Confindustria Livorno Massa Carrara
News
Formazione
Login
Esci

Bellabarba: «A Livorno chiedo di farci lavorare Questi sono criminali» - Il Tirreno Livorno lunedì 18 luglio

 

In fumo 50mila euro Altrettanti ne serviranno per ricomprare i teloni
 
 LIVORNO. «Qui non si tratta più di proteste, ma di criminalità. Se questa è l’aria che tira per gli imprenditori...». Paolo Bellabarba è uno dei titolari della società che costruisce la discarica sul monte La Poggia. Mentre i vigili del fuoco sono al lavoro per spegnere le fiamme tiene le mani intorno alla testa: «Ora basta...».
 Nella notte tra l’11 e il 12 luglio ha dormito in via del Limoncino «per paura di danni ai camion e al carico»: un gesto come questo se lo aspettava.
 «Il timore c’era. Ne avevamo discusso in società, in famiglia, ma con la speranza che alla fine non sarebbe successo niente. Comunque avevamo iniziato le pratiche assicurative per toglierci qualche pensiero... non abbiamo fatto in tempo, il materiale è stato danneggiato prima».
 Tra i contrari alla discarica c’è chi pensa che i sabotaggi (prima i mezzi, poi il materiale) siano una montatura, un modo per passare da «vittime». Come risponde?
 «Scusi, ma quale sarebbe il beneficio? Di immagine? Sono appena andati in fumo 50mila euro, me ne serviranno altrettanti per riacquistare il materiale. E poi dovrò spendere soldi per smaltire i teli incendiati: circa 200 euro a tonnellata. Faccio l’imprenditore, non sono noccioline. Senza contare che l’autorizzazione a gestire la discarica è di sette anni: due sono già passati, ogni giorno in più di chiusura ci fa perdere soldi».
 Avete già contratti con aziende?
 «Contratti no, non sarebbe ancora possibile. Contatti molti, soprattutto con realtà del territorio: portuali, edili...».
 Quando pensate di aprire, considerando il danno?
 «Faremo subito un nuovo ordine, a fine mese sarà tutto pronto. Prima di settembre vogliamo partire. Abbiamo già speso due milioni e mezzo, senza contare l’acquisto dell’area. Ora dobbiamo cominciare a rientrare...»
 Perché non ha fatto mettere telecamere o vigilanza fissa intorno alla cava?
 Bellabarba risponde di getto e per un attimo perde la sua nota flemma: «Forse, ingenuamente, pensavamo che Livorno fosse una città in cui lavorare serenamente. A questo punto sono costretto a pensare che qui chi fa impresa non è più al sicuro».
 Poi aggiusta un po’ il tiro: «Crediamo in questo progetto e crediamo nella città di Livorno. La società Bellabarba è nata praticamente insieme a me, nel 1968. Realtà come la nostra non vengono fuori da nulla: alle spalle ci sono sacrifici, soddisfazioni, discussioni. Non abbiamo intenzione di mollare: andiamo avanti perché consideriamo questo sabotaggio un evento straordinario. Gravissimo, ma straordinario. Vorremmo, insomma, che restare un gesto isolato. Basta che ci si renda conto, che tutti si rendano conto, che qui non si tratta più di protesta, ma di vera e propria criminalità».
 Cosa vi aspettate ora?
 »È chiaro che non sta a noi trovare i responsabili e francamente non saprei cosa dire. Ovviamente abbiamo sporto denuncia contro ignoti. Ma soprattutto ci aspettiamo che la politica, le istituzioni, pronuncino parole chiare.
 Un’impresa come la nostra, che ha tutte le autorizzazioni del caso, che è stata autorizzata dagli enti locali, deve poter lavorare seriamente e in sicurezza. Altrimenti è il caos e creare opportunità di crescita in questa città diventa difficile...».

SCHEDA
 
 
 
 
 Nel 2009 la Provincia ha autorizzato il «ripristino ambientale» dell’ex cava del Limoncino che sarà trasformata in una discarica di «rifiuti speciali, non pericolosi, a basso contenuto organico». Il letto della discarica si estende per 3,5 ettari e nel punto più profondo arriva a 4 metri. Può contenere 560mila metri cubi di materiale (circa 900 tonnellate). L’autorizzazione dura 7 anni.

