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Limoncino: «Il prefetto non ha fatto il possibile, ora intervenga Maroni - La Nazione Livorno

 


Nella notte fra sabato e domenica un incendio doloso ha distrutto quindici rotoli di polietilene custoditi alla discarica del Limoncino. Un danno da 50 mila euro per l’imprenditore Bellabarba che ieri mattina ha fatto denuncia, contro ignoti. Sul rogo indaga la Digos.


di MICHELA BERTI


— LIVORNO —
«IL MINISTERO dell’Interno deve intervenire su quato sta accadendo a Livorno e capire se il suo referente sul territorio, ovvero il prefetto, ha fatto tutto quello che era in suo potere, per scongiurare quanto accaduto». Fabio Verdiani, sindacalista della Uil, è sempre stato al fianco dei lavoratori Bellabarba e questa volta non resta in silenzio di fronte ad un atto vandalico gravissimo. «Per com’è stato compiuto — tuona Verdiani — è molto più grave di quanto sta accadendo nel nord Italia per la Tav. Serve una forte presa di posizione del prefetto e del questore su questa vicenda perchè la tolleranza nei confronti di certi comportamenti non è più accettabile». Verdiani ricorda l’incontro del comitato per l’ordine pubblico che si tenne a maggio e dal quale non scaturì, nonostante le sollecitazioni del presidente della Provincia Giorgio Kutufà, alcuna presa di posizione decisa. Al tempo, ricordiamo, anche i dipendenti della ditta Bellabarba scesero in piazza, in corteo con ruspe e camion e mentre le tensioni in via del Limoncino continuavano a salire. «Le istituzioni si sono defilate in quell’occasione — prosegue il sindacalista — ed ora vediamo il risultato di questo mancato impegno da parte di chi dovrebbe invece controllare il territorio». Verdiani è in contatto continuo con i dipendenti dell’azienda Bellabarba: «Sono arrabbiati — dice — perché il rogo doloso ha aggravato ancora di più la situazione. La tensione è alle stelle, e facilmente intuibile». Nomn è stato possibile avere il parere del prefetto, irrintracciabile per tutto il giorno.
DELLA VICENDA se ne è parlato anche in consiglio provinciale dove il presidente Kutufà ha condannato l’episodio. Anche la Cna ha espresso, per voce del direttore Marco Valtriani, piena e convinta solidarietà all’azienda Bellabarba per il gravissimo episodio avvenuto la scorsa notte all’impianto del Limoncino, «segno evidente di un clima — si legge nella nota — che è diventato insopportabile e che vede la ditta continuamente ostacolata nel proprio lavoro. Rinnoviamo l’appello alle istituzioni affinché torni ad essere garantito all’azienda il diritto di esercitare serenamente il proprio lavoro». Duro attacco di Andrea Romano, Idv: «E’ l’ora di finirla di vedere i politici che si rivolgono al Prefetto ed alle Forze dell’ordine, sperando che questi tolgano loro le castagne dal fuoco. Tutto è stato fatto dai dirigenti senza coinvolgere la politica nè i cittadini. Gli imprenditori che fanno finta di non rendersene conto rischiano di spingere la situazione verso il baratro. Il Presidente della Provincia ha ricevuto il mandato per trovare una soluzione politica, attraverso il dialogo con gli imprenditori locali. Si muova dunque, finalmente, su questo percorso, pechè con l’opzione “militare” il PD sarebbe destinato a rimanere solo».

Buonismo e silenzi


Da «LA NAZIONE» del 3 maggio, a firma del sottoscritto: «Va beh, se per ordine pubblico in pericolo s’intende una manifestazione di islamici a Ground Zero allora mi zittisco; altrimenti resto non poco perplesso di fronte alle conclusioni alle quali è giunto il Comitato cittadino per la sicurezza. Il succo è questo: siccome non è successo nulla di grave, allora avanti così pur con gli adeguati pattugliamenti. Sul fatto che non sia successo nulla di grave si potrebbe anche discutere, ma quel che inquieta è che si mantiene uno “status quo” del quale nessuno può prevedere gli sviluppi...». Odio le citazioni, e non ricordo di averlo mai fatto sul mio conto, ma che con la vicenda del Limoncino si sarebbe arrivatio prima o poi a situazioni di gravità inaudita era palese. E’ chiaro che i frontisti, fino a prova contraria, non c’entrano nulla: chi è così sciocco da compiere un atto che poi gli indirizzerà le indagini direttamente in casa? Ma è altrettanto chiaro che qualche testa calda, magari un semplice «nemico» dei Bellabarba mosso da chissà quale ragione, si è sentito in qualche modo «autorizzato» ad appiccare il rogo da questo clima buonista all’insegna del «tiramo a campà». Peraltro, non so se tutti hanno ben compreso che quel rogo — segnalato per caso nel cuore della notte — avrebbe potuto incenerire, sospinto dal vento di maestrale, mezzo parco delle colline per non parlare delle abitazioni distante poche decine di metri. Segnalo anche l’assordante silenzio dell’amministrazione comunale: non una parola da parte del sindaco Cosimi, vanamente cercato, o da qualche assessore «di turno». E’ vero che i permessi per la cava sono stati concessi dalla Provincia che ora, fra ricorsi, denunce e controricorsi si trova in un bailamme assoluto, senza contare la consueta figuraccia del Pd che — diviso — non ha saputo dare solleciti e precisi indirizzi, ma se non sbaglio, a meno che nottetempo non siano stati ridisegnati un po’ di confini, via del Limoncino e Monte La Poggia sono nel Comune di Livorno. Che dal Municipio non sia arrivata una sola parola trovo che sia, molto semplicemente, una vergogna.

