Confindustria Livorno Massa Carrara
News
Formazione
Login
Esci

Sos casa e lavoro, il vescovo-architetto striglia i politici - Il Tirreno Livorno

 

LIVORNO. «Vedo un gran confabulare su chi deve entrare in giunta e chi no: tocca al sindaco deciderlo, così come tocca alle forze politiche indicare i programmi. A me, vescovo, e a noi, Chiesa, spetta un forte richiamo all’esigenza di uscire dai troppi personalismi e di concretizzare davvero alcune scelte che mettano al primo posto la creazione di posti di lavoro. Come una lobby dalla parte di chi non ha voce: in nome del lavoro e della vivibilità dei quartieri». Monsignor Simone Giusti, vescovo-architetto, teme più di ogni altra cosa «l’impasse che possa paralizzare l’attività della giunta» e vede come la peste l’ipotesi di elezioni anticipate («sono da scongiurare ad ogni costo perché farebbero slittare chissà quanto una rapida traduzione in concreto di provvedimenti di cui c’è bisogno»).
 Non si fa affatto pregare per parlare della crisi politica più seria della città negli ultimi vent’anni: nella conferenza stampa dedicata al calendario pastorale della diocesi da qui alla prossima estate, bastano poche battute per capire che sta soprattutto prendendo la rincorsa da lì per lanciarsi in una strigliata - anzi, una strigliatona, benché cortese nei modi - alla classe dirigente della città. Politica, e non solo: visto che la chiamata all’appello riguarda anche il mondo delle organizzazioni imprenditoriali.
 Cosa lo muove? «Ovviamente non ho da farmi avanti per un assessorato: ci vorrebbe una dispensa specialissima del Papa», dice con un sorriso il vescovo pisano che ormai si considera “amaranto”. «Ci sono parroci - afferma - che mi raccontano tentativi di suicidio per i guai che la mancanza di lavoro causa nelle famiglie. Lo sperimento anch’io con le tante persone che incontro come vescovo: mai avrei pensato di essere investito a Livorno di un tale ruolo nel cuore della vita cittadina, probabilmente lo si vede allo straordinario esempio di monsignor Ablondi. Cerchiamo di fare qualcosa con la Caritas con l’apertura di un nuovo centro in Corea: ma è ancora troppo poco rispetto alle necessità che vedo. Ecco perché al governo della città chiedo un “di più” di azione sul fronte dei diritti biblici della persona: la casa e il lavoro».
 Il monsignore-architetto non si mette a recitare giaculatorie o dotte massime ecclesiastiche: va a diritto su dragaggi portuali, bacino di carenaggio, piano strutturale e via snocciolando. «Mi è stato detto che ci sono 800-900 cassintegrati in porto: finita la cassaintegrazione, dove sbatteranno la testa? Ecco perché faccio sentire la mia voce: non è quella di chi vuol rubare la scena ai politici, è quella di una Chiesa che si sente investita dalla sofferenza di chi è nel disagio».
 La lingua di Giusti batte la dove il dente duole. «La politica faccia il suo mestiere, quello di trovare soluzioni: per il dragaggio, così vitale per l’oggi del porto, ci sono i soldi ma non c’è il luogo dove sversare i fanghi? Ok, allora si discuta per trovare questo “dove”. Idem per la foce armata dello Scolmatore: si faccia un accordo politico. E ancora: è sacrosanto non disperdere quel che di buono ha portato in termini di lavoro Azimut Benetti, ma perché non cercare una opportunità per i 400 posti di lavoro del Bacino? E se in un incontro pubblico in curia gli assessori Bernardo e Majidi hanno parlato di un progetto in fase di lancio per quanto riguarda il turismo, è adesso l’ora che si passi dalla elencazione alla concretizzazione».
 Un esempio lo fornisce il vescovo riferendo del colloquio che ha avuto con l’amministratore delegato della società autostradale: in ballo 3-4 miliardi di investimenti. «So che la fetta più grossa la prendono i grandi gruppi nazionali ma nel subappalto dev’esserci spazio per l’imprenditoria locale. Mi è stato risposto che le aziende livornesi non hanno i requisiti sufficienti: e allora rimbocchiamoci le maniche per creare consorzi o pool. E per il nuovo ospedale, vale qualcosa di simile».
 C’è anche l’indotto che la presenza di migliaia di operai porterà nella nostra provincia. «Ai vertici della società autostradale ho chiesto di non creare villaggi-dormitorio ma semmai convenzioni con pensioni, trattorie e affittacamere così che questo si traduca in lavoro per le nostre piccole imprese».
 Ma la strigliata non vale solo per la politica: Giusti bussa anche alle associazioni di categoria e agli imprenditori locali. «Devono fare la loro parte: sappiamo tutti che imprese livornesi investono anche altrove, è bene che lo facciano qui. E alla politica spetta il compito di creare le condizioni per spingerli a farlo».
M.Z.

«Così le pastoie intrappolano le soluzioni»
 
Metto le case a disposizione eppure tutto resta fermo
 
 
 
 «Abbiamo creato una  “lobby degli indifesi”  ma funziona a metà»
 


 Il vescovo Giusti mette l’accento su una accoppiata di esempi per segnalare cosa intende dire quando parla di capacità di concretizzare la volontà politica: il riferimento è al problema casa e alla disponibilità della diocesi di aiutare, attraverso l’istituzione pubblica, le famiglie in difficoltà.
 «L’assessore Cantù mi chiede una mano per risolvere il problema degli sfrattati: la curia mette a disposizione un immobile. Mi dicono che c’è bisogno di trovare anche i soldi per sistemarli: ok, li troviamo. E’ necessario che facciamo noi il progetto: bene, ho provveduto. Con una sottolineatura: non voglio essere io, vescovo, a assegnare le case ma deve farlo il Comune secondo le graduatorie. C’è bisogno di una convenzione specifica, dicono gli uffici comunali: d’accordo, fatela e la firmerò. Risultato: zero, e stiamo parlando di una pratica che è ferma da Natale e che ha l’assenso di tutti».
 Il secondo caso riguarda, sempre sul fronte caldo dell’emergenza casa, l’uso di un edificio della diocesi alle Sorgenti: se ne ricaveranno 24 appartamenti. «Stavolta è il sindaco che me lo chiede: accetto. Arrivano i massimi dirigenti di Casalp: tutti siamo d’accordo. Eppure, nonostante l’esplicito ok di ciascuno dei protagonisti, la cosa non cammina».
 «Io non chiedo una corsia preferenziale per la licenza edilizia per una ristrutturazione: a quella penseranno gli ingegneri e gli architetti, seguendo l’iter che seguono tutti i cittadini. La chiedo quando c’è di mezzo una collaborazione con le istituzioni per dare una opportunità a chi vive nel disagio». E aggiunge: «E’ per questo - scandisce monsignor Giusti - che abbiamo dato vita a questa sorta di lobby trasversale di una dozzina di esponenti politici in nome della difesa degli interessi collettivi dei più indifesi. Ai cattolici impegnati in politica chiedo questo: i valori la Chiesa li difende benissimo per conto proprio, loro diano una mano seguendo le pratiche con tutta l’attenzione possibile perché le famiglie in difficoltà non possono aspettare i tempi lunghissimi delle beghe di Palazzo». Poi sorride: «Forse è una lobby che dovrebbe funzionare un po’ meglio, visto che finora le cose sono rimaste a metà strada».


Argomenti
Condividi

Altri articoli di Formazione

News Correlate

Scopri anche...

Aziende che si occupano di

Ricerca Innovazione

    

Network di Sistema

Ance Massa
Disponibile su:
UP