Dura condanna del Comitato
 
«Solo chi non ama questa collina può averlo fatto»
 
 
 
 
 LIVORNO. Il comitato che da mesi si oppone alla realizzazione della discarica sulla cima del monte La Poggia prende le distanze dal gesto che ieri mattina avrebbe potuto mandare in fiamme mezza collina: «Solo chi non ama questi terreni poteva rischiare tanto...»
 Appresa la notizia delle fiamme gli abitanti - che da agosto protestano giorno e notte - hanno condannato il sabotaggio e sottolineato che «ci muoviamo e ci muoveremo nella legalità». «In relazione all’episodio verificatosi l’altra notte - si legge in una nota a firma del comitato - esprimiamo ferma condanna per ogni forma di violenza e di violazione della legalità. Confermiamo che l’azione del comitato in funzione antidiscarica proseguirà nelle forme dell’informazione, della sensibilizzazione della cittadinanza e delle vie giurisdizionali, rifiutando ogni provocazione e ogni forma di lotta non legale».
 Condanna anche dalla Cna che per voce del direttore Marco Valtriani esprime «piena e convinta solidarietà all’azienda sottoposta a intimidazioni che non possono trovare tolleranza o giustificazionhi nel nostro territorio».

Attentato incendiario al Limoncino
 
Bruciati i teli speciali per la discarica, ha rischiato di andare a fuoco il bosco
 
 
 
 
 LIVORNO. Le fiamme sono divampate nella notte tra sabato e domenica, poco dopo l’una. Un ex dipendente della società Bellabarba, che vive proprio sul monte La Poggia, ha alzato il telefono e dato l’allarme: «Paolo c’è fumo nella cava, l’ho visto dalla Variante...».
 Sono passati pochi secondi e i telefoni della centrale operativa dei vigili del fuoco hanno iniziato a squillare. Il caos: qualcuno ha appicccato il fuoco ai teli appena arrivati dalla Germania per impermeabilizzare l’ex cava del Limoncino, in fase di trasformazione in una discarica di rifiuti speciali, inerti.
 L’ultimo, delicatissimo capitolo di una vicenda altrettanto delicata che ormai si trascina da mesi. Almeno da quando, quasi un anno fa, è iniziata la battaglia a suon di carte bollate e blocchi del traffico icrociati tra il comitato degli abitanti e la società che nel 2009, dopo una serie di conferenze di servizi, ha ottenuto dalla Provincia tutte le autorizzazioni per «ripristinare» la cava, trasformandola in una discarica di inerti.
 Ieri mattina, oltre ai vigili del fuoco, sul monte La Poggia sono arrivati gli agenti della digos e della scientifica, che hanno dato il via alle indagini.
 Stando ai primi accertamenti qualcuno si sarebbe intrufolato nel sito industriale passando da un cancello secondario, che si trova nel bosco, poco sotto al materiale incendiato. Secondo gli inquirenti, infatti, le fiamme sarebbero sicuramente dolose perché i teli impermeabilizzanti di polietilene (una quindicina, di tredici quintali ciascuno) non avrebbero potuto prendere fuoco per autocombustione di notte, in certe condizioni climatiche.
 In fumo sono finiti 50 mila euro di materiale, ma se si considera la spesa per la nuova commessa e per lo smaltimento dei teli anneriti (diventati rifiuto pericoloso) la cosa peserà sui conti di Bellabarba per circa 110mila euro.
 Il materiale - lo stesso vigilato qualche notte fa dai lavoratori e dagli imprenditori che hanno dormito in via del Limoncino «per paura di danni» - si trovava sopra al letto della discariva ancora vuota, sulla sponda ovest. Quella, appunto, più vicina al cancello che dà sul bosco.
 Dal lato opposto si trovavano anche il materassino bentonitico e alcuni rotoli di tessuto anti-punzonatura: insieme ai teli andati in fiamme, saranno stesi sul letto di cava per evitare che i rifiuti entrino in contatto col terreno. Gli operai di Bellabarba hanno già rimontato anche la pesa che sarà utilizzata per pesare, appunto, le terre da smaltire: i teli rappresentano, quindi, l’ultimo tassello prima dell’entrata in funzione della discarica.
 I soldi andati in fumo nella notte non sono certo noccioline. Ma peggio sarebbe stato se le fiamme fossero divampate nel bosco, distante solo pochissimi metri.
 Tra l’altro sotto l’area andata a fuoco vive anche l’avvocato Patrizio Rossi, che difende le istanze dei frontisti e che ieri mattina ha subito condannato il gesto insieme ai rappresentanti degli abitanti (in alto la lettera del comitato).
 Per spegnere le fiamme ci sono volute quasi due ore. Ci vorrà molto di più per stemperare la tensione sul monte La Poggia. Le indagini stanno andando avanti a 360 grandi: nel mondo delle proteste, ma anche in quello imprenditoriale.
 Intanto Bellabarba avverte che «crediamo in questo progetto e andiamo avanti, ma questo è un atto criminale, qualcuno intervenga...».
J.G.


Argomenti
Condividi

Altri articoli di Formazione

News Correlate

Scopri anche...

Aziende che si occupano di

Ricerca Innovazione

    

Network di Sistema

Ance Massa
Disponibile su:
UP