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Fuga di cloro, allarme in fabbrica - Il Tirreno Rosignano

 

Guasto all’impianto dell’elettrolisi. Qualcuno ha lamentato fastidio agli occhi
 
 
 
PAURA IN SOLVAY La nube rimasta sul centro della città per 2 ore Arpat: valori non pericolosi, ma serve un’indagine
 
MARIO MOSCADELLI

 ROSIGNANO. Odore acre e irritazioni agli occhi. Una fuga di cloro dall’impianto dell’elettrolisi ha creato allarme e problemi nello stabilimento, ma soprattutto tra la popolazione. L’episodio è successo ieri mattina alle 8,20. L’azienda minimizza, Arpat un po’ meno.
 Tanti i cittadini, soprattutto della zona del centro di Rosignano Solvay e di quella più vicina al mare, che allarmati dal forte odore hanno chiamato vigili del fuoco, carabinieri, Pubblica assistenza e Comune. Tante le chiamate alla nostra redazione.
 Il guasto. La fuoriuscita di cloro si è verificata nell’impianto dell’elettrolisi, nella zona più a sud dello stabilimento. Perdita causata non da una reazione, come accadde due anni fa, bensì da un malfunzionamento dell’impianto. Da una prima analisi, come conferma Arpat in una nota, la fuga è avvenuta attraverso una fessurazione in un piccolo tubo scambiatore di calore, parte integrante della sezione di compressione cloro. Il problema, definito da Solvay «di lieve entità e senza nessuna ripercussione per i lavoratori e per l’ambiente», si è verificato alle 8,20. Un guasto potenzialmente molto pericoloso, visto che il cloro è un gas velenoso (facilmente percepibile per il suo basso livello olfattivo). A intercettare la dispersione uno dei rilevatori che misurano la concentrazione di cloro in aria: a seguito di questa segnalazione automatica, il capoturno dell’unità di elettrolisi ha avviato le procedure di arresto dell’impianto. Dopo una ventina di minuti dal fermo, il responsabile del settore ha avuto la notizia che l’odore di cloro aveva raggiunto un altro impianto dello stabilimento: così è stato attivato il pre-allarme interno. Alle 9,22 Solvay ha trasmesso, agli enti competenti, il fax di comunicazione di inizio emergenza previsto dall’apposito piano. Sul posto anche le squadre antincendio della fabbrica, oltre a tecnici di Arpat e di Asl e alla polizia municipale. Purtroppo, a causa della presenza di un vento molto debole e di nuvole, la nube di cloro ha stazionato sopra parte della città fino alle 10, «causando ulteriori disagi alla popolazione, dopo le irritazioni agli occhi lamentate da alcuni cittadini poco dopo la perdita», spiega Arpat nella nota.
 L’azienda. L’azienda parla di una «lieve» fuoriuscita. «Intorno alle 8,30 - affermano dall’ufficio relazioni esterne di via Piave - si è verificata una lieve perdita di cloro nel settore più a sud dello stabilimento. Fuoriuscita di pochi secondi e assai ridotta nella quantità. È stata subito azionata la procedura d’intervento prevista, che in questo caso è molto rigida e prevede tra l’altro un’informativa da parte di Solvay ad una lunga serie di organi competenti». L’impianto, adeguato nel 2007 con un investimento da 60 milioni di euro con la sostituzione delle vecchie celle a mercurio con quelle a membrana meno inquinanti, è stato bloccato «in attesa - continuano da Solvay - che le indagini avviate facciano luce sulle cause».
 Arpat. Anche per Arpat non ci sono stati danni significativi a persone o all’ambiente, ma la nota del dipartimento provinciale non tranquillizza del tutto. «Si ritiene - dice l’agenzia - che le concentrazioni che si sono realizzate durante lo sviluppo della nube non abbiano superato di molto il valore corrispondente alla soglia olfattiva, mantenendosi presumibilmente al di sotto di valori pericolosi per la salute dell’uomo». Arpat ha richiesto a Solvay «di fornire una dettagliata relazione tecnica su quanto accaduto e ne valuterà la completezza soprattutto nei riguardi delle azioni di miglioramento previsti in questi casi dal sistema di gestione della sicurezza, oggetto di periodiche verifiche ispettiva da parte della nostra agenzia».
 Il Comune. Avvertito del problema, il Comune ha inviato sul posto una pattuglia dei vigili urbani, pronti a chiudere via per Rosignano. «Mi è stato riferito - dice il sindaco Alessandro Franchi - che la fuga è stata di lieve entità e che non ha provocato ripercussioni particolari sulla popolazione».
 I precedenti. Episodi simili, purtroppo, non sono una novità per questo impianto: una reazione di vapori acidi si è verificata nell’agosto di 2 anni fa, mentre nel 2007 del cloro finì in aria durante un’operazione di travaso. Fuga di gas anche nel febbraio del 2005 durante la rimessa in marcia dell’elettrolisi.

