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Corteo di studenti contro le banche - Il Tirreno Livorno

 

I manifestanti bloccano i lanciatori di uova e fumogeni in via Cairoli
 
 
 
 
FEDERICA BOLDRINI
 LIVORNO. 1500 studenti secondo gli organizzatori, 1000 per la questura. Comunque sia, un fiume di giovani che si è riversato nelle strade del centro dietro allo slogan “Ora basta, su la testa”. C’era timore di disordini alla vigilia della manifestazione organizzata dal coordinamento studentesco livornese e invece è filato tutto liscio. Fatta eccezione per un lancio di uova contro alcune banche (Intesa, Bnl, Monte Paschi) fatto da un paio di studenti che però sono stati subito bloccati dal resto dei manifestanti: «Basta, smettetela». Un solo momento di tensione, in via Cairoli, la strade delle banche, dove è stato anche acceso un fumogeno. I ragazzi sono scesi in piazza per per protestare, di nuovo, contro i tagli alla scuola pubblica. Ma non solo.
 Tra i temi della manifestazione ci sono anche quelli che hanno animato le proteste degli Indignados in tutto il mondo.
 “Studenti oggi, precari domani”: recitava così l’altro striscione appeso in piazza Cavour da dove i manifestanti sono partiti intorno alle 9. Ed è proprio nella centralissima via Cairoli che alcuni dei manifestanti hanno preso di mira Bnl, Intesa e Montepaschi: un paio di uova lanciate in direzione delle vetrate e un fumogeno acceso e subito spento dalla testa del corteo. Sono stati poi chiusi simbolicamente gli ingressi delle banche col nastro.
 La contestazione è durata pochi minuti: “Le banche sono le principali responsabili della crisi che stiamo vivendo. Ed è giusto che paghino da sole il loro debito”. Un invito espresso anche attraverso lo striscione che i ragazzi hanno appeso successivamente alla sede della Banca d’Italia.
 I manifestanti hanno attraversato il centro della città fra cori inneggianti alla salvaguardia della scuola pubblica, canti e slogan (da Bella Ciao a Bandiera Rossa) fino a raggiungere piazza Grande. Qui è stato inscenato un sit-in di protesta a pochi passi dalla sede del Pdl: “Il partito - hanno gridato i ragazzi - che da dieci anni mette in atto delle riforme che rovinano il nostro paese e che soprattutto vanno a colpire le fasce più deboli della popolazione”. Da qui l’invito ai ministri Gelmini, Tremonti e al premier Berlusconi a dimettersi. La meta è il palazzo del Comune, ma prima di raggiungere il ponte di Santa Trinita, un nuovo stop per gli studenti che hanno fatto il punto sui tagli alla scuola pubblica. “Oltre 40mila unità del personale Ata non sono state confermate, 25mila i supplenti che non potranno più esercitare: ma dove andremo a finire? Classi sovraffollate, licenziamenti di insegnanti e personale Ata sono solo una parte di una manovra che nei prossimi 3 anni porterà nuovi tagli all’istruzione pubblica per 13,5 miliardi di euro”.
 E’ il futuro a preoccupare, hanno denunciato i ragazzi del collettivo. “Un futuro nero, un futuro negato, un futuro precario”. Intorno alle 11 poi l’ingresso in piazza del Municipio. “Studenti in rivolta”: è lo striscione che campeggia ora dalla scalinata del Comune, “Pagate il vostro debito” si legge a chiare lettere all’ingresso della Banca d’Italia. E il corteo può sciogliersi, tra la soddisfazione degli organizzatori: «Missione compiuta».


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