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«Le speranza è che anche la città partecipi alla manifestazione» - La Nazione Piombino

 

PIOMBINO MENTRE SI ALLARGA IL FRONTE A SOSTEGNO DEL FUTURO DELLA LUCCHINI

— PIOMBINO —
SI ALLARGA il fronte della partecipazione alla manifestazione organizzata da Fim, Fiom e Uilm in occasione dello sciopero di tre ore della siderurgia indetto per martedì 15 novembre. Si allarga il fronte, ma la speranza è che in piazza ci sia, finalmente, la città. Quella città che fu completamente assente il 19 febbraio dello scorso anno, quando gli operai della Lucchini – per onestà pochi anche loro – scesero in piazza sempre per lo stesso motivo: un accordo di ristrutturazione serio, investimenti e un acquirente. Siamo ancora lì, con l’aggiunta che adesso incombe sulla fabbrica anche una feroce crisi economica.
PER MARTEDì istituzioni locali, provinciali e regionali hanno dato la loro adesione. Ci sarà anche un gruppo di lavoratori della Beltrame di San Giovanni Valdarno, minacciata dalla chiusura. Poi forze politiche, associazioni di categoria e anche i sindacati confederali hanno detto che le loro bandiere sventoleranno in piazza.
LA CGIL funzione pubblica ieri ha inoltre annunciato che per martedì ha indetto, in concomitanza con lo sciopero dei metalmeccanici, le assemblee per il personale del Comune di Piombino, dell’Asl, Inps, Agenzia delle entrate, Tribunale (area ministeri).
«IL NOSTRO sostegno convinto alla mobilitazione di tutto il comprensorio a difesa del nostro polo siderurgico – evidenzia Stefania Nunes - oggi più che mai è necessario che tutto il mondo del lavoro, istituzioni e cittadini facciano sentire la loro voce. La Cgil funzione pubblica invita tutti martedì 15 novembre a scendere in piazza».
E ALLA MANIFESTAZIONE ci sarà anche Marco Mosci consigliere comunale dell’Italia dei valori che invita la città a partecipare.
«Riteniamo importante che la città si interessi al futuro dei lavoratori che in questo momento stanno vedendo il proprio futuro lavorativo in forte dubbio. È importante che tutta la città si stringa intorno alla fabbrica perché questa città non può oggi fare a meno della fabbrica».
«TROPPI sono i posti di lavoro che questa dà in maniera diretta e tramite l’indotto. Forse troppe volte questa fabbrica ha rischiato la chiusura e forse troppe volte la soluzione è stata trovata per vie traverse. Questa volta nessun governo, malgrado vari solleciti, ci potrà aiutare».
Maila Papi

IL COMMENTO
MARTEDì Piombino e la Val di Cornia si fermano per chiedere una soluzione alla crisi della siderurgia che vede Lucchini, Magona e Dalmine in prima linea. Ma che cosa possiamo fare contro questa crisi? In passato abbiamo ridotto il personale e riqualificato gli stabilimenti tagliando i costi della produzione e innalzando la qualità dei prodotti. La misura ha dato anche dei risultati positivi: nei primi anni 2000 Piombino aveva aziende in salute. Oggi questa ricetta non basta più: questa crisi è diversa da tutte le altre. E’ una crisi di sistema, generale per il Mondo Occidentale, da Pittsburgh negli Stati Uniti a Liegi nel Belgio, gli altoforni si spengono e migliaia restano senza lavoro. La crisi, si dice, è una domanda a cui bisogna dare risposte convincenti, altrimenti non passa mai, anzi si incancrenisce. Ecco, noi dovremo essere in grado di dare le risposte giuste per non soccombere. In questi giorni si parla molto anche di un’altra crisi, quella del debito degli Stati e l’Italia è nell’occhio del ciclone. L’Europa, che ha in mano i nostri «pagherò» sottoforma di titoli di Stato, ci chiede di invertire la rotta. Tutto questo significa una politica di rigore per far dimagrire un apparato pubblico che non ci possiamo più permettere, tasse più alte e meno servizi.
LA STESSA Unione Europea però a questo punto non può limitarsi alla difesa finanziaria della moneta unica: l’euro non è altro che la sintesi delle economie degli Stati. Una volta il valore del denaro emesso da uno Stato era basato sulla quantità delle riserve in oro. Oggi è in qualche modo commisurato al valore del prodotto interno lordo, per cui alla fine se vogliamo difendere l’euro (che ci dà il grande vantaggio di comprare le materie prime a prezzo conveniente), dobbiamo difendere il lavoro, le fabbriche, le aziende, in una parola l’economia. Non si tratta di erigere barriere protezionistiche, ma l’Europa e l’Italia (per la sua parte) debbono tutelare la loro economia dalla concorrenza sleale fatta di fabbriche che inquinano (la CO2 cinese va nella stessa atmosfera di quella italiana), di scarsa sicurezza, di sfruttamento dell’uomo. L’Occidente è sconfitto nello stesso momento in cui rinnega i propri valori: cari (nel senso di costosi) politici, datevi una mossa.


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