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«Io, Yari e Alessio: vero, uno di noi tre sarà il prossimo segretario del Pd» - La Nazione Livorno domenica 9 ottobre

 


Parla Samuele Lippi, candidato alla guida della federazione di via Donnini
di MICHELA BERTI
— LIVORNO —
CI SARà anche il segretario regionale del Pd Andrea Manciulli all’incontro della direzione territoriale di domani sera dove sarà preso atto delle dimissioni di Filippo Di Rocca. Da domani si apriranno poi le procedure che porteranno il partito che governa la città all’assemblea per l’elezione del nuovo segretario territoriale. Una partita che in realtà si è aperta già all’indomani delle dimissioni dell’ex segretario. In corsa, ormai lo scriviamo da tempo, c’è il segretario dell’Unione Comunale di Cecina Samuele Lippi: ma, proprio dalle sue dichiarazioni, apprendiamo che questa volta la gara sarà a tre. Una sorta di primarie di partito per eleggere il segretario territoriale mentre Di Rocca fu espressione unitaria — non senza parecchi mal di pancia — del partito. Questa volta il Pd sembra volersi confrontare, almeno secondo le dichiarazioni di Lippi, e i candidati sono: «Io, Yari De Filicaia e Alessio Ciampini. Siamo tre giovani, espressione del territorio e la nostra candidatura è avvenuta spontaneamente». Cerchiamo di capire meglio cosa significhi questo «spontaneamente» perché quando c’è un candidato, di solito, c’è qualcuno che il nome l’ha fatto. «I nostri nomi non sono piovuti dall’alto — continua Lippi — la mia candidatura, ad esempio, nasce dal territorio di Cecina ed ha trovato consensi anche in una parte del Pd di Livorno. Quella di Yari è naturale, essendo lui il segretario comunale di Livorno. Poi c’è Alessio, il più giovane di tutti (da pochi giorni laureato in scienze politiche con lode e diretto negli Stati Uniti per un viaggio premio, ndr) che avrebbe l’occasione di fare una bella esperienza. Sono lusingato di potermi mettere in gioco per questo incarico, ho 39 anni e sono il più vecchio. Ciò significa che il Pd punta molto sui giovani».
I «COMPAGNI» questa volta dovranno scegliere il migliore in una terna di nomi: «Se venissi eletto io — dice Lippi — sarebbe la prima volta che il segretario territoriale è espressione di questa zona. Ci sono stati segretari come Susini e Ruggeri ma erano sempre dell’area Livorno-Collesalvetti». Ecco che Lippi entra Papa per uscire Papa da questa assemblea che si annuncia partecipata e dibattuta. Anche perchè, sul nome del segretario cecinese, qualcuno ha subito sollevato il dito ed una parte del Pd ha detto «basta ai segretari in odor di carriera politica». Ovvero segretari che poi si dimettono per diventare sindaci, per fare la carriera in Regione o addirittura parlamentare. E dato che c’è già chi indica Lippi come futuro sindaco di Cecina al posto dell’attuale Benedetti, i rumors stanno crescendo. «Io sono d’accordo con chi ha sollevato questo problema — dice Lippi — ma non è il mio caso. Ho sostenuto Benedetti alle passate elezioni e lo sosterrò anche per la prossima legislatura quindi problemi, da questo punto di vista, non ce ne sono». Lippi vuole anche sottolineare che «ho fatto l’amministratore, ovvero assessore al sociale e alla sanità, per dieci anni, fino al 2008. Poi mi è stato offerto un lavoro al controllo energetico dei negozi della Coop, è un lavoro che mi piace molto e faccio volentieri. Sono un impiegato e ho lasciato l’amministrazione e la politica per scelta di vita». Si spiega meglio: «Voglio essere un uomo libero, faccio politica per passione e non perchè qualcuno me lo impone. Insomma prima il lavoro, poi la politica fatta in maniera volontaria. A Livorno sono in molti a pensarla come me». Lippi sottolinea di aver sempre avuto un ottimo rapporto con il segretari territoriali, Ruggeri e Di Rocca: «Anche questa rivendicazione del territorio non c’è più. Non c’è contrapposizione almeno da quando sono all’Unione Comunale». Il partito sembra essere pronto per un’assemblea con tre candidati: «Sono assolutamente convinto — dice Lippi — che ci sia un valore aggiunto rispetto ad una candidatura unitaria. Penso che noi siamo un’altra cosa dal centralismo di destra. Siamo un partito democratico e non c’è una persona sola al comando. Intanto si parte così, poi, dopo l’elezione, le tre persone dovranno collaborare insieme».


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