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ABOLIZIONE DELLE PROVINCE IL DIBATTITO IN CONSIGLIO - La Nazione Livorno

 

La Kety spacca il Pd e mette a nudo la guerra tra le due federazioni


Contraddizioni anche nel Pdl tra favorevoli e contrari


 


di MICHELA BERTI
— LIVORNO —
«MI ASTERRÒ dal voto sul documento presentato dal mio partito, il Pd, ma anche su quello del Pdl. E’ una vergogna non aver raggiunto una posizione unitaria sull’abolizione delle Province». Kety Pini, espressione del Pd della Val di Cornia, ha spaccato il suo partito che ieri mattina si è presentato con le idee piuttosto confuse al dibattito sull’abolizione delle Province. Ed è stata lei che, senza mezzi termini, ha attaccato la posizione di quanti dal ventre del Pd — il sindaco di Piombino Gianni Anselmi ed il consigliere regionale Matteo Tortolini — hanno applaudito la Provincie di Livorno «quando il suo presidente Kutufà è stato l’unico a chiedere i soldi alle banche per la Lucchini» salvo poi «dichiarare che le Province sono inutili e che comunque è meglio andare con Grosseto che restare con Livorno». La Pini ha scoperto il nervo del partito: «Le Province saranno abolite, ma chi andrà al timone dei nuovi organismi, qualcuno che ha firmato delle cambiali? Io non ci sto». Le prime avvisaglie, che tutto non sarebbe filato liscio, si erano avute alla riunione del gruppo, convocato alle 9. Nessuna preparazione di una linea strategica da seguire tanto che, durante il dibattito, mentre il consigliere del Pd Antonio Ceccantini chiedeva di «ridurre i compensi dei politici (riferendosi al livello nazionale ma soprattutto a quello regionale) invece di abbattere il numero di presenze. E applaudiva al documento presentato dall’Upi nazionale», il capogruppo Elis Bufalini ha prima sottolineato «non ho portato fortuna alla Provincia, questo è il mio primo incarico istituzionale, e l’ente viene chiuso», per poi affondare «Il Pd non è affatto il linea con la posizione dell’Upi nazionale». A spostare la mira, dallo scivoloso argomento delle Province alla manovra finanziaria del Governo, ci hanno provato i consiglieri della Val di Cornia, Giuseppe Coluccia e Vito Bartalesi. Ma la Pini ha guastato la festa, mettendo a nudo le contraddizioni interne al partitone. Così, mentre l’avvocato di San Vincenzo ha consegnato alla platea un bello sfogo sull incongruenze legate a questa abolizione, il Pd è rimasto spiazzato quando l’opposizione di centrodestra — Pdl e Lega — ha presentato un documento per sollecitare la riforma complessiva degli assetti istituzionali. La risposta del Pd è stata il veloce confezionamento di un documento, mal scopiazzato, che è stato messo ai voti. Ognuno, ovviamente, ha votato il proprio foglietto, con l’astenzione annunciata dei due consiglieri, la Pini Pd, e Corsinovi del Pdl che auspicavano l’unione d’intenti, al di là delle bandierine.
SIA CHIARO, anche nel Pdl non sono mancate le contraddizioni. Con lo Zingoni che, membro dell’Upi nazionale, ha cercato di difendere l’istituzione mentre Gragnoli ne ha invocato immediata chiusura. Contrario all’abolizione delle Province il consigliere Corsinovi mentre la capogruppo Costanza Vaccaro si è tolta da tutti gli impicci, inviando ieri mattina un sms ai colleghi per giustificare la propria assenza. «Stamani non verrò in consiglio — ha scritto la Vaccaro — per motivi di salute. Sul dibattito sulle Province ci possono essere delle sfumature, vedete di trovare sintesi sulla probabile votazione del documento». Ma le incongruenze sono state trasversali perché anche l’intervento, tanto atteso, del capogruppo dell’Idv Luca Bogi, è stato spiazzante: mentre raccoglie le firme in piazza per l’abolizione delle Province, dall’altra difende i dipendenti «Se ci fossero manovre per colpire i lavoratori, noi saremo dalla loro parte». Ovviamente non potevano mancare gli interventi dei tre più alti in grado di Palazzo Granducale: il presidente Giorgio Kutufà, il vicepresidente Fausto Bonsignori ed il presidente del consiglio Fabio Di Bonito. Tutti hanno sottolineato la necessità di una riorganizzazione della macchina amministrativa ma giudicano l’abolizione delle Province un atto di pura demagogia. Conti alla mano, il presidente Kutufà ha dimostrato che: «Nel 2004 quando sono stato eletto l’indebitamento di questo ente era di 20milioni 421mila euro, alla fine di quest’anno saremo a 19 milioni, con una diminuzione del 18,30%. L’indebitamento del Governo è invece lievitato». Ecco dove sono gli sprechi, tuonano da Palazzo Granducale nel Governo nemico, ma soprattutto nel Granducato amico!

