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Il comitato del Limoncino alza il tiro sulla discarica di Monte La Poggia: «Devono ascoltarci, non molleremo mai" - La Nazione Livorno
Lunedì blocco stradale e martedì tutti da Napolitano
di MONICA DOLCIOTTI
— LIVORNO —
UNA DELEGAZIONE del comitato del Limoncino contrario alla discarica a Monte La Poggia si recherà martedì a Roma per incontrare nientemeno, così viene assicurato, il presidente Giorgio Napolitano. La delegazione raggiungerà la capitale in pullman e punterà sul Quirinale per un colloquio con il capo dello Stato. Come sia stato possibile ottenere udienza non si sa, fatto sta che il comitato punta in alto che più in alto non si può ed è deciso a dare battaglia anche nelle sedi più impensate oltre che nelle aule di tribunale. L’annuncio è stato dato l’altra sera nelcorso di una gremita assemblea che si è tenuta alla Circoscrizione 4 per fare il punto della situazione e decidere le ulteriori iniziative per bloccare l’ultimazione della discarica di rifiuti speciali non tossici industriali che, secondo le previsioni della ditta Bellabarba, dovrebbe essere pronta a fine agosto. All’assemblea non c’erano più posti a sedere: tanti i partecipanti arrivati da ogni parte della città: Leccia, Stadio, centro, quartieri nord. Alcuni della Leccia hanno commentato: «Condividiamo le preoccupazioni del Comitato che denuncia il difetto di informazione delle istituzioni sulla discarica che riguarda tutta Livorno. Il sindaco e le altre autorità devono ascoltarci».
E UN RESIDENTE dalla zona Stadio: «Ho letto “La Nazione”, mi sono documentato su internet e ho visitato la pagina facebook del comitato: voglio saperne i più. Bisogna dare manforte al Comitato». La portavoce Rosaria Scaffidi portavoce ha illustrato la situazione: «La discarica avrà una profondità maggiore del previsto per raccogliere in tutto 90mila tonnellate di rifiuti speciali industriali. Ci opponiamo in tutti i modi anche cercando di far valere la natura privata e poderale della via del Limoncino che porta all’ex cava destinata ora a discarica. Strada percorsa ogni giorno dai camion Bellabarba che per peso e dimensioni sono inadatti a transitarvi e pericolosi perché manca il sottostrato per sopportare una tale sollecitazione. Anche il sito della cava è inadatto alla discarica perché insiste su terreni franosi come dimostra il fatto che sono state realizzate opere antismottamento. E contrariamente a quanto sostiene il vicesindaco Cristiano Toncelli ci sono falde acquifere danneggiate e compromesse dai lavori per la discarica. Temiamo che l’impermeabilizzaione delle vasche renda ancora più instabile il terreno».
LE INIZIATIVE intanto vanno avanti: oltre alla trasferta romana, sono in calendario per lunedì un’altra azione dimostrativa in via del Limonino dove si prevedere che arriveranno numerosi manifestanti con tanto di auto per bloccare la strada. Stamani (venerdì) è atteso il ritorno dei consulenti tecnici del Tribunale in via del Limoncino. Sabato 30 luglio invece si terrà in piazza Mazzini l’«Eco Festa» alla quale hanno aderito Vertenza Livorno, i Comitati dei quartieri nord, Vivere il centro e naturalmente il comitato contro la discarica.
Il Punto - di Fausto Cruschelli
CAPISCO bene che ognuno nel suo giardino non vuole intrusi. E ciò anche se quel giardino non è stato allestito in maniera del tutto conforme a quella stessa legge che il comitato invoca con ricorsi al tribunale uno via l’altro: al Limoncino — parlando chiaro e a costo d’essere impopolari — i casi di abusivismo per annessi e casupole, e in qualche caso anche molto di più di casupole, sono molti. Troppi. Anche uno solo del resto sarebbe troppo e in ogni caso è evidente che il Comune, negli anni, non ha fatto il suo dovere nè ha esercitato i più elementari controlli urbanistici. Sono responsabilità amministrative e politiche gravissime, un «laissez faire» che ha convinto i residenti di essere completamente dalla parte della ragione, mentre ampie ragioni le ha anche, se non sopratutto — e pazienza se con questa valutazione c’è da pagare un altro tributo alla popolarità — la ditta Bellarba che nel frattempo ha investito milioni su milioni e che, se tutto finità a carte quarantotto, potrebbe mandare a casa qualche decina di dipendenti.
E DA QUESTO punto di vista, e cioè sui diritti dell’azienda, s’è fatto strame dello stato di diritto. E’ inconcepibile e scandaloso: la Provincia, previo parere favorevole di un Comune sempre più defilato fino al vergognoso silenzio sul rogo di sabato notte, ha concesso le autorizzazioni senza che nessuno avesse pistole puntate alla tempia. Significa che ogni valutazione è stata positiva, compresa quella sui «codici» che infatti prevedono solo inerti fino a prova contraria inoffensivi per la salute. Permessi alla mano, l’azienda ha cominciato i lavori spendendo un capitale: come si può ora solo lontamente ipotizzare uno «scusate, ci siamo sbagliati»? I padroni del vapore cittadino l’hanno capito o no che se la Bellabarba trascina tutti in tribunale le amministarzioni rischiano di chiudere per bancarotta e che il mai dimenticato lodo Fremura potrebbe essere derubricato alla voce «liti di condominio»?
