Confindustria Livorno Massa Carrara
News
Formazione
Login
Esci

Di Rocca, un addio a cuore aperto - Il Tirreno Livorno

 


«Me ne vado, la crisi di giunta ha creato una torsione tra Pd e sindaco»
 
 
 
LE DIMISSIONI «Non ho saputo unire il partito intorno a me Inqualificabili i veleni e le falsità sul mio conto»
 
ALESSANDRO GUARDUCCI
 LIVORNO. Due settimane fa, al termine di una riunione molto accesa nel quartier generale del Pd livornese, aveva annunciato la decisione di abbandonare la guida del partito. Ieri sera Filippo Di Rocca, davanti al segretario regionale Andrea Manciulli e alla direzione territoriale Pd livornese, ha formalizzato quelle dimissioni e ha spiegato anche i motivi che l’hanno spinto a gettare la spugna.
 Il segretario dimissionario ha preso la parola poco prima delle 22 ed è andato avanti per venti minuti abbondanti, spiegando che la sua decisione non è stata né improvvisa né inaspettata («avevo già detto a diversi compagni e amici che mi sarei dimesso a fine anno») ma che è stata accelerata in seguito alla crisi della giunta comunale e dopo aver ricevuto una serie di attacchi personali che ha definito “inqualificabili”.
 Nella sua relazione c’è stato spazio anche per l’autocritica, a proposito di come ha gestito la federazione in questi dieci mesi, ma non ha neppure mancato di lanciare critiche. Insomma, Di Rocca ha voluto sottolineare che le sue sono state dimissioni politiche che affondano, però, anche in ragioni professionali e familiari.
 Ma andiamo con ordine. L’ex segretario ha chiaramente detto di non essere stato in grado di affrontare la situazione politica nazionale e locale. «La fase politica è complessa - dice - e un segretario territoriale del Pd può fare veramente ben poco, ma quel poco lo deve fare: nella fase politica straordinaria che il Paese sta attraversando, io non sono stato in grado di garantire questa straordinarietà».
 Ma la ragione delle sue dimissioni va cercata anche in ciò che è accaduto negli ultime mesi: per esempio, ci sono stati problemi difficili da gestire, come il rinnovo della presidenza dell’Autorità portuale, la discarica del Limoncino, la sanità, etc. ma soprattutto, come dice Di Rocca, «il problema vero è stato quello di non essere riuscito fino in fondo a unire il partito intorno a me». E proprio questa considerazione era stata la molla che l’aveva spinto a dire addio all’incarico di segretario alla fine dell’anno.
 Poi, però, subito dopo Ferragosto è arrivata, improvvisa, la crisi della giunta comunale. Che è cresciuta giorno dopo giorno fino a travolgerlo. Lui che doveva diventare assessore e, forse, vicesindaco. Perchè il nodo di queste dimissioni sta tutto qui: nel rapporto, che si è deteriorato, con il sindaco Cosimi. E che ha poi fatto calare nel partito la fiducia nei suoi confronti.
 Le sue parole sono chiarissime al riguardo: «È evidente che la crisi ha costituito una torsione nei rapporti tra amministrazione e partito; ed è evidente che il mio rifiuto di entrare in giunta ha costituito un elemento di tensione che ora è necessario superare per il bene della città e del partito stesso. Non si può pensare in una fase politica come questa, di non ricercare l’unità di intenti tra partito e amministrazione. È necessario farlo, è doveroso farlo, sarebbe delittuoso da una parte e dall’altra non farlo! E allora mi auguro che le mie dimissioni possano servire ad allentare un po’ quella tensione che vi dicevo...»
 Ci sono poi le questioni personali. Di Rocca ha rivendicato il suo ruolo di babbo e la sua esigenza di essere più presente: «La mia bimba ha sei mesi e me la sono goduta pochissimo. Solo durante le ferie, libero dall’assillo delle riunioni e del cellulare, ho capito quanto sia bello fare il padre e godersi fino in fondo la mia famiglia: a essa ora mi voglio dedicare». Un passaggio importante l’ha riservato anche al lavoro.
 «Io amo la professione di avvocato - afferma - Forse altri saranno più bravi di me, ma non penso sia possibile mettere assieme la libera professione con un incarico politico di questo genere che ti vede impegnato mattina, pomeriggio e sera. Tra l’altro c’è un piccolo particolare che nessuno considera, salvo il diretto interessato, ovvero il fatto che in questi mesi non ho voluto-potuto svolgere, per motivi di opportunità ben comprensibili, tutta una serie di pratiche (recupero crediti, sfratti, pignoramenti, etc.) che sono invece il sale per un avvocato che comincia a muovere i primi passi nel mercato del lavoro. Senza considerare le pratiche che potevano pormi in conflitto di interesse». Una sottolineatura, quest’ultima, rivolta all’impossibilità di svolgere consulenze.
 Di qui al capitolo che definisce calunnie il passo è breve. «In queste ultime settimane - dice - si sono diffuse voci sul mio conto, personale e professionale,l che sono inqualificabili. Ad esempio, voglio ricordare le maldicenze sui debiti da me lasciati ad Aamps: sotto la mia presidenza l’azienda ha sempre chiuso i bilanci in utile, oltre a fare cose utili e belle come le stazioni ecologiche, il servizio gratuito a domicilio e portare la raccolta differenziata al 43%. Non provo rabbia, ma solo compassione per chi, privo di argomenti politici, ha cercato di spostare lo scontro sul terreno personale, diffondendo veleno e falsità».
 Poi largo ai ringraziamenti ai colleghi di partito, alla rivendicazione dei risultati ottenuti in questa breve parentesi trascorsa alla guida della federazione e all’invito ad eleggere quanto prima un nuovo segretario. «Al partito - afferma - serve un segretario che abbia tempo ed energie da spendere. Un segretario intorno al quale il partito sappia unirsi, ma unirsi veramente». Cosa su cui Di Rocca non ha potuto contare, soprattutto negli ultimi mesi.

