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Paoletti: «Attenti a non azzoppare lo sviluppo della città » - Il Tirreno Livorno sabato 16 luglio

 

I timori del direttore Umberto Paoletti
 

Altolà al rischio di litigi infiniti che paralizzerebbero tutto
 


 LIVORNO. «Di fronte all’emergenza economica bisogna cercare le ragioni per costruire anziché quelle per dividere e qui noi di Confindustria annusiamo il pericolo che la città e le imprese si contrappongano in nuove crociate gli uni contro gli altri. Con un rischio vero: che le energie le inghiotta la lite e alla fine ci si ritrovi con un bel nulla in mano». Umberto Paoletti, direttore di Confindu-
stria, lo dice fissando lo sguardo su tutto quel che c’è (e ci sarà) fra la Fortezza Vecchia e lo Scoglio della Regina.
 «Stiamo parlando di Azimut Benetti ma non solo di quello», aggiunge: «E’ in gioco lo sviluppo di una fascia litoranea sulla quale è tutta la città a puntare per darsi nuove prospettive di crescita». A giudizio di Paoletti, tutte le attività che producono lavoro e occupazione sono «degne della massima attenzione»: dunque «nessuno si sogna di dire no alle riparazioni navali» ma emerge la preoccupazione che sia in ballo non soltanto un disimpegno di Benetti, cosa già di per sé pesantissima, ma anche l’intero identikit di una delle principali opportunità di sviluppo per la città della sua storia più recente.
 Il diirigente confindustriale non vuol farne un giudizio complessivo sul piano presentato dal presidente dell’Authority («siamo in una fase del tutto preliminare di illustrazione, andranno fatti tutti gli approfondimenti necessari»). «Una pianificazione è efficace e produce valore - avverte - quando è armonica con le componenti e con le attività che in quella realtà sono presenti e operano già attivamen te». E’ la complessità delle situazioni che esige soluzioni all’altezza, spiega: «Guai se pensiamo di potercela cavare con soluzioni facili, spesso i rimedi non risolvono niente».
 Paoletti ha paura che l’ennesima fibrillazione mandi in tilt l’affidabilità del territorio («il requisito numero uno per attrarre investimenti») che è «fatta soprattutto di rispetto dei tempi e delle autorizzazioni concesse».
 Dalla plancia di comando dell’associazione datoriale di via Roma si manda un segnale: in un periodo di crisi come questo, attenti a non mettere in difficoltà una realtà che «non solo ha tutti i fondamentali in linea per consolidare la crescita» ma è anche «un bel biglietto da visita per dare visibilità al territorio». Senza contare - tiene a sottolineare - che «proprio qui si sta costruendo un valido sistema di rete d’imprese», che di per sé è un ulteriore valore aggiunto alla competitività dell’economia labronica.

Preoccupazioni e mugugni nell’assemblea insieme ai dipendenti delle aziende dell’indotto
 
La rabbia di noi lavoratori Azimut
 
«Niente allarmismi ma guai se toccano il nostro posto di lavoro»
 
 
 