«Vergogna, avete usato l’ente per far carriera e ora volete chiuderlo»

     ABOLIZIONE DELLE PROVINCE I LAVORATORI
— LIVORNO —
«KUTUFà MI DICE sempre che il vero presidente della Provincia sono io. Lui è pro-tempore». In effetti chi non conosce Gimes Grassi, il capo degli usceri e responsabile dei servizi generali? Il suo potere si vede nel mazzo di chiavi che porta sempre con sé. «Il primo ottobre — racconta — farò 40anni di lavoro in Provincia. Entrai come bidello ed ora sono qui. Mi dispiace tanto sentir parlare di abolizione delle Province con certi toni. Difendo questo ente non solo perchè mi dà da mangiare ma anche per il lavoro che noi dipendenti facciamo ogni giorno per offrire servizi ai cittadini. Penso con tristezza a quando non ci saranno più». Nel suo ufficio, all’ingresso di Palazzo Granducale, regna il caos. Computer rotti, tastiere, fogli, scatole, cavi, un paradiso per gli amanti delle cose vecchie. «Quando, tra poco, andrò in pensione — dice con il nodo alla gola — nessuno prenderà il mio posto perché le spese devono essere ridotte. E il servizio sarà dato ad una cooperativa esterna, che errore!». Ma la dedizione di Gimes al lavoro è rinomata, tutti lo trovano giorno e notte, perchè è lui il custode del palazzo, e dei suoi segreti. Sorride, quando gli si ricorda che in 40 anni ne ha viste di tutti i colori. «Rimpiango i tempi in cui questo ente era conosciuto anche in Portogallo — ricorda — allora facevamo tante cose. Ora è tutto diverso. Vorrei però dire a quesi politici che oggi si battono per abolire le Province: pensate a quando eravate qui, avete usato questo ente come trampolino di lancio, per farvi la vostra corte di consensi. Vergognatevi». In effetti tra i dipendenti serpeggia il dispiacere ed anche lo sconcerto perché nessuno conosce il proprio futuro.
«LAVORO QUI dal 1988 — dice Barbara Fantozzi — ed con impegni anche nell’Unione delle province toscane. Avevamo impostato un buon lavoro per modificare la gestione del territorio, perché è impensabile che un accentramento possa soddisfare le esigenze dei cittadini. Per anni ci siamo misurati con le nuove forme di decentramento ed ora dobbiamo tornare indietro». Dipendenti che, ogni giorno, si disimpegnano tra burocrazia e richieste di servizi, trovando anche soluzioni e inventandosi le cure ai mali delle amministrazioni. «Livorno è una grande provincia — dice la Fantozzi — e la sua abolizione è del tutto assurda». Poi, pensando al suo futuro, dice: «Fra sei mesi potevo andare in pensione, ora rischio di andarci fra sette anni. E se ci metteranno in mobilità?». Il futuro è diventato incerto anche per quesi dipendenti che fino ad ora avevano il posto assicurato.
NON NASCONDE la sua amarezza Paola Meneganti, responsabile affari generali, laureata in filosofia e impegnata nel sindacato Cgil. Il suo ufficio è una bomboniera: libri, fascicoli, quadri, cartoline, e tante piante. «E’ come la mia casa — dice guardandosi intorno — anche perché io qui ci sto davvero tanto tempo. Fa male sapere che il nostro lavoro viene considerato inutile. Io mi sono circondata di tutto questo materiale anche per mantenere una memoria storica. Il problema vero è che in Italia manca la cura della pubblica amministrazione e i dipendenti sono alla continua ricerca di una motivazione». Come quella che ha spinto la Meneganti, insieme a molti altri dipendenti, a prendere il permesso personale per asistere al dibattito in consiglio provinciale. E scoprire, ancora una volta, le mille contraddizioni di una classe politica che ha deciso l’inesorabile destino del loro lavoro.
Michela Berti