FEDERAZIONE
 
Il nuovo segretario a fine mese Lippi è il grande favorito
 
 
 
 
A.G.
 LIVORNO. Il nome del nuovo segretario della Federazione livornese si conoscerà solo a fine mese.
 Il segretario regionale del Pd, Andrea Manciulli, dovrà decidere fra tre date per convocare l’assemblea elettiva: 26, 27 o 29 ottobre, con quest’ultima data considerata la più probabile in modo da permettere ai vertici del Pd livornese di affrontare senza affanni le procedure che porteranno all’elezione del successore di Filippo Di Rocca.
 Questa e la prossima settimana saranno utilizzate dalla direzione territoriale per incontrare i rappresentanti di tutte le unioni comunali rappresentate dalla federazione, da Collesalvetti fino a Castagneto Carducci. Un’altra settimana servirà invece per confrontarsi e mettere insieme tutte le indicazioni raccolte. Dopodichè, i 250 elettori voteranno il nuovo segretario.
 Un incarico che vede, in questa fase, nettamente favorito Samuele Lippi, segretario dell’Unione comunale di Cecina.
 Il suo nome è spuntato fuori subito dopo l’annuncio choc di Di Rocca e per ora continua a rimanere la candidatura più autorevole: sarebbe la prima volta di un segretario non livornese.
 Finora, infatti, la guida della federazione Pd è sempre stata saldamente nelle mani di Livorno e Collesalvetti.
 E in alcuni circoli cittadini si avverte un po’ di malumore per questa eventualità: non mancano, infatti, i tentativi per individuare una candidatura forte made in Livorno.
 Non è però il caso di Yari De Filicaia, che ha tutta l’intenzione di restare saldamente al timone dell’Unione Comunale del Pd (anche se in politica non si può mai dire mai...) Alessio Ciampini, l’altro nome che continua a circolare con una certa insistenza, non sembra per ora intenzionato a gettarsi a tempo pieno nella politica: fresco di laurea, preferisce lanciarsi nell’attività lavorativa. Per ora, comunque, resta in gioco.


Argomenti
Condividi

Altri articoli di Formazione

News Correlate

Scopri anche...

    

Network di Sistema

Ance Massa
Disponibile su:
UP