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Mare sempre più sporco: è a rischio la sopravvivenza dei cetacei - La Nazione Livorno

 



— LIVORNO —
SPORCHIAMO sempre di più il mare: non solo di rifiuti solidi e liquidi, ma anche e specialmente con un inquinamento acustico che avvertiamo poco, ma in compenso mette a rischio specie animali di grande valore, come i cetacei. Se n’è parlato, in un seminario all’Accademia Navale ricco di relazioni scientifiche. Le conclusioni sono state poi riferite dall’assessore all’ambiente della Regione, Annarita Bramerini; che ha ammesso, da parte dell’istituzione, l’apertura solo recente di questo nuovo fronte sul quale tuttavia intende recuperare tempo e scelte «a favore di un mondo, quello del mare e dei suoi abitanti, verso il quale l’attenzione della politica istituzionale non è stata sempre attenta». La problematica dell’impatto del rumore antropico sui cetacei, ma più in generale sugli organismi marini, ha avuto in Accademia tre sessioni distinte, presentate dal direttore generale dell’Arpat Giovanni Barca e dirette rispettivamente da Andrea Poggi (direttore tecnico Arpat) sulla biodiversità marina in Toscana, da Gaetano Licitra (tecnico Arpat) su strumentazione e metodi di rilevazione dell’inquinamento acustico e infine da Fabrizio Serena (Arpat) sull’impatto dell’inquinamento acustico subacqueo sui cetacei, dai delfini alle grandi balene. L’ammiraglio Pierluigi Rosati, comandante dell’Accademia Navale ha ricordato come l’istituto sia aperto a tutte le problematiche del mare e della scienza e come nello specifico la Marina stia conducendo studi approfonditi anche per capire quanto le proprie strumentazioni- in particolare i sonar per la ricerca dei sommergibili- siano responsabili dell’inquinamento subacqueo più pericoloso per i cetacei.
Antonio Fulvi


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