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La Nazione Livorno - Gallanti è alle prese con le riparazioni navali

 

IN BANCHINA sono tutti affamati: di spazi specie quelli altrui e di traffici che non ci sono, o almeno non abbastanza. Proprio in queste ore, si discute su due soluzioni che sembrano follie: il ripristinare un polo di riparazioni navali a ridosso della «porta a mare», sopravento a un’area dedicata all’edilizia di qualità e alla nautica di lusso; e il mettere insieme in un’entità unica quattro realtà dei traghetti ro/ro che si s scannano per difendere ciascuno il proprio business. Su quest’ultimo punto, abbiamo scritto di recente che l’Autorità portuale ha fatto un incontro, dal quale è uscito un trionfante comunicato che assicura la piena disponibilità dei quattro. Forse sarebbe stato meglio citare anche Piero Neri che in quell’incontro, parlando per Sintermar, ha detto di apprezzare gli sforzi di Gallanti, ma ha anche ricordato che è un nonsenso parlare di nuovi rapporti tra le quattro società, ognuna delle quali ha i suoi investimenti. Gallanti ha promesso una soluzione entro la fine dell’anno. Verrà a parlarcene — si spera in termini concreti — lunedì prossimo alla prima riunione del nuovo vertice del Propeller’s Club.
E le riparazioni navali? Gallanti ha, sul tema, una visione genovese: dove si cerca disperatamente di costruire un sesto bacino di carenaggio (come farebbe comodo gestire quello oggi dismesso di Livorno!), dove ci sono fior di armatori interessati. Ma riattivare il bacinone nostro richiede almeno 20 milioni di investimenti, richiede di sacrificare tutte le aree della “Porta a mare” e della nautica, e difficilmente potrebbe dare una sufficiente contropartita economica per mandare all’aria gli accordi di Roma post- cantiere Orlando.


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