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Lucchini, il rilancio è possibile - Il Tirreno Piombino
«Acciaio in ripresa e flussi di cassa positivi nonostante le riduzioni produttive»
I sindacati mantengono ferma la barra sul ciclo integrale
LUCA CENTINI
PIOMBINO. «Il primo passo l’abbiamo fatto, ora lavoriamo al futuro della Lucchini». E’ questo - in sintesi - il pensiero dei sindacati nel giorno della riflessione, dopo l’ok delle banche alla ristrutturazione del debito da 770 milioni, ottenuto mercoledì a Roma.
La mobilitazione di questi giorni è servita a qualcosa. L’ok al piano mette prima di tutto al sicuro le imprese dell’indotto. La parte più debole dell’universo Lucchini che, in caso di commissariamento, avrebbe rischiato il tracollo. L’ipotesi di un concordato preventivo avrebbe congelato il credito delle imprese nei confronti di Lucchini, che si attesta intorno ai 110 milioni di euro. «L’intesa garantisce liquidità e dà ossigeno a tutto il sistema - spiega il segretario provinciale Uilm, Vincenzo Renda - Lucchini ha pattuito con le aziende un piano di rientro del debito. Da maggio i pagamenti dell’azienda sono regolari, mentre il regresso viene rateizzato».
L’accordo raggiunto al ministero con il pool delle banche garantisce il rifinanziamento dell’azienda con 78 milioni di prestito ponte e 48 milioni in lettere di credito. E il debito da 770 milioni è congelato per 7 anni. Oltre a questo le banche hanno ottenuto una proroga dei tempi di vendita del Gruppo Lucchini. Nella struttura originaria dell’intesa con le banche il termine per la cessione del gruppo siderurgico era stabilita: dopo un anno dalla vendita di Ascometal, attesa nei prossimi giorni. La modifica sposta la vendita della Lucchini entro il 2014, lo stesso anno indicato per il rifacimento dell’Altoforno.
«Andare fino al 2014 può essere un rischio o un’opportunità - commenta il segretario provinciale Fiom, Luciano Gabrielli - da un lato una ripresa del mercato potrebbe aiutare Lucchini a generare profitti, ridurre il debito e tornare appetibile per un acquirente. Il rischio c’è invece se nessuno sosterrà gli investimenti previsti. Così lo stabilimento finirebbe per esauririsi».
Il piano dei sindacati è chiaro. L’ok delle banche dovrà dare la spinta necessaria a rilanciare il Gruppo. Un rilancio che per Piombino ha per i sindacati segue una strada obbligata: «Il passo successivo deve essere coerente con il mantenimento di una prospettiva qualificata - si legge nel comunicato di Fim, Fiom e Uilm nazionali - che comprenda la conservazione del ciclo integrale a Piombino. Manterremo ferma la richiesta di rilancio dell’intero gruppo, richiedendo che queste scelte diventino vincoli anche per tutti gli interlocutori interessati all’ acquisto della Lucchini».
Secondo i sindacati l’ok delle banche arriva in una fase di leggera ripresa per lo stabilimento di Piombino, tornato a generare flussi di cassa positivi nonostante i ritmi produttivi siano ancora al di sotto degli standard. Le condizioni del mercato, con la fermata già programmata dal 3 al 16 agosto dell’Afo e la ventilata cessione di Ascometal garantirebbero al gruppo siderurgico un margine di manovra adeguato fino a settembre. Quando, esaurito l’iter tecnico, il prestito ponte dovrebbe essere disponibile. Ci sono le condizioni, insomma, per pensare con più calma agli scenari futuri. «Il risultato ottenuto a Roma va consolidato - sostiene Fausto Fagioli, segretario provinciale Fim - ora dobbiamo pensare alle prospettive industriali. Abbiamo chiesto all’azienda di chiarire, entro luglio al ministero, il piano industriale di tutti i siti nazionali. Per Piombino le nostre idee sono chiare. Continueremo a lavorare con le istituzioni per difendere il ciclo integrale e tutti i lavoratori». Oggi in consiglio di fabbrica i segretari di Fim, Fiom e Uilm spiegheranno i dettagli dell’accordo.
