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Industriali e sindaco dal palco sboccia l'idillio «Ora collaboriamo» - Il Tirreno Livorno
CRISTIANO MEONI
LIVORNO. E’ ormai qualche anno che l’assemblea annuale degli industriali ha espunto dal dibattito qualsiasi polemica con le amministrazioni e la politica. Ma ieri mattina, nell’auditorium della Camera di Commercio, davanti agli imprenditori di tutta la provincia, si è andati oltre. Dalla non ostilità alla aperta collaborazione, soprattutto con il sindaco Cosimi che ha raccolto l’invito del presidente di Confindustria Andrea Gemignani a «camminare insieme». Il momento è grave, la finanza pubblica rischia il crac e il Paese è chiamato a uno sforzo di coesione straordinario.
«Non abbiamo scelta, dobbiamo camminare insieme» dice Cosimi, terminando il suo intervento. E Gemignani subito raccoglie: «Grazie della tua disponibilità, lo prendiamo come un impegno a vederci presto e ad avviare una collaborazione».
Questo clima di “vogliamoci bene” informa la relazione letta da Gemignani all’assemblea. Una enunciazione di problemi - dai rifiuti speciali che non si riescono a smaltire alla concorrenza sleale in porto - ma non di colpevoli. Una relazione di fine mandato, dato che Gemignani è all’ultimo anno di presidenza e non potrà essere rieletto.
Il sunto del discorso del presidente confindustriale è che i dati occupazionali sono drammatici (la disoccupazione giovanile è al 36,7%) e «il rischio di deindustrializzazione è purtroppo diventato realtà». E se l’industria va male, non se la passa meglio «l’altro volano dell’economia provinciale, il porto». Dove «l’organizzazione del lavoro, il rispetto delle regole, la certezza della loro applicazione sono indispensabili. La continua distorsione della concorrenza e del mercato, se non corretto, continuerà a produrre profondi guasti nel tessuto economico». Quello che serve sulle banchine, secondo Gemignani, «è un mutamento storico rispetto agli approcci difensivi, orientati solo al giorno per giorno, alla cattura di un piazzale, di una banchina o di un contratto a proprio vantaggio». Un passaggio volutamente ambiguo, che potrebbe essere interpretato come un attacco a quelle aziende, come Sintermar ed Elia, accusate di aver forzato le regole. «Ciascuno può vederlo come crede, ma non è così - spiega Gemignani, al termine dell’assemblea - Il messaggio è che bisogna lasciarsi alle spalle questo fardello di conflitto e avviare una fase nuova di confronto».
Il contesto in cui operano le aziende del territorio non è cambiato. Le utilities sono inefficienti e costano troppo, non si riesce a trovare una soluzione per smaltire i rifiuti speciali e, quando si tratta di fare delle scelte, si è succubi dei comitati. Ma l’invito a lavorare insieme, raccolto dal Comune, vale un’assemblea. Che per il resto si è snodata su binari abbastanza scontati. Con il presidente dell’associazione dei porti europei, Patrick Verhoeven, che ha parlato dell’importanza dei corridoio e delle reti europee - dove Livorno è rientrata dopo l’esclusione dalla prima lista di porti prioritari. Con l’assessore regionale Ceccobao che ha confermato la scelta della Regione di investire sul porto (51,5 milooni di euro per la foce dello scolmatore). E con le stimolanti riflessioni di Massimo Paoli.
Al termine dell’assemblea, Gemignani tira le fila del discorso: «Abbiamo voluto aprire la nostra assemblea con l’Inno di Mameli. Ecco, il senso è proprio in quello “stringiamci a coorte”: insomma facciamo quadrato, politica e imprese, perchè il momento è difficile».
«Per il porto ho un disegno illuministico»
LIVORNO. «Già dal comitato portuale, faremo una scommessa. Ho qualche dubbio, ogni tanto, che venga raccolta ma se non è così questo porto non ha un grande futuro davanti a sè». Giuliano Gallanti, presidente dell’Autorità Portuale, invita gli operatori di quella che insiste a chiamare «comunità portuale» a mettere da parte particolarismi, egoismi, individualismi. Oggi, al comitato portuale, presenterà - dice lui - «un disegno un po’ illuministico e astratto del porto ideale. Calarlo nella realtà sarà un problema delicato, ma ribadisco che questo porto, se accetta la sfida, ha grandi potenzialità, può diventare il primo porto ferroviario d’Italia. A Genova devono spendere 5 miliardi per fare il valico, qui il valico lo abbiamo già, basta collegarsi alla rete nazionale. Ma è accettabile che in Svizzera non ci sia un solo contenitore che arriva dai porti italiani?».
Massimo Paoli, economista, dà atto a Galanti di aver «finalmente» affrontato i nodi strutturali: fondali e collegamenti ferroviari. Attraverso una serie di slide, ha messo la platea degli industriali di fronte alla realtà di un contesto che sta velocemente mutando. Contaneirizzazione, gigantismo non solo delle navi - a fine anno debutterà una Maersk da 18mila teus - ma degli operatori logisti, automazione spinta dei processi: queste le tendenze in atto che rischiano di tagliare completamente fuori Livorno dal giro dei porti. E dire, come ha ricordato Paoli con alcuen tabelle, che eravamo il primo porto italiano nel 1986...
C.M.
IN BREVE
Silenzio. Prima dell’asseblea è stato osservato un minuto di raccoglimento per il parà ucciso in Afghanistan
Inno di Mameli. Subito dopo, l’Inno di Mameli per il 150esimo dell’Unità. Cantato da molti, compreso il presidente Gemignani.
Kutufà e le banche. Attacco del presidente della Provincia Giorgio Kutufà alle banche: «Con la vicenda Lucchini ho constatato personalmente la debolezza del sistema bancario. E anche del sistema politico. Il governo non è riuscito a convincere nessuna delle sei principali banche a dare 1 milione e 200 mila euro di credii di firma».
Nardi e i sedimenti. «Per togliere tre metri e mezzo di sedimenti dallo scolmatoreè stata fatta la storia geologica del sito... con ben 25 tabelle. Non mi meraviglio se ci vogliono vent’anni per fare le cose» dice il presidente della Camera di Commercio Roberto Nardi.
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