COMUNE: LA CRISI DI GIUNTA ATTESA PER LE POSSIBILI CRITICHE DEI CONSIGLIERI
Il documento del sindaco approda alla direzione «piddina»
«LE COSE LUNGHE diventano serpenti...». E’ quanto sta accadendo nella «crisi di giunta» dove tutti i tempi indicati dal primo cittadino per risolvere questa crisi sono saltati. Stasera è attesa la direzione del partito che ruoterà intorno al documento di Cosimi sul quale il gruppo del Pd sembra abbia qualche cosina da dire.
Il sindaco potrebbe non esserci perchè impegnato con l’Anci; la scadenza della presidenza nazionale è prevista a giorni e il primo cittadino deve battere il ferro ora che è caldo, se vuole aspirare a guidare i Comuni italiani. Intanto in casa sua le «cose lunghe sono già diventate serpi» perché i continui ritardi nello sciogliere i nodi della crisi stanno esasperando gli animi. Il segretario territoriale del Pd Filippo Di Rocca è ancora in attesa: ma se il contendere è il posto di vicesindaco, allora la partita sembra chiusa ancor prima del del fischio d’inizio. L’avvocato, numero uno del partito, chiede un degno riconoscimento del suo ruolo, ma il sindaco risponde «niet», la poltrona di «vice» è già impegnata dai dipietristi.
L’Idv, intanto, sta facendo i conti con le ovvie preoccupazioni di Luca Bogi. Il capogruppo provinciale dell’Idv non ha mai mostrato grande etusiasmo per questo possibile incarico e se, come si dice, il partito potrebbe preferirgli un giovane consigliere di circoscrizione — le pressioni della consigliera regionale Gazzarri sul segretario regionale Fabio Evaneglisti non sono ancora finite — Bogi non si strapperà certo i capilli. Resterà a fare il segretario provinciale, e manterrà la la presidenza della terza commissione ambiente al posto di Campioni, la produzione di lavoro è lievitata fino all’elaborazione della relazione sulla discarica del Limoncino finita in Procura.
m. b.


A CHIANCIANO LAMBERTI-JR HA PARTECIPATO IN RAPPRESENTANZA DEL TERRITORIO
L’Api elenca le priorità: economia marittima e portualità
«ALLA FESTA nazionale dell’Udc, a Chianciano, ha partecipato una folta delegazione dell’Api, guidata da Francesco Rutelli. Per Livorno era presente il portavoce Pasquale Lamberti. Nell’occasione, sono state sottolineate da Rutelli le posizioni con cui Api si colloca nelle strategie nazionali e locali del Terzo Polo». E’ il comunicato inviato da Api di Livorno. «Innanzi tutto si è ribadita una forte volontà di intesa ed integrazione con l’Udc, in particolare in Toscana, con la volontà di rafforzare incontri programmatici per approfondire le tematiche di maggiore attualità nell’interesse dei cittadini e fuori da stantie logiche di palazzo. Un argine contro l’antipolitica e l’estremismo populista, quindi, valorizzando chi si impegna in politica con serietà ed onestà. Non può essere accettato questo federalismo perdente, proposto dalla maggioranza, privo di prospettive e capace solo di scaricare sulle comunità il peso di una crisi affrontata con una manovra inadeguata ed insufficiente».
LA NOTA PROSEGUE: «Per questo, a margine della iniziativa, sono state definite iniziative locali di approfondimento e di confronto politico e programmatico , a partire dai temi degli investimenti infrastrutturali e della semplificazione della pubblica amministrazione, in grado di accelerare quanto è necessario per far ripartire l’economia. Un tema, che ha riscosso particolare interesse nella delegazione Toscana ed in Pier Luigi Piccini, responsabile regionale di Api, con particolare riguardo ai temi dei rapporti pubblico/privato, della portualità e della economia marittima, punti cruciali della crisi politica e delle difficoltà che vivono realtà importanti come quella di Livorno».


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