Il risanamento
Il risanamento
Primi soldi a settembre
Per il momento i punti dell’accordo sono scritti in inglese in una email. Inizia ora l’ultima fase di lavoro che banche e Lucchini hanno affidato a Stefania Chiaruttini che dovrà presentare al tribunale di Milano l’“asseveramento”, ovvero la certificazione della sostenibilità dell’accordo. Il tribunale dovrà omologarlo e, considerando le ferie, è necessario che tutto sia presentato almeno a metà luglio, per rendere disponibile a settembre la nuova liquidità.
Con l’accordo si sbocca anche la fase del rinnovo del Cda. Sono previsti un presidente, un ad e un supermanager nominato dalla Lucchini su tre nomi proposti dalla banche: non avrà poteri esecutivi ma il suo parere sarà vincolante per gli investimenti.
Nel frattempo ieri a Parigi i vertici Lucchini hanno incontrato i sindacalisti di Ascometal, un passo formale previsto dalla legge francese per avviare la vendita. Resta l’incognita su quanti dei 300 milioni offerti dal fondo Apollo finiranno alla Lucchini e quanti andranno a ripianare il debito.
RETROSCENA
Il gioco di squadra ha centrato il risultato positivo
PIOMBINO. E’ stato un vero gioco di squadra a permettere di raggiungere in extremis l’accordo che ha dato un nuovo respiro alla Lucchini. Le telefonate alle banche più reticenti e all’adivisor Rotschild sono proseguite incessantemente dall’ufficio del sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia. Ma l’intreccio delle pressioni sulle banche era già partito giorni prima. I pricipali protagonisti, oltre a Saglia, il sindaco Anselmi, il presidente della Provincia Kutufà, l’assessore regionale al lavoro Simoncini e il presidente di Confindustria Livorno Gemignani. Cadute le resistenze della francese Natixis, lo scoglio era rappresentato da Ubi e Mediobanca. In qualche modo già si sapeva che, anche l’accordo si stava avvicinando, le banche non avrebbero coperto l’intero finanziamento. E’ stato un weekend di lavoro per tutti. Anselmi e Simoncini hanno attivato Fidi Toscana per la ricerca di istituto di credito locali disponibili a ricoprire l’eventuale gap. Lo stesso ha fatto Gemignani, mentre Kutufà rafforzava la sua pressione su Ubi e Mediobanca. Le banche locali disponibili a coprire i 2 milioni di prestito e i 12 delle lettere di credito che non si è riusciti a strappare nell’accordo sono state trovate, anche se i nomi restano per il momento riservati.
«Ora pensiamo con più serenità al futuro»
Il sindaco Anselmi avvia la riflessione sul modello di sviluppo
«Il territorio non può restare appesso alla multinazionale di turno»
«Si sono create le condizioni per aprire una nuova fase, evitando le macerie del commissariamento che rischiava di far saltare molte imprese». La tensione di questi ultimi giorni si fa sentire ma non copre la soddisfazione del sindaco Gianni Anselmi.
L’accordo, invece, lascia spazio all’intervento di altri istituto di credito locali per coprire e 14 milioni che mancano dall’accordo. «Ora si può discutere del futuro un modo più sereno - aggiunge il sindaco - Con il sottosegretario Saglia abbiamo già aviato la ricerca di un interlocutore che dia una prospettiva industriale. Abbiamo bisogno di uno stabilimento che diversifichi il mix puntando su prodotti a maggiore valore aggiunto e di investimenti per la sicurezza e la salvaguardia ambientale».
«Certo - sostiene Anselmi - questa esperienza ci insegna. Non è corretto appendere il futuro del nostro territorio alla multinazionale di turno. È necessario metterlo in sicurezza dalla globalizzazione, dai mercati finanziari, dai costi delle materie prime. Non possimo trovarci in queste situazioni ogni tre per due».
Anselmi pensa anche che sia necessario aggiornare il quadro socio economico del territorio per capire i nuovi scenari per la siderurgia e per gli altri settori che possono garantