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«Per favore, lasciateci in pace Dobbiamo soltanto aspettare» - La Nazione Livorno

 


La disperazione delle famiglie di Luca Giglioli e Stefano Mariotti
— LIVORNO —

«NON SAPPIAMO niente e siamo in ansia. Preferisco non aggiungere altro»: la mamma di Luca Giglioli, raggiunta telefonicamente, è gentile, ma non vuol dire altro. Suo figlio Luca, 26 anni, è uno degli ostaggi dei pirati somali, che hanno assaltato la Montecristo. La famiglia di Luca Giglioli, giovanissimo allievo ufficiale, abita a Collesalvetti, il padre Stefano lavora anche lui nel gruppo D’Alesio, ma a terra.
LUCA GIGLIOLI si era imbarcato il 30 agosto. Ieri tutta la famiglia di Luca Giglioli era in ansia, attaccata al telefono per avere notizie su cosa stava succeddendo su quella nave. E nessuno di loro aveva voglia di parlare, probabilmente c’è anche una consegna in questo senso ed è logicamente anche un atteggiamento comprensibile perché è in gioco l’incolumità del loro caro, «colpevole» solo di essere un componente dell’equipaggio della Montecristo.
COSì COME logicamente sono in ansia i familiari di Stefano Mariotti, terzo ufficiale, 35 anni: la famiglia Mariotti abita in un condominio di via Guerrazzi, una strada del quartiere Fabbricotti. Sono circa le 20 quando proviamo a suonare il campanello e risponde la voce di un uomo, un uomo giovane: «Sì, siamo i familiari di Stefano», dice e poi dopo un attimo di incertezza aggiunge: «Preferiamo non dire nulla, e del resto ci sarebbe poco da dire. Aspettiamo notizie e speriamo che non sia accaduto nulla...». In sottofondo si sente un televisore acceso: è l’ora dei telegiornali e quindi i familiari sono comprensibilmente incollati alla televisione, al telefono, in conttatto con le autorità nella speranza di avere presto notizie positive e per conoscere l’evoluzione di questa storia sulla quale anche la Farnesina mantiene un rigoroso riserbo. Tutti con il cuore in gola, per una vicenda che potrebbe avere tempi non brevi.
ANCHE la città segue con ansia l’evolversi della situazione, una situazione che tuttavia — anche sulla scorta di analoghi casi del passato — potrebbe andare per le lunghe. A tarda sera, tuittavia, non è arrivato nessun mesaggio dalle istituzioni, anche una semplice solidarietà, e questo stupisce non poco. Anche perchè sono situazioni che in passato talvolta si sono protratte per mesi, sebbene naturalmente si speri che non sia questo il caso

IL MERCATO L’ARMATORE AVEVA PUNTATO SUI CARICHI MISTI PER USCIRE DALLA CRISI CHE HA INTERESSATO ANCHE IL SETTORE PETROLIFERO
La «Montecristo» al primo viaggio dopo il varo dai cantieri coreani
QUANDO si dice la malasorte: la «Montecristo» (nella foto) è la prima nave di Dalmare, gruppo D’Alesio, che esce dal tradizionale business della compagnia armatrice, cioè le petroliere, per entrare in quello dei carichi misti, ovvero bulk. I D’Alesio l’hanno avuta dal cantiere costruttore con un accordo molto favorevole, perché nel momento più drammatico della cantieristica mondiale avevano confermato i loro ordini di petroliere. Poche settimane fa Nello D’Alesio confessava che il settore bulk è molto più semplice da gestire e non ha addosso tutte le complicate, a volte incomprensibili normative internazionali che rendono un inferno il lavoro con le petroliere e le gassiere. Quando si dice la malasorte. Operare nel mercato bulk ha portato la «Montecristo» a impattare con i pirati somali per il semplice fatto che è l’unica nave del gruppo che oggi naviga fuori dal Mediterraneo. Noleggiata a una società che opera nel campo dei rottami ferrosi, non ha avuto scelta: ha dovuto avventurarsi nell’ormai infestato oceano Indiano.
E COSì malgrado tutte le precauzioni — navigazione sotto scorta delle navi Nato nella zona considerata pericolosa, un piccolo gruppo di «contractors» armati a bordo — la nuovissima «Montecristo» è stata sequestrata nel suo secondo viaggio. Il primo era stato quello dal cantiere coreano che l’ha costruita, lo Hyundai Heavy di Pusan, in Australia per un carico anch’esso noleggiato. La «Montecristo» è assicurata, come tutte le navi d’oggi: ma non sembra che la sua polizza copra eventi straordinari tipo il sequestro da parte dei pirati. Saranno gli uffici legali a dare una risposta certa, ma il dubbio c’è. Nella palazzina in Venezia dove ha sede ol gruppo amatoriale livornese, il sequestro è stato vissuto come un dramma di famiglia. Fuori da ogni loro esperienza; un evento che tra l’altro ha colpito una maggioranza di marittimi a bordo strettamente legati con la famiglia D’Alesio. L’allievo di coperta Luca Giglioli in particolare, figlio di un dipendente, che aveva fatto di tutto perché il ragazzo s’imbarcasse in un lungo e formativo viaggio. Anche il terzo ufficiale Stefano Mariotti un trentenne già allievo dell’istituto nautico «Cappellini» e ricordato da molti insegnanti come un appassionato, era al primo viaggio sulle bulk-carrier. I famigliari di due giovani livornesi fino a tarda sera sono rimasti incollati con il comandante d’armamento Marraccini ai telefoni satellitari della nave, negli uffici del gruppo. Telefoni che sono rimasti drammaticamente muti malgrado le ripetute, ossessive chiamate da Livorno.
A. F.

«Siamo collegati direttamente con l’unità di crisi della Farnesina»
«I NOSTRI UFFICI sono in contatto con l’unità di crisi della Farnesina e si sono subito attivati dopo che abbiamo saputo che una nave toscana era stata attaccata e probabilmente catturata dai pirati somali». Questo il commento del presidente della Regione Enrico Rossi, che si augura che la situazione possa rapidamente risolversi per il meglio. Sono sette gli italiani a bordo della Montecristo, nave dell’armatore D’Alesio Group. Un paio (l’ufficiale di coperta Stefano Mariotti e l’allievo ufficiale Luca Giglioli) abitano a Livorno. Il comandante è di Venezia. Altri quatto sono originari di Sardegna, Campania e Trentino Alto Adige. Gli altri sedici membri dell’equipaggio sono ucraini e indiani.
LA NAVE era partita da Liverpool e avrebbe dovuto raggiungere il Vietnam con un carico di ferro. Alle 6.45 di ieri, dopo che la scorta giapponese si era allontanata e la nave aveva fatto il suo ingresso nel Oceano indiano, sono entrati in azione i pirati. Del 60% degli attacchi sono responsabili i pirati somali.


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