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Il Tirreno Toscana - L'ossigeno sta finendo

 

La corsa a rotta di collo dello spread, ancor più dell’andamento fortemente negativo delle Borse, preoccupa imprenditori grandi e piccoli, artigiani, commercianti, professionisti. La corsa al rialzo dei tassi mette insieme due aspetti, uno a breve termine e l’altro a lungo che rischiano di tagliare le gambe al sistema produttivo e al mondo delle professioni in Toscana.
 Da una parte toglie immediatamente l’ossigeno rendendo proibitivo l’accesso al credito, mentre dall’altro rischia di imporre ulteriori manovre che avranno un fortissimo impatto recessivo. In fin dei conti, nel 2011, le imprese toscane, soprattutto quelle maggiormente orientate all’export hanno potuto respirare: per due o tre trimestri si è ricreata una situazione stile anni Novanta che ha permesso ad alcuni settori del made in Tuscany di riprendersi. Secondo uno studio di Prometeia-Intesa San Paolo, il 2011 rischia di passare alla storia come l’anno delle vacche grasse, dato che il sistema industriale italiano si stima che possa chiudere con una crescita della produzione di poco inferiore al punto e mezzo. Ma le prospettive per il futuro sono nere, dato che, sempre secondo il rapporto, la crisi del debito dell’eurozona potrebbe bruciare 94 miliardi di fatturato per il settore manifatturiero nel prossimo biennio. «Il brusco peggioramento dello scenario interno ed internazionale porterà a un forte rallentamento nell’ultimo scorcio dell’anno, compromettendo i risultati del prossimo biennio». Per mantenere il livello del 2011, le esportazioni dovrebbero aumentare ad un tasso medio annuo del 4,5% a prezzi costanti, dato che la domanda interna ed in particolare dei consumi delle famiglie nel 2013, avranno valori pro-capite inferiori rispetto a quelli del 1999.
 A complicare le cose ci sono gli spread che galoppano verso l’alto con effetti disastrosi. «Ci vuole un po’ di tempo prima che le conseguenze dell’aumento dello spread si riversino sul debito e per avere degli effetti tangibili. Non basta un picco sporadico. Se però la tendenza di questi giorni - spiega Alessandro Petretto, direttore scientifico dell’Irpet - dovesse malauguratamente consolidarsi, aumenterebbe enormemente la spesa per gli interessi che così diventerebbe il doppio dell’intera spesa per l’istruzione e maggiore anche di quella per la sanità. Perché questa tendenza si consolidi e faccia sentire i suoi effetti ci vuole tempo, ma se continua così sarebbe una specie di “contromanovra” dagli effetti devastanti». In questa fase è difficile azzardare previsioni, anche se ci sono elementi che preoccupano. «In effetti - aggiunge Petretto - questi tassi non hanno più alcun riferimento con i fondamentali della nostra economia. Purtroppo, la speculazione scommette sul sicuro sull’incapacità del governo di dare delle risposte efficaci e non si fermerà. Per invertire la tendenza occorrerebbe un intervento straordinario da mettere in campo in non più di 48 ore». Il costo del denaro è destinato ad aumentare e a poco è servita la riduzione dei tassi di interesse decretata recentemente dalla Banca centrale europea. «La Bce - precisa Petretto - ha diminuito il tasso di riferimento, ma questo si applica ai Paesi virtuosi; la riduzione favorisce le imprese dei Paesi che non sono a rischio insolvenza. Gli interessi maggiorati sono il premio che dobbiamo corrispondere agli investitori per convincerli ad assumersi il rischio di acquistare i nostri titoli». Una riduzione del costo del denaro è indispensabile e urgente: «Non possiamo immaginare - aggiunge - di stabilizzarci su questi livelli. Ci sarebbe un ulteriore razionamento del credito: alle banche la provvista costa di più ed è sempre più difficile».


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