglia di lavorare e sacrificarsi? Che non sappiano più assumersi le responsabilità? Che semplicemente non abbiano forza, ormai tutti bamboccioni coccolati troppo da una generazione di padri e madri post-sessantottina?
 Ho l’impressione che in alcuni momenti storici, magari i più felici di solito i meno felici, si perda collettivamente il lume della ragione e si oscilli tra un’ ansia da insicurezza ed un bisogno di spiegazioni immediate, non tanto per delineare i problemi, ma perché abbiamo smarrito la retta via. E come dice il sommo poeta, nel mezzo del cammin di nostra vita, capita! Credo, visto che ne frequento molti giornalmente, che la sembianza di apatia o assimilati, attribuita alle nuove generazioni di giovani sia invece e spesso solare intelligenza.
 Rispondete a queste domande. Direste che questo paese sia un luogo di valorizzazione della meritocrazia, delle pari opportunità, dell’uguaglianza dei diritti e dei doveri? E’ il paese che premia i saperi e che esalta i coraggiosi? E’ un paese di valorizzazione della persona, pieno di programmi tv chiamati X-Factor in cerca dei migliori fisici, matematici, filosofi, economisti o letterati? O pieno di programmi chiamati “La grande lettura” o “La poesia dei famosi”, o l’“Isola dei costruttori” o l’“Isola degli innovatori”? No, vero?
 Questo è da anni un paese flaianescamente di “nani” (non certo fisicamente, bensì mentalmente e psicologicamente oltre che valorialmente), “ballerine” (mignotte non escort, di sesso femminile e di sesso maschile, entrambi in preoccupante crescita), “saltimbanchi” (gente convinta che non si vive, si sbarca il lunario) e “clown” (persone prive di ogni traccia di rigore e serietà). E’ il paese degli allineati e coperti, delle società di “mutuo soccorso” (dall’“Opus dei” giù fino a Scientology e chi più ne ha più ne metta), della corruzione ad ogni livello, degli eroi dell’antimafia celebrati da coloro che li hanno uccisi o hanno concorso pesantemente a farlo.
 Il paese dove le “guardie” non hanno i soldi per la benzina e non hanno più nemmeno i mezzi per correre dietro ai “ladri”, dove chi governa è re del conflitto di interessi e una area consistente del popolo invece anche solo di criticarlo lo segue, ivi compresi moltissimi sedicenti oppositori (così questo è diventato il paese “dei” conflitti di interessi). E’ il paese dove aver passato dei guai giudiziari ormai entra a pieno titolo nei curricula (cercasi referenziato/a con almeno due o tre avvisi di garanzia e un rinvio a giudizio...). E’ il paese della raccomandazione a tutti i livelli, dove giovani madri corrono a spogliare giovanissime figlie per vedere se su una passerella da “mucche” hanno le misure giuste di tette, culo e cosce (non dite che sono volgare io che dico cosa fanno, pensate a loro che lo fanno).
 Sto parlando dei giovani? Ovviamente no, sto parlando di noi, le generazioni “al potere” oggi. Vi siete mai chiesti fin qui che razza di esempio abbiamo dato? Lo dico a coloro che, insieme a 350 parlamentari, hanno finito per sostenere che Ruby è la nipote di Mubarak! Lo dico a coloro che in famiglia si vantano a tavola di non pagare le imposte. Diciamocelo francamente, siamo un paese da cine-panettone, da miss Italia, della tv spazzatura e della cultura Cenerentola in una favola di Biancaneve i cui sette amichetti sono pure un po’ pedofili. Poi alla fine pretenderemmo che i nostri figli, più rigorosamente di noi rispondessero a dei bandi di gara, solo per fare quello che noi pensiamo (in un lampo di lucidità) sia giusto? I ragazzi ci guardano e quello che hanno visto fin qui e soprattutto che continuano a vedere non gli piace.
 Disertare quel bando di gara per incentivi a mettersi in gioco in un mondo senza regole né onore, così come disertare lavoro e scuola o finire tra gli indignati a manifestare contro riforme disastrose imposte da un ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca che crede che esista davvero una galleria tra il Gran Sasso e Ginevra dove i neutrini vanno più veloci della luce, fa parte in realtà di un grande “urlo” generazionale: non vogliamo essere come voi!
concreta idea imprenditoriale non è stato onorato. Anzi, alla fine saranno assegnati meno incentivi di quelli a disposizione. Il fatto, non eclatante ma segnaletico, ha fatto preoccupare alcuni osservatori. Che i giovani non siano più capaci di concepire il rischio (ma qui si trattava di prenderli i soldi non di metterli)? O non hanno più voglia di lavorare e sacrificarsi? Che non sappiano più assumersi le responsabilità? Che semplicemente non abbiano forza, ormai tutti bamboccioni coccolati troppo da una generazione di padri e madri post-sessantottina?