MEDICINA DEMOCRATICA
 
«Piano di emergenza flop: nessuno ha avvertito la gente»
 
 
 
 
 ROSIGNANO. «Perché nessuno ha avvertito, ad esempio, le scuole della fuga di cloro? È un fatto grave». Maurizio Marchi, di Medicina Democratica, punta il dito sulle procedure attivate in seguito alla perdita. «Intorno alle 10 la fuga ha investito il centro di Rosignano Solvay ed è stata percepita distintamente nella zona scuole-impianti sportivi, dove alcuni studenti, che stavano facendo ginnastica all’aperto, sono stati costretti a rifugiarsi al chiuso, peraltro non avvertiti da nessuno. Perché né Solvay, né le forze dell’ordine, né il Comune hanno attivato le procedure di allarme previste dal Piano di emergenza, specialmente per le scuole? Ci sono stati degli intossicati tra i lavoratori e la popolazione? Quanto cloro e per quali cause è fuoriuscito dallo stabilimento?». Marchi prosegue. «Dopo quella del 19 maggio scorso, questa è la seconda fuga di cloro di cui si ha notizia in così pochi mesi. Crolla, com’era prevedibilissimo, la presunta maggiore affidabilità del nuovo impianto, in marcia da appena tre anni. Presunta maggiore affidabilità che ha fatto abbassare il livello di attenzione e di guardia, e ridurre i cerchi di rischio, irresponsabilmente, tanto che dove fu abbattuto il villaggio Aniene, il Comune ha permesso l’insediamento della Pubblica assistenza, della Rea e perfino di un centro benessere».

RDS SOLLEVA IL CASO
 
Fornace Donati: è crisi nera non si escludono licenziamenti
 
 
 
 
MA.MO.
 ROSIGNANO. Lo spettro dei licenziamenti si abbatte sulla sede di Gabbro della Fornace Donati, la storica azienda nel settore dei laterizi. Il caso è sollevato da Luca Giacomelli, consigliere comunale di Rds, che in una interrogazione che sarà discussa giovedì prossimo in consiglio comunale elenca una serie di difficoltà che sta attraversando l’azienda. Difficoltà confermate da Massimo Tinucci, responsabile amministrativo della Donati.
 Partiamo dalla situazione attuale. Per le circa 30 maestranze è stato firmato con i sindacati un contratto di solidarietà con scadenza nel prossimo febbraio. In pratica il personale diretto di Gabbro è stato diviso in 3 turni: ogni settimana, per 6 giorni, 2 turni lavorano e 1 resta a casa. Giacomelli, nella sua interrogazione, ipotizza 7 licenziamenti a partire dal 2012. «Purtroppo è una situazione possibile - confermano dalla Donati - anche se bisogna aspettare il prossimo febbraio. Posso dire, però, cha la crisi che stiamo vivendo è la peggiore in assoluto: il fatturato, dal 2009 a oggi, è crollato del 50%. Tuttavia, abbiamo fatto investimenti in nuovi prodotti per 4,5 milioni di euro e confidiamo negli effetti positivi che questa operazione può darci». Il terzo problema elencato da Rds è la possibilità da parte della fornace di utilizzare una nuova cava, capace di produrre una materia prima migliore. Cava legata ad una serie di autorizzazioni, che tardono ad arrivare secondo Giacomelli. Ma anche secondo l’azienda, che imputa un allungamento dell’iter ai tentennamenti della Provincia.


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