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Limoncino. Respinto il ricorso del Comitato - La Nazione Livorno

 

«CASO LIMONCINO» E L’AVVOCATO ROSSI RICORRERà AL COLLEGIO DEL TRIBUNALE

Per il giudice Grassi: «Le autorizzazioni per la discarica sono definitive»
di MONICA DOLCIOTTI
— LIVORNO —
IL GIUDICE Emilia Grassi con ordinanza del 5 luglio ha respinto il ricorso firmato da 24 persone appartenenti al Comitato per la salvaguardia della cava di Monte La Poggia che avevano chiesto un provvedimento di urgenza che bloccasse la costruzione della discarica (ad opera della ditta Bellabarba che è proprietaria del sito ed è stata assistita dall’avvocato Giovanni D’Abramo). Il Comitato, da parte sua, ha dato mando all’avvocato Patrizio Rossi di ricorre al collegio del tribunale di Livorno contro l’ordinanza del giudice cautelare.
I ricorrenti contestavano la dislocazione della discarica in un luogo non sicuro, un rischio imminente e irreparabile per la loro salute. Di qui la richiesta di bloccare i lavori alla cava di Monte La Poggia a tutela della loro salute e del godimento dei loro beni. E la richiesta di interdizione della localizzazione della discarica alla cava di Monte La Poggia (di proprietà Belma Immobiliare della famiglia Bellabarba). In ipotesi subordinata, esistendo il timore fondato che dalla discarica possa derivare danno alle cose e alle persone, i ricorrenti chiedevano che il giudice vietasse la continuazione dell’opera adducendo rischi ambientali e la inidoneità del sito. Nel ricorso è stanto anche enunciato il timore per il possibile conferimento nella discarica di rifiuti pericolosi invece che non pericolosi.
Il giudice Grassi ha respinto il ricorso e ha motivato così la sua decisione affermando che «la questione della scelta del sito compete alle amministrazioni locali. Per cui competente è il giudice amministrativo» cioè il Tar. Inoltre il ricorso d’urgenza «deve essere strumentale rispetto ad una azione di merito che attiene sempre alla sfera di competenza del Tar».
INSOMMA la scelta del luogo per la discarica è sindacabile secondo il giudice Grassi solo davanti al giudice amministrativo, ma anche volendo «oggi non è più possibile perché gli atti autorizzati sono diventati definitivi e non più impugnabili». E anche a prescindere da tali considerazioni, per il giudice Grassi «la domanda proposta dai ricorrenti è infondata anche per ciò che riguarda il danno ipotizzato in relazione sia alla pericolosità dei rifiuti, sia alla possibile infiltrazione di percolato dalla discarica nei terreni sottostanti e nelle falde acquifere perché non hanno fornito alcuna prova». E nemmeno nella relazione geologica allegata al ricorso. Sulla natura dei rifiuti che saranno conferiti in discarica il giudice sottolinea che «le loro caratteristiche sono stabilite per legge, cioè la non pericolosità, per cui il Comitato non ha fornito elementi di prova per dimostrare il contrario.

«CASO LIMONCINO» LA DECISIONE DEL GIUDICE URGESE. LA PRE-RELAZIONE SARà CONSEGNATA IL 15 LUGLIO
«E la strada non può essere toccata in attesa della consulenza»
«LA STRADA del Limoncino deve rimanere com’è fino a quando non si saranno pronunciati i consulenti», lo ha deciso il giudice Roberto Urgese quando ha chiesto ad uno dei consulenti, un ingegnere dell’Università di Pisa, una prerelazione che gli sarà consegnata il 15 settembre. In sostanza nell’udienza del 6 luglio il giudice ha detto «no» a modifiche, di qualsiasi natura siano allargamenti della strada, potature delle siepi. Lo stato dei luoghi, come si dice in gergo giudiziario, non deve essere modificato anche per permettere al pool di consulenti di fare le perizie e quindi di fornire un quadro della situazione il puiù possibile aderente alla realtà. La decisione del giudice Urgese è arrivata dal momento che l’avvocato Patrizio Rossi, che tutela i diritti dei residenti, aveva presentato nelle settimane scorse, dopo la potatura delle siepi, un’istanza al giudice nel quale gli chiedeva di pronunciarsi su una vicenda, quella della strada del Limoncino e della discarica di Monte La Pogggia, molto complessa e delicata. Intanto ieri mattina è arrivato a Monte La Poggia il telo che dovrebbe impermeabilizzare la discarica una volta terminati i lavori. Si tratta ovviamente di un telo particolare che dovrebbe costare sul milione di euro.
E I RESIDENTI non hanno gradito questo arrivo e gli animi di alcuni di loro si sono subito surriscaldati. E comunque sotto questo aspetto non sarebbero possibili lamentele di carattere giudiziario. E’ nel diritto dell’impresa.
m.n.


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