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Magona verso la cassa integrazione - Il Tirreno Piombino domenica 16 ottobre

 

Previsioni negative per l’ultimo trimestre: possibile un nuovo piano per incentivare le fuoriuscite volontarie
 
Ordini insufficienti per novembre. Venerdì si ferma il reparto zincatura
 
 
 
Lo stabilimento stenta a ritrovare stabilità. Ormai viaggia a vista, attendendo novità dagli uffici commerciali per i piani produttivi
 
GIORGIO PASQUINUCCI
 PIOMBINO. Un nuovo periodo di difficoltà si sta riaffaciando in Magona. Dopo la riapertura di agosto, il reparto zincatura è rimasto fermo per un paio di settimane ed ha ripreso a marciare solo mercoledì scorso. Ma una nuova fermata è prevista per venerdì prossimo fino a data ancora da definire.
 Segnali evidenti di una situazione del mercato stagnante. A quanto pare per novembre Magona avrebbe un pacchetto di ordini per 36mila tonnellate, che attendono tuttavia una conferma dall’ufficio commerciale. Una previsione teorica, dunque, che non tranquillizza affatto sulla chiusura positiva dell’ultimo trimestre e non esclude la possibilità del ricorso agli ammortizzatori sociali.
 La Magona ad agosto era riuscita a richiamare dalla cassa integrazione tutto il personale residuo. Dall’introduzione della squadra unica nei reparti tandem e decappaggio ci si attendeva il risultato di eliminare del tutto lo spauracchio della cig. Ma la manovra sugli organici molto probabilmente non basterà.
 «Ad ottobre - spiega Claudio Valacchi - coordinatore Fiom delle Rsu - c’è stato un rallentamento degli ordini. Si profila un brutto andamento dell’ultimo trimestre e non sono rosee neppure quelle per il primo trimestre del 2012».
 Magona dunque non riesce ancora a trovare stabilità. Complice l’aumento della capacità produttiva interna di coils zincati e verniciati, praticamente raddoppiata in presenza di un mercato sempre più ristetto, e la concorrenza dei paesi del Sud-est asiatico. Le stessi industrie Marcegaglia stanno per inaugurare un nuovo impianto di zinco-verniciatura, del tutto simile a quello che la Magona ha da tempo nei cassetti e che aspetta il via libera dei supermanager del Gruppo Arcelor-Mittal.
 L’azienda in questa fase preferisce evitare dichiarazione dirette. In settimana prossima sono infatti previsti ravvicinati incontri sia interni, tra il management dello stabilimento, che con le organizzazioni sindacali. In discussione in primo luogo l’applicazione degli accordi sulla squadra unica laminatoio-decappagio, ma anche l’esame di problemi sociali ordinari e straordinari.
 Che cosa può significare un simile ordine del giorno? A novembre è possibile un ritorno della cassa integrazione. Solo se gli uffici commerciali dovessero confermare tutti gli ordini previsti, nonostante siano comunque insufficienti, il provvedimento potrebbe essere evitato. A dicembre il rallentamento produttivo potrebbe essere fronteggiato con la tradizionale fermata per le festività natalizie. La stessa settimana dedicata alla sicurezza potrebbe essere utilizzata per impegnare una parte del personale in attività formative.
 Anche la cig potrebbe comunque non bastare per stabilizzare i conti. Non è da escludere per questo la possibilità che l’azienda sottoponga ai sindacati un nuovo progetto per incentivare la fuoriuscite volontarie.


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