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Provincia e Comune: avvisi di garanzia per il Limoncino - Il Tirreno Livorno
Indagati tre dirigenti, Paolo Bellabarba e un progettista
JUNA GOTI
LIVORNO. Svolta nell’inchiesta sulla discarica del Limoncino: la Procura ha emesso 5 avvisi di garanzia per Paolo Bellabarba, Antonio Rafanelli (progettista), Reginaldo Serra, Andrea Rafanelli (dirigenti Provincia) e Gianfranco Chetoni (dirigente Comune).
Il primo ad essere raggiunto dall’atto, mentre si trovava al lavoro, è stato ieri mattina il dirigente Andrea Rafanelli, che risulta indagato per abuso di ufficio, nello specifico per «incompatibilità nel procedimento»: lo zio Antonio (altro indagato) ha infatti curato, per conto della società Bellabarba (che ha ottenuto le autorizzazioni dalla Provincia) una parte del progetto di trasformazione in discarica dell’ex cava. Va detto che al tempo delle autorizzazioni, Rafanelli ha firmato un atto inserito nel procedimento non come dirigente, ma come responsabile dell’unità operativa rifiuti e bonifiche dei siti inquinanti. Alcuni mesi fa era finito al centro di un’indagine interna della Provincia proprio per non essersi astenuto in toto da quel procedimento, come invece recita l’articolo 6 del codice dei dipendenti e come ha evidenziato la relazione della commissione ambiente di Palazzo Granducale (portata in Procura da Kutufà). L’indagine interna (che per quanto riguarda Rafanelli si è chiusa con un richiamo scritto) ha coinvolto anche il responsabile del procedimento, Reginaldo Serra, soggetto all’accertamento (senza provvedimenti finali) per non avere vigilato su quella astensione. Probabilmente per questo motivo è indagato dalla Procura, ma ieri non era al lavoro e non ha ricevuto l’atto insieme a Rafanelli. Gli iscritti al registro degli indagati, però, sono almeno altri due. Il dirigente del Comune, Gianfranco Chetoni, che ha curato la parte urbanistica oggetto di una specifica denuncia dell’avvocato Giancarlo Altavilla, che rappresenta i frontisti di via del Limoncino. Nella denuncia, Altavilla parla di «incompatibilità urbanistica dell’area» che sta per ospitare i rifiuti speciali, inerti. E infine c’è Paolo Bellabarba, legale rappresentante della società. Bellabarba si è visto notificare l’atto la scorsa settimana per una costruzione ritenuta abusiva. Ovvero i gradoni di pietra sotto alla cava. Bellabarba sarà sentito venerdì: «Porterò tutte le carte con le autorizzazioni». Intanto dalla società fanno sapere che «non abbiamo niente da nascondere, è un bene che la magistratura indaghi e faccia la massima chiarezza. Ci sono stati esposti, gli avvisi di garanzia sono atti dovuti. Comunque se risultassero irregolarità pubbliche non sarebbero certo imputabili all’azienda che si augura di iniziare a lavorare».
Ieri nuove tensioni all’ex cava
Multati i pedoni davanti ai camion
LIVORNO. In via del Limoncino - tra rallentamenti, carroattrezzi, notti sui tir e nel gazebo di protesta - ormai si era visto quasi di tutto. Quasi. Perché ieri mattina, a uno dei frontisti della strada che porta all’impianto, Pasquale Daina Palermo, è stata notificata una multa fatta il 30 maggio. Il motivo? «In qualità di pedone, su strada sprovvista di marciapiede, non circolava sull’origine della carreggiata, opposto al senso di marcia dei veicoli, indugiandovi e creando intralcio a quelli in transito». Tradotto: in via del Limoncino stanno arrivando le prime multe agli abitanti che, con le ripetute «passeggiate della salute», negli ultimi mesi hanno rallentato a più riprese il passaggio dei mezzi di Bellabarba diretti alla futura discarica. «È la prima multa della mia vita - interviene Palermo, 83 anni, guardia giurata in pensione - siamo qui per difendere il nostro diritto alla salute». L’uomo annuncia che non pagherà la multa (37,90 euro), mentre la portavoce, Rosaria Scaffidi, sostiene che alcuni dei frontisti raggiunti dall’avviso di pagamento «non erano al Limoncino il 30 maggio». Intanto ieri, sul monte La Poggia, è stata un’altra giornata di tensione. Gli abitanti (come mostra la foto) hanno passeggiato davanti a due camion che trasportavano i teli per rivestire l’ex cava (i primi sono stati incendiati la scorsa settimana) e la sabbia per le canalizzazioni.
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