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I riparatori all'attacco: «Occupazione, Benetti non deve fare ricatti» - Il Tirreno Livorno

 

«E le nostre lavorazioni non creano nessun problema ambientale»
 
 LIVORNO. «Le riparazioni navali, con le nuove tecniche a basso impatto ambientale, sono perfettamente compatibili con le realizzazioni immobiliari della Porta a Mare».
 Ecco, in estrema sintesi, quanto afferma Marco Fiorillo, presidente della Gestione Banchine e Bacini, società che raccoglie diverse aziende di riparazioni navali, sulla questione dell’impatto ambientale di queste lavorazioni. «Nel nostro piano industriale è previsto che l’impatto ambientale sia pari quasi allo zero e quindi - sottolinea Fiorillo - con depurazione delle acque (fra i nostri azionisti abbiamo un’azienda specializzata in tal senso) lavorazioni con metodi moderni di sabbiatura e verniciatura con nessuna fuoriuscita di materiali dalla zona di lavoro». Fiorillo spiega che «la tecnologia ha fatto anche in questo settore notevoli passi in avanti», quindi, se il problema è «di impatto visivo», la società ha previsto, se non fosse possibile realizzare una copertura mobile, di installare delle paratie mobili. Fiorillo sostiene poi che se «chi non è del settore vede ancora le riparazioni navali come qualcosa di negativo dal punto di vista visivo e ambientale, ci meravigliamo quando certe affermazioni provengono da chi questo mondo lo vive tutti i giorni». Una cosa per la quale - accusa Fiorillo - «allora pensiamo che ci sia sotto qualcosa di diverso e che l’argomento venga strumentalizzato». Dopo aver rilevato che la società ha un accordo con Azimut «che prima di tutto si basa sulla convivenza e quindi anche i lavoratori del settore devono stare tranquilli», conclude però, riferendosi a quanto dichiarato dall’a.d di Cantieri Benetti, Vincenzo Poerio, che aveva parlato del rischio di avere 400 posti di lavoro ma di perderne 2mila, «non ci piacciono però i ricatti le affermazioni fuorvianti» ricordando che a proposito di quei 2mila «che sia scappato uno zero di troppo» e ricordando infine «che il nostro piano industriale è a disposizione di chiunque voglia analizzarlo».

NEPPURE IL PIANO DI GALLANTI RIUSCIRA’ A FARCI CRESCERE
 
 
 
 
ANGELO ROMA (*)

Caro Presidente Gallanti, come fare per capire cosa pensa, veramente, la comunità portuale livornese? Tiro dei sassolini nel mezzo, e poi vedo come reagisce!
 Bella mossa, lei è riuscito nel suo intento! Ogni giorno un esponente di rango della comunità esprime il proprio pensiero su quanto pubblicato nel piano regolatore portuale (sappiamo che sono idee, niente di definitivo) e così, anche noi lettori veniamo messi a conoscenza, finalmente, dell’ altrui pensiero.
 Il sottoscritto, da parte sua, si rende conto che allo stato, riuscire a consolidare, e perché no, aumentare magari di poco, le statistiche di movimentazione containers, sarebbe un traguardo di tutto rispetto nel Suo intero mandato.
 Perché scrivo questo?
 1) La costruzione della foce armata, l’escavo di una barra di sabbia alla foce dello scolmatore e il progetto di sicurezza idraulica, al fine di evitare l’ insabbiamento della sola Darsena Toscana, servirà a portare quei fondali di nuovo a -13 metri, quindi non ci sarà possibilità alcuna di poter vedere, alla fine, attraccare navi di oltre 6.000 Teu.
 2) Tra le motivazioni che hanno indotto la Zim a non scalare, per il momento, il nostro porto, c’ è quella che durante le ore notturne, le navi di oltre 255 metri, non possono né entrare né uscire.
 Ebbene, anche se nel piano operativo triennale mi pare ricordare, che si dragheranno 100.000 metri cubi, al fine di allargare la Bocca Sud, questi non basteranno! Bisognerà toglierne almeno altri 300.000, per non continuare ad essere un porto part-time, e fino a che non sarà pronta la seconda vasca di colmata (almeno 3 anni?) tutto resterà uguale ad oggi.
(*) amministraore delegato di Toremar

BARBERA
 
«Non sarebbe un dramma un segretario non livornese»
 
 
 
 
 LIVORNO. Barbera resta a disposizione. Ma precisa che non è stato lui a candidarsi alla poltrona di segretario generale dell’Autorità Portuale. Il manager portuale e direttore del Tco ha rilasciato un’intervista al magazine web Ship2Shore nel quale non nega di sentirsi ancora in corsa, nonostante che la sua candidatura non convinca affatto Gallanti. “Vorrei precisare che non è una candidatura avanzata da me, anche perché non credo che questo incarico arricchirebbe più di tanto il mio curriculum” dice. “Però, come ho già detto, sono a disposizione se il presidente dovesse pensare che potrei tornare utile all’Authority. Ma se Gallanti scegliesse un altro - dice Barbera - non sarebbe un problema e spero che non lo sia nemmeno per gli altri operatori qualora dovesse proporre nelle prossime settimane un manager genovese (si è fatto il nome di Alessandro Carena): è normale che in un porto che aspira ad un ruolo nazionale ed internazionale ci siano manager ‘forestieri’, purché si tratti di scelte spiegate e tese al bene dello scalo”.


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