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L’area della cava viene classificata come «zona rossa» nel piano strutturale
IL COMITATO per la tutela del Monte La Poggia continua nella sua ricerca di documenti per capire su quali basi le amministrazioni locali hanno dato l’ok alla trasformazione della cava in discarica. La discarica, lo ricordiamo, è sotto sequestro. I cancelli resteranno chiusi mentre l’imprenditore Bellabarba sta preparando un’ampia documentazione sul percorso autorizzativo che l’ha portato, negli anni, ad investire 5 milioni di euro in questo progetto. Processo autorizzativo che ha coinvolto il Comune e poi la Provincia Ecco che, sfogliando il piano strutturale del ’98 del Comune, il comitato ha scoperto che l’area nella quale si trova la cava di Bellabarba sarebbe interamente «zona rossa», ovvero ad alto rischio idrogeologico.
UNA SITUAZIONE che, spiegano dal comitato, prevede il recupero con piantumazione di macchia mediterranea, il ripristino con arbusti e piante. Dal piano strutturale, del ’98, si finisce al piano regolatore dell’anno successivo che ha innescato la polemica sulla gestione, a macchia di leopardo, del territorio. E è questa disparità che è stata impugnata, con sucecsso, al Tar.
LE TASSE
La legge è chiara: «L’Ici si paga anche sugli abusi»
L’ICI SI PAGA, anche sugli abusi. Lo stabilisce la legge 504 del ’92 come ci spiegano i responsabili dell’ufficio tributi del Comune. L’ici si paga eccome, se poi l’immobile dovrà essere abbattuto, pazienza! Intanto però le casse pubbliche riscuotono. Nella ricognizione fatta dal Comune sono finiti appunto gli annessi agricoli — che pullulano sul territorio comunale — e che sono stati iscritti al registro del catasto, e che, spiegano ancora dall’ufficio tributi, sono stati accatastati come C2 e pagano l’Ici in questa categoria. Qualcuno storce il naso, visto che in molti casi gli annessi sono stati trasformati in abitazioni e ville, senza avere la licenza edilizia, perché nella zona parco non si può costruire. Dunque saranno abbattuti, o direttamente dai proprietari o, se vi sarà resistenza, direttamente dall’amministrazione che ne entrerà in possesso dopo i tempi stabiliti dalla legge. Insomma, all’abuso edilizio sembrano non esserci molte soluzioni: la sanzione, nei casi in cui il proprietario ha costruito senza avere la licenza ma in un’area dove si poteva costruire, oppure, come nel caso di Monte La Poggia, con la demolizione.
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