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PORTO NEL MIRINO DEI SINDACATI UNA COMPAGNIA DI NAVIGAZIONE - La Nazione Livorno

 


«C’è chi non rispetta le regole Faremo un esposto in Procura»
— LIVORNO —
«AUTOPRODUZIONE e rispetto delle regole» è il titolo della nota firmata da Cgil, Cisl e Uil e inviata al presidente dell’Autorità Portuale e all’ufficio del lavoro. Simone Angella della Filt Cgil, Claudio Sodano delal Uil trasporti e Dario Menichelli della Fit Cisl denunciano «il mancato rispetto delle regole portuali da parte di una compagnia di navigazione con la pratica non autorizzata dell’autoproduzione». Nel mirino quanto accaduto lo scorso 8 ottobre quando « sulla motonave Catania del Gruppo Grimaldi — si legge sulla nota dei sindacati — i lavoratori avviati ad espletare le operazioni portuali hanno trovato buona parte del carico già derizzato dal personale di bordo». Questa operazione, spiega Sodano «può essere fatta dal personale di bordo previa autorizzazione da parte dell’Autorità Portuale. Ma non ci risulta che la compagnia di navigazione abbia chiesto l’autorizzazione necessaria». I sindacati attaccano: «Questo comportamento — scrivono — oltre a mettere a repentaglio la sicurezza dei lavoratori prefigura una palese violazione della legge 84/94». Ma la denuncia prosegue: «Sempre da nostre verifiche, ci risulta che lo stesso giorno per turni 7,30-13,30 e 13,30-19,30 presso il terminal Sintermar operavano lavoratori della società CPM che svolgevano il servizio di trasferimento auto per cui tale impresa non risulta autorizzata». Cgil, Cisl e Uil sono sul piede di guerra: «Se confermati — scrivono — questi episodi sarebbero l’ennesima violazione delle norme sulle quali l’Autorità Portuale è chiamata per legge a vigilare. Questa lettera da seguito a due precedenti note inviatevi (il riferimento è al presidente dell’Autorità Portuale e all’ufficio del lavoro, ndr) alle quali non abbiamo mai avuto risposta. Vi chiediamo di intervenire prontamente nel rispetto della legge».
I SINDACATI avvertono: in mancanza di una risposta presenterammo un esposto alla Procura. «La crisi del porto è tale — dice Sodano — che non possiamo permetterci di perdere ulteriore lavoro. Si aprirebbe un enorme conflitto sociale perché questa volta il lavoro sparisce non perché c’è una crisi, ma perché qualcuno lo sottrae senza rispettare la legge. E questo, Livorno, non può permetterlo».
Michela Berti


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