 Ho l’impressione che in alcuni momenti storici, magari i più felici di solito i meno felici, si perda collettivamente il lume della ragione e si oscilli tra un’ ansia da insicurezza ed un bisogno di spiegazioni immediate, non tanto per delineare i problemi, ma perché abbiamo smarrito la retta via. E come dice il sommo poeta, nel mezzo del cammin di nostra vita, capita! Credo, visto che ne frequento molti giornalmente, che la sembianza di apatia o assimilati, attribuita alle nuove generazioni di giovani sia invece e spesso solare intelligenza.
 Rispondete a queste domande. Direste che questo paese sia un luogo di valorizzazione della meritocrazia, delle pari opportunità, dell’uguaglianza dei diritti e dei doveri? E’ il paese che premia i saperi e che esalta i coraggiosi? E’ un paese di valorizzazione della persona, pieno di programmi tv chiamati X-Factor in cerca dei migliori fisici, matematici, filosofi, economisti o letterati? O pieno di programmi chiamati “La grande lettura” o “La poesia dei famosi”, o l’“Isola dei costruttori” o l’“Isola degli innovatori”? No, vero?
 Questo è da anni un paese flaianescamente di “nani” (non certo fisicamente, bensì mentalmente e psicologicamente oltre che valorialmente), “ballerine” (mignotte non escort, di sesso femminile e di sesso maschile, entrambi in preoccupante crescita), “saltimbanchi” (gente convinta che non si vive, si sbarca il lunario) e “clown” (persone prive di ogni traccia di rigore e serietà). E’ il paese degli allineati e coperti, delle società di “mutuo soccorso” (dall’“Opus dei” giù fino a Scientology e chi più ne ha più ne metta), della corruzione ad ogni livello, degli eroi dell’antimafia celebrati da coloro che li hanno uccisi o hanno concorso pesantemente a farlo.
 Il paese dove le “guardie” non hanno i soldi per la benzina e non hanno più nemmeno i mezzi per correre dietro ai “ladri”, dove chi governa è re del conflitto di interessi e una area consistente del popolo invece anche solo di criticarlo lo segue, ivi compresi moltissimi sedicenti oppositori (così questo è diventato il paese “dei” conflitti di interessi). E’ il paese dove aver passato dei guai giudiziari ormai entra a pieno titolo nei curricula (cercasi referenziato/a con almeno due o tre avvisi di garanzia e un rinvio a giudizio...). E’ il paese della raccomandazione a tutti i livelli, dove giovani madri corrono a spogliare giovanissime figlie per vedere se su una passerella da “mucche” hanno le misure giuste di tette, culo e cosce (non dite che sono volgare io che dico cosa fanno, pensate a loro che lo fanno).
 Sto parlando dei giovani? Ovviamente no, sto parlando di noi, le generazioni “al potere” oggi. Vi siete mai chiesti fin qui che razza di esempio abbiamo dato? Lo dico a coloro che, insieme a 350 parlamentari, hanno finito per sostenere che Ruby è la nipote di Mubarak! Lo dico a coloro che in famiglia si vantano a tavola di non pagare le imposte. Diciamocelo francamente, siamo un paese da cine-panettone, da miss Italia, della tv spazzatura e della cultura Cenerentola in una favola di Biancaneve i cui sette amichetti sono pure un po’ pedofili. Poi alla fine pretenderemmo che i nostri figli, più rigorosamente di noi rispondessero a dei bandi di gara, solo per fare quello che noi pensiamo (in un lampo di lucidità) sia giusto? I ragazzi ci guardano e quello che hanno visto fin qui e soprattutto che continuano a vedere non gli piace.
 Disertare quel bando di gara per incentivi a mettersi in gioco in un mondo senza regole né onore, così come disertare lavoro e scuola o finire tra gli indignati a manifestare contro riforme disastrose imposte da un ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca che crede che esista davvero una galleria tra il Gran Sasso e Ginevra dove i neutrini vanno più veloci della luce, fa parte in realtà di un grande “urlo” generazionale: non vogliamo essere come voi!


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