IL COMITATO DOMANI ASSEMBLEA PUBBLICA MENTRE I RESIDENTI DENUNCIANO FURTI NELLE ABITAZIONI
I frontisti a caccia del colpevole: «Abbiamo paura»
IL GIORNO dopo il rogo doloso sul Monte La Poggia che ha distrutto quindici rotoli di polietilene acquistati in Germania dall’azienda Bellabarba per impermeabilizzare la discarica, il Comitato dei frontisti invita la città ad un’assemblea pubblica. Un’iniziativa forte e coraggiosa con la quale il Comitato vuole mettere a conoscenza i livornesi di una situazione delicata che ogni giorno si ingarbuglia in modo sempre più inquietante. L’assemblea pubblica è stata organizzata per domani sera, mercoledì, alle 21, nella sala della circoscrizione 4 in via Menasci. «Parleremo di tutti gli eventi che stanno succedendo da un anno a questa parte per quanto riguarda la discarica. Ma non affronteremo solo la vicenda della discarica ma, con un passo indietro, parleremo della vicenda degli annessi. Siamo delusi dalla politica perché ci hanno strumentalizzato e continuano a farlo. Inoltre vogliamo spiegare ai cittadini un altro aspetto importante: la discarica non è solo dei residenti del Limoncino, ma riguarda tutta la città che è stata ingannata perché non era nel programma del Pd. Anche perché nel piano regolatore era previsto il ripristino ambientale della cava», spiega Rosaria Scaffidi. E intanto dopo l’incendio i residenti hanno paura «Non escludiamo di mettere una vigilanza privata, perché dopo un gesto del genere non c’è da stare tranquilli. Se ci aggiungiamo anche i furti negli annessi e nell’abitazioni la situazione non è certo delle migliori. Decideremo il da farsi», spiega l’avvocato Patrizio Rossi che tutela i residenti.
INTANTO i residenti si sono trasformati in detective per capire chi abbia avuto interesse ad appiccare il fuoco «Certo non siamo stati noi. Mica ci vogliamo autodistruggere. E comunque è un episodio molto strano. Nessuno dei residenti ha sentito nulla o visto qualcosa di strano. Solo un giovane rientrando a casa ha incrocitato il mezzo dei vigili del fuoco», spiega Rosaria Scaffidi, lei ieri mattina ha parlato con i residenti bussando porta a porta «Vogliamo capire cosa c’è dietro questo gesto», ha detto.
Maria Nudi

«Un’azione precisa e chirurgica» La Digos non esclude alcuna ipotesi
UN’INDAGINE delicata quella della Digos sul rogo della discarica di Monte La Poggia, delicata e complessa. «Non tralasciamo nessuna pista», dicono gli investigatori che mantengono comunque il più rigoroso riserbo e che stanno acquisendo tutto il materiale necessario a fare chiarezza sull’episodio. Quindi è presumibile che siano sentite molte persone, i residenti, i titolari dell’azienda. Certo è che chi, nel cuore della notte di sabato è salito alla discarica per appiccare il fuoco utilizzando uno straccio imbevuto di liquido infiammabile ha agito in modo quasi chirurgico. Nessun danno ai mezzi meccanici dell’azienda Bellabarba che erano parcheggiati lì, tre mezzi, che non sono stati sfiorati dalle fiamme. E inoltre chi ha appiccato il fuoco lo ha fatto in una zona dalla quale almeno tecnicamente sarebbe stato difficile che il rogo potesse mettere in pericolo i residenti. Perché? Da quale interesse è stata spinta la mano incendiaria? Difficile dare una risposta. Intanto il piromane o i piromani sapevano bene di poter contare su alcune circostanze: la mancanza di telecamere e di sorveglianza, la conoscenza della zona, la possibilità di allontanarsi percorrendo tre strade diverse.
INSOMMA CHI È SALITO alla discarica è qualcuno che conosce bene la zona e che ha saputo muoversi velocemente. Un gesto quindi studiato e organizzato in modo da fornire agli investigatori pochi elementi. E non è escluso che il piromane sia arrivato alla discarica a piedi per non lasciare tracce di pneumatici. Gli accertamenti della questura sono a 360 °e non tralasciano alcun dettaglio. Il primo intervento nella notte di sabato è stato fatto dagli agenti delle Volanti e dal dirigente Stefano Caroti, successivo il sopralluogo della Digos e della polizia scientifica.
m.n.


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