LE RAGIONI della Bellabarba, comunque, non escludono automaticamente quelle dei residenti, sopratutto di quelli «regolari»: la strada è effettivamente stretta e una qualche soluzione (magari nello stesso numero giornaliero dei passaggi dei camion) andrà trovata. Perchè un punto d’incontro se si vuole si individua sempre, sebbene sin’ora ci sia stato ben poco da fare affidamento sul ruolo delle istituzioni in generale essendo rimasti lettera morta anche i ripetuti appelli della Provincia all’organismo per l’ordine publico. Di certo non è con le inaudite multe per divieto di sosta (avete presente la zona? Ma dai...) che saranno rasserenati gli animi del comitato-Limoncino, spesso finito anche nei controlli delal Digos.
TUTTAVIA c’è dell’altro, o almeno ci potrebbe essere. Tutto questo immobilismo istituzionale, infatti, è alla fine sospetto: possibile tanta incapacità al potere? C’è un limite a tutto, ma qui siamo andati oltre ogni immaginazione e mi chiedo irrispettosamente cosa potrebbe esserci dietro e se alla fine la protesta del comitato non abbia fatto solo un gran comodo per prendere tempo, trovare un altro sito (come si sente vociferare sia pure non ufficialmente) e inserire anche qualcun altro nell’affare, oltre la Bellabarba che da soggetto forte potrebbe anche essere costrettoa diventare quello debole. Il che interesserebbe anche poco se non fosse, eventualmente, rivelatore di un metodo più da «amici degli amici» che da «gestori» imparziali del territorio. Domande senza risposta delle quali solo il tempo farà giustizia. Solo sensazioni, magari del tutto ingiuste e persino fuorvianti. Vedremo. D’altra parte, come si dice, «fidati» era un buon uomo: ma «un ti fidà» era meglio. E qui, comunque la si giri, qualcosa non quadra.
Fausto Cruschelli
LA REPLICA NEL MIRINO VERDIANI DELLA UIL CHE HA ACCUSATO IL PREFETTO E INVOCATO MARONI
«Come possono paragonarci agli anti-Tav?»
«FABIO VERDIANI, sindacalista della Uil, si distingue per gli attacchi scomposti e fuori misura in favore della società Bellabarba e contro il comitato per la tutela della cava del Limoncino»: non sono passate inosservate le dichiarzioni di Verdiani il quale non aveva mancatgo di sottolineare che «il prefetto non ha fatto tutto il possibile» e che «ora deve intervenire Maroni, ministro dell’interno». Il comitato ovviamente contrattacca: «Verdiani sembra unire la sagacia dell’Ispettore Poirot al piglio decisionista dell’uomo d’ordine e collega chiaramente il rogo sul Monte La Poggia a coloro che si battono contro la discarica. Per fortuna non ha invocato il fuoco dei cannoni di Bava Beccaris contro il presidio degli antidiscarica. Nella foga — si aggiunge — il sindacalista dimentica di dire che la procedura autorizzatoria è stata secretata da Provincia e Comune, che è in corso una corposa indagine della Procura sull’iter della procedura e su varie irregolarità e criticità del progetto, che sono in corso due procedimenti civili, che gli appartenenti al comitato subiscono intimidazioni e vessazioni continue come l’improvvisa “accelerata” del Comune in materia di annessi o quella ancora più smaccata di contravvenzioni per divieti di sosta inesistenti, con l’intervento massiccio di vigili, polizia e carabinieri al fine di impedire agli abitanti o proprietari in loco di parcheggiare le proprie auto, sulla via del Limoncino, come hanno fatto da 40 anni, con una mobilitazione di forze dell’ordine che sarebbe meglio impiegata contro la delinquenza dilagante. Si dimentica anche di dire che la Stradale ha affermato che il transito di mezzi di rilevanti dimensioni e di notevole massa può costituire pericolo o intralcio per la circolazione sulla via del Limoncino».
E ANCORA: «Ma dove Verdiani raggiunge l’apice è quando afferma che la situazione è più grave che alla Tav. Incredibile: donne e anziani del comitato sarebbero più temibili delle migliaia di antagonisti e no-Tav che si sono scontrati con le forze dell’ordine in una vera e propria battaglia con feriti e contusi da entrambe le parti. Ma i sindacalisti non dovevano essere dalla parte della gente e dell’ambiente? Ha dimenticato cosa è successo alla Giolfo e Calcagno e tutte le altre imprese che sono chiuse a Livorno mettendo tante famiglie alla fame? Qui a Livorno, invece Verdiani difende un impresa privata sponsorizzata dalle associazioni padronali (e non solo!). Boh...».
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