 
GIORGIO CARLINI


 LIVORNO. «Più che preoccupati siamo arrabbiati per questa situazione. Non stiamo dalla parte di Poerio o di Gallanti. Stiamo dalla parte del cantiere e dei lavoratori».
 Fabio Raffaelli, membro della Rsu Azimut-Benetti, alza la voce e fa sentire il parere di chi questa fetta di città la fa andare avanti con le proprie mani. «Non dovremmo essere noi ad aver paura - afferma - quanto la Port Authority: se con il tempo le cose non si sistemeranno, adotteremo iniziative forti».
 All’indomani dell’ultimatum dell’amministratore delegato Vincenzo Poerio, i lavoratori Azimut hanno indetto un’assemblea straordinaria, che ha registrato una partecipazione molto ampia: «Siamo molto soddisfatti dell’incontro della mattina - prosegue Raffaelli - oltre ai dipendenti della Benetti erano presenti anche quelli delle ditte appaltatrici».
 Ai lavoratori non è piaciuto granché l’aut aut dei vertici del cantiere dei superyacht ma pensano che sia «solo un modo per far capire la gravità della questione».
 Gli esponenti sindacali sono d’accordo con l’assessore Picchi: «Niente allarmismi, meglio cercare un equilibrio tra differenti istanze. Ma se vengono minacciati i nostri posti di lavoro, siamo pronti a far sentire le nostre ragioni. Tutte le decisioni verranno prese in accordo con chi rappresentiamo e in totale democrazia, cosa che a quanto pare non sta facendo Gallanti».
 La linea adottata dall’Rsu è chiara: dialogo, coesistenza, soluzioni comuni. Ma se le discussioni ai vertici rischiano di ricadere sui lavoratori, allora le cose cambiano. «L’ho detto e lo ripeto: noi siamo per Livorno, per il cantiere livornese e per i lavoratori. Ben vengano altre centinaia di posti di lavoro. Ben venga un piano che permetta di dividere il porto in modo da accontentare tutti. Stiamo dalla parte dei dipendenti di Benetti ma anche da quella dei riparatori. Il piano dovrà essere regolamentato e vantaggioso per tutti. Ma se verranno intaccati i posti di lavoro, sarà battaglia».

Porta a Mare, nuovo puzzle
 
Ecco il piano per far convivere riparazioni, case e yacht
 
 
 
Il sindaco: ancora da definire, ma saranno solo ritocchi. Niente volumi in più né indici edificatori extra
 
 LIVORNO. Senza far troppo sforzo di fantasia, nelle riunioni riservate l’hanno definita la “quadratura del cerchio”: come tenere pub e villette della Porta a Mare nello stesso fazzoletto di bagnasciuga insieme agli yacht chic di Azimut Benetti, alle riparazioni navali nei Bacini, alle barche dentro il Porto Mediceo.
 Ci vorrebbe un miracolo, e in effetti nel linguaggio corrente la “quadratura” lo è: un po’ come la moltiplicazione dei pani e dei pesci e, in modo meno evangelico, delle “Slp” e dei metri cubi. Eppure nella geometria classica a suon di riga e compasso è una soluzione impossibile: finché non si va a cercarla fuori dai recinti dell’algebra “tradizionale”.
 Pi greco a parte, dev’esser per questo che giorni fa, all’uscita dal quartier generale dell’Autorità Portuale, sono stati notati tre “ambasciatori” di Porta Medicea, la società nata dall’alleanza fra le maxi-coop emiliane (Igd Siiq, al 55,1% in mano a Unicoop Tirreno e Coop Adriatica, la Cmb Carpi) che è entrata nella Porta a Mare per averne la regia della parte immobiliare.
 Difficile interpretarla come una visita di cortesia: più probabile che si stia trattando una qualche versione bis dell’identikit della Porta a Mare. A partire da una scelta chiara dell’Authority: Bacino galleggiante e Bacino grande non spariranno di lì, anzi a un passo dal nuovo identikit della Darsena Morosini ci sarà un polo di riparazioni navali. Parola del presidente Giuliano Gallanti.

LETTERA A ROSSI  A confermare le grandi manovre è anche un altro tassello del puzzle: secondo fonti solitamente bene informate, il 22 giugno è partita da Palazzo Rosciano una lettera scritta in tandem con il Comune per chiedere alla Regione un faccia a faccia sulla Porta a Mare.
 L’incontro (direttamente con il governatore Enrico Rossi?) viene dato per già fissato: alcune fonti parlano del 20 luglio, altre insistono su qualche giorno più tardi. Servirà per avere l’ok da Firenze per rimodulare l’identikit della Porta a Mare? E’ quanto sostengono alcuni interlocutori che preferiscono mantenere l’anonimato. Altri invece ribadiscono che si tratta semplicemente di una verifica (con modifica?) dello stato di attuazione dell’accordo del 2007.
 Tutto nasce dal fatto che, nel Piano operativo triennale (firmato Piccini), per la patata bollente delle riparazioni navali era previsto una prospettiva di spostamento in Darsena 1, ma solo una volta che l’espansione dei piazzali a mare con la realizzazione della Piattaforma Europa avrà consentito di spostare i traffici che adesso occupano la Darsena 1. Questa impostazione ha un punto di forza (elimina l’eterna contrapposizione fra riparazioni e Porta a Mare) ma anche uno di debolezza (finché non c’è la Piattaforma Europa tutto resta nel limbo di una transitorietà che scoraggia ogni significativo investimento infrastrutturale).

DIBATTITO IN FIAMME  Ma lasciar lì i Bacini senza neanche immaginarli altrove equivale a innescare conflitti con le altre destinazioni d’uso: niente lo prova meglio della reazione dei vertici di Azimut, senza contare che su quest’aspetto si è infiammato il dibattito.
 E allora, dove si troverebbero i margini per rendere possibile la coesistenza di attività che fanno a cazzotti? Non è forse vero, come viene riferito ogni volta che salta fuori il problema, che una relazione 2005 dell’Asl indica l’incompatibilità fra i bacini («così come sono») e il resto delle attività?
 Un primo segreto sembra stia proprio in quelle parolette: “così come sono adesso”. Nel puzzle del piano-bis che siamo riusciti a ricostruire tassello dopo tassello, si postula una riduzione dell’impatto ambientale dei Bacini. Favole o come? Gli interlocutori si affidano a un’accoppiata di elementi. Uno: il nuovo polo bacini si specializzerebbe sul fronte delle navi da crociera («richiedono più interventi su arredi e meccanica, meno sabbiature e con polveri meno impregnate di oleosi inquinanti rispetto a una petroliera ad esempio»). Due: le opere di mitigazione e copertura ridurrebbero la dispersione di polveri e rumori («esistono tecnologie ben collaudate nel settore»). A chi, di fronte a un simile scenario, mette sul tavolo la questione degli alti costi, viene risposto che: 1) il futuro bando selezionerà soggetti investitori in grado di avere le spalle finanziarie per reggere un tale standard di investimenti; 2) comunque sia, «le compatibilità si misurano a partire dalla salvaguardia di Azimut e Porta a Mare», cioè sono i Bacini che devono darsi le misure di salvaguardia per coesistere e non viceversa.

IL SEGNO DELL’ARMONIA  «Bisogna aprire una discussione, - dice il sindaco Alessandro Cosimi - le idee di Gallanti sono uno stimolo a cercare soluzioni innovative. ben venga la maggiore armonizzazione possibile, ovviamente fatto salvo quel che è già deciso: non si torna indietro sulla Porta a Mare, non si torna indietro sulla presenza di Azimut Benetti». E chiusa qui: anche perché, di fronte agli interrogativi del cronista, «finora non c’è nessun elemento di concretezza, semmai il bisogno di capire tutte insieme questioni che in passato sono state affrontate inevitabilmente sull’onda dell’emergenza».
 Comunque la pensi il sindaco, la concretezza è anche lo “scoglio” delle case: possibile che la società immobiliare, che in tasca l’ok a un tot di mattoni e metri cubi vista mare, stia zitta di fronte alla possibilità di veder diminuire l’appetibilità delle proprie volumetrie? A quanto è stato possibile ricostruire, le istituzioni livornesi sembrano contare sul fatto che l’evoluzione del mercato immobiliare ha reso meno remunerativo puntare sulle residenze turistico-alberghiere. Dunque, potrebbe essere la stessa società immobiliare ad avere voglia di non destinare più a tale scopo i volumi previsti sul Molo Mediceo. Ipotesi: nella parte che guarda la città (e il futuro porto turistico), pub e ristorantini; nella striscia lato bacini, spazio ad attività di servizio alla piccola nautica locale.

NIENTE INDICI EXTRA  Sta di fatto che tutte le fonti di Palazzo civico battono sul solito tasto: nessuna variazione nei volumi complessivi da costruire, nessun aumento degli indici edificatori («né all’interno né all’esterno della Porta a Mare»). E allora, come si quadra il cerchio delle compatibilità stavolta economico-immobiliari? Dato questo doppio paletto, l’unico scenario realisticamente praticabile sembra quello d’uno spostamento di volumi, anzi di case, da una zona all’altra dentro il perimetro della Porta a Mare: in questo rosario di ipotesi e possibilità, non c’è niente di definito né di definitivo. Non è dato sapere, perciò, se questo gioco di spostamenti interni possa coinvolgere anche l’albergo nella zona ex Lips: magari riducendo la dimensione dell’hotel a vantaggio di abitazioni.

PD CANTIERE
 
Prima di tutto va salvaguardata l’occupazione
 
 
 
 


 LIVORNO. «La nostra posizione si pone nell’ottica della tutela e dello sviluppo occupazionale, a patto che tra il compartodelle riparazioni e quello produttivo vi sia compatibilità». Scende in campo il direttivo del circolo lavoro Pd Cantiere navale per mano del segretario Miriano Golfarini, augurandosi che tale compatibilità sia capace di dare continuità occupazionale ai riparatori ma, al tempo stesso, la assicuri anche «a una realtà produttiva che in uno scenario di instabilità occupazionale (sul territorio non solo regionale) proipone scenari lungimiranti in termini di carichi di lavoro».
 Prima di tutto viene il lavoro, dice il circolo Pd: è all’occupazione che va finalizzato ogni intervento. Il Pd sottolinea altresì che lo sviluppo della Porta a Mare è stato il frutto di scelte della città che hanno guardato lontano e deriva da un accordo a Roma con tutte le istituzioni livornesi e regionali, oltre a numerosi ministeri.

PARDINI (CISL)
 
Bene il piano di Gallanti ma ora serve un patto per un porto-comunità
 
 
 
 
 LIVORNO. «Un buon cambio di passo»: così Giovanni Pardini, numero uno della Cisl livornese, giudica il piano presentato dal presidente dell’Authority Giuliano Gallanti. Ma ora - avverte - c’è bisogno di «sostenerlo con un patto sociale che decida finalmente di fare “comunità” nel porto».
 E’ indispensabile - sottolinea Pardini - più sprint per superare i ritardi che la Cisl denuncia da tempo e prendere di petto le questioni più spinose. Ma sempre all’insegna della volontà di evitare che fra i vari soggetti sociali, imprenditoriali e istituzionali del porto vi siano divisioni, «com’è avvenuto in passato per difendere rendite di posizione sempre più fragili».
 A giudizio di Pardini, «l’idea del porto ferroviario è positiva e realistica ed è forse l’unica via d’uscita per ridare affidabilità e competitività al nostro scalo, che sappiamo vive in una situazione emergenziale dovuta ai problemi dei dragaggi e alle problematiche inerenti l’accessibilità». Ben venga dunque l’attenzione per convincere le Ferrovie a «investire con determinazione nel nostro scalo, che può diventare davvero il porto della Toscana».
 Come fare per invertire la rotta? Pardini indica: 1) occorre costruire «dentro e fuori dal porto» un patto sociale che «condivida alcune scelte essenziali» e, in tempi brevi, «sostenere l’Autorità portuale e il suo presidente nell’affrontare le urgenze e lidee per sviluppare la potenzialità del nostro porto che non è di pochi bensì di tutta la comunità»; 2) ben venga un processo di razionalizzazione degli spazi di banchine e piazzali» per «costituire terminal specifici e competitivi»; 3) è necessario «contenere i costi dei servizi tecnico-nautici, rimorchio e ormeggio».
 La sottolineatura relativa alle riparazioni navali mette l’accento sul fatto che «sono un plusvalore ineludibile per il porto» e devono trovare una collocazione definitiva per dare occupazione ma in zona che sia «compatibile con le attuali situazioni produttive e occupazionali quali Azimut» per non veder compromessi «l’insediamento e gli ingenti investimenti presenti e futuri di questa importante azienda della grande nautica».


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