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Un megastore cinese al posto delle auto opel - La Nazione Livorno

 


Si parla di un affitto mensile da 25mila euro per i locali dello storico concessionario
— LIVORNO —
I LOCALI della concessionaria sono quasi vuoti. Le bisarche per il trasferimento delle auto hanno finito i loro viaggi. E l’officina fa le ultime riparazioni prima che la Opel si trasferisca definitivamente da piazza Damiano Chiesa. Al dispiacere per la chiusura di un’attività storica che ha dato lavoro a tante persone, segue la curiosità per scoprire cosa prenderà il posto delle auto. E si viene a sapere che sarebbe in arrivo un megastore gestito da cinesi. Il contratto d’affito non è stato ancora firmato ma la cosa sembra già fatta. Così i cinesi potrebbe sbarcare in zona ospedale; del resto sembrano essere rimasti gli unici, con questi chiari di luna, a permettersi un affitto da 25mila euro al mese. E’ questa la cifra che circola come possibile canone mensile, per mettere piede nei locali che solo ancora per qualche giorno ospiteranno la Opel. Cifre che i cinesi possono permettersi e nemmeno senza chiedere muti o prestiti alle banche. Con loro gli affari sono veloci e proficui: soldi in contanti che arrivano con puntualità. Non ci sono stretegie finanziarie nei rapporti di lavoro con il made in China: pagano tutto e subito. Meglio di così! Ecco perché l’invasione dei cinesi inizia a farsi sentire anche nella nostra città, come dimostrano i negozi del pentagono del Buontalenti, l’area dle mercato, dove scritte illeggibili e griffe sconosciute, dominano ormai nelle strade e nelle piazze. Con prezzi senza concorrenza, i cinesi vendono di tutto: sono partiti dai ristoranti — negli utlimi tempi decisamente in calo — per poi abarcare nel settore della bigiotteria dove hanno invece sgominato la concorrenza. Il trend lo conferma Giannantonio Cesari presidente della Confcommercio: «Anch’io vendevo bigionetteria — ci racconta il titolare della tabaccheria a Colline — ma pagavo gli oggetti al fornitore molto di più di quanto erano in vendita nei negozi cinesi. Non è possibie lavorare con quei prezzi. E la cosa assurda è che si tratta, per lo più, di prodotti made in China».
L’ARRIVO degli orientali in piazza Damiano Chiesa ci viene confermata anche da Cesari: «L’ho sentito dire — sostiene — e i commercianti della zona sono già in allarme anche perché non si sa esattamente cosa venderanno». Certo che sarà un megastore viste le dimensioni della concessionaria, e la merce a basso costo correrà a fiumi, per la gioia dei negozi limitrofi. «Non è facile gestire il fenomeno — dice Cesari — anche perchè devo dire che coloro che sono associati alla Confcommercio sono persone molto attente alle regole e fanno gli scontrini con regolarità. E questo è alla base di qualunque rapporto di lavoro». Ovviamente Cesari difende il marchio italiano: «Dobbiamo tutelarci di più — dice — perché nel settore alimentare, ad esempio, i toscani non hanno rivali. I nostri ristoranti sono al top nel mondo. Ma la crisi è forte e chi non ha problemi di orario, di ferie e di stipendio sbaraglia la concorrenza». In effetti i loro negozi sono sempre aperti: «Vi lavorano solo loro — aggiunge Cesari — perché i cinesi stanno con i cinesi». E quando possono, accanto al negozio comprano anche casa. Questa dinamica economica e sociale deve essere gestita, perché potrebbe avere effetti devastati come in altre città toscane. Edoardo Nesi nel raccontare la fine della gloriosa Prato in «Storia della mia gente» per l’invasione «gialla» ha vinto il premio Strega.
Michela Berti


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