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«Acqua, i dati sono su internet e tutti possono controllare» - La Nazione Cecina
CECINA IL SINDACO STEFANO BENEDETTI RISPONDE AL COMITATO «NO TRIELINA»
di ARIANNA VALENTINO
— CECINA —
I DATI sull’acqua «sono aperti», basta solo digitare su Google la formula magica. Arpat-Sira (sistema informativo regionale ambientale)- Cum (consumo umano). Sezione analisi chimiche. A svelare l’arcano è il sindaco Stefano Benedetti che rende la «trasparenza dell’acqua» a portata di pc, liquidando la curiosità dei «No Trielina». Dopo aver minacciato bufera, in assenza di delucidazioni chiare sullo stato di salute dei pozzi cecinesi «più a rischio di contaminazione» (Peep e Ladronaia) il comitato dei 33 proprietari di terreni inquinati a Poggio Gagliardo da trielina e percloro etilene ha avuto la sua «vittoria di Pirro». Basta navigare su internet per scoprire che, anche nell’acqua di Cecina,continuerebbero ad arrivare le sostanze che hanno reso i loro appezzamenti inservibili. Per Jury Trusendi e i suoi «è un traguardo a metà». La crociata era partita a settembre quando era chiaro che il progetto di bonifica regionale da 4milioni e 195mila euro, in assenza di un responsabile dell’inquinamento di Poggio Gagliardo, lo avrebbe pagato chi sulla terra malata ha tirato su case ed esercizi. Chiedere al sindaco rassicurazioni sulla salute dell’acqua cecinese era solo un modo per fare chiarezza sui picchi registrati da Asa in quattro anni di analisi (3 monitoraggi dal 2004 al 2008 per il pozzo più critico della Ladronaia e uno sul Peep). Tutti fuori soglia di tollerabilità.
LA STORIA In pillole: Arpat nel 2004, durante il monitoraggio della falda acquifera costiera di Cecina, individua 5 pozzi dell’acquedotto (Ladronaia, e Peep i più critici e poi Campo sportivo, Villaggio scolastico e Pomodorificio). Lì trielina e percloroetilene , inquinanti tipici di alcune lavorazioni artigianali-industriali come lavanderie e concerie (attività presenti a Poggio Gagliardo fino al 1985-1995), sforano i livelli di potabilità delle acque. «A scopi precauzionali» un’ordinanza del 2004 sospende l’uso dell’acqua dei rubinetti in cucina nella zona più prossima e a rischio di contaminazione, mentre Asa provvede (anche se i tecnici nel 2008 dichiarano alla Regione valori ancora allarmanti per Ladronaia e Peep). Individuato l’epicentro del problema a Poggio Gagliardo, la Regione nel 2006 attiva in loco due impianti di pompaggio e trattamento delle acque, per impedire la diffusione del pennacchio inquinante dai pozzi montescudaini (fino a 40-50mila microgrammi di trielina e percloroetilene per litro d’acqua). Su Cecina, da allora, è silenzio.
ALCUNI dati sopra il limite. Il limite per la potabilità dell’acqua è di 10 microgrammi per litro di trielina e percloroetilene. Sul sito dell’Arpat citato all’inizio, il pozzo Ladronaia n.8 al 14 gennaio 2010 registra 301 microgrammi/litro di queste sostanze (sommate tra loro però) che solo un anno prima arrivano a 1783. La speranza è che nella lettura «profana» di un cittadino qualunque qualcosa sfugga. La situazione più allarmante e più facilmente reperibile sul sito (a parte i picchi sospetti del pozzo Ladronaia n.8 dove però non si specifica se si tratta di acque per il consumo umano), risalirebbe al 2007, tre anni dopo la scoperta di Poggio Gagliardo, quando a valle dei carboni attivi (post -filtro) è chiaro che alla Ladronaia la concentrazione arriva (al 31 ottobre) a 127 microgrammi per litro. Solo oltre 10 volte il consentito.Tutto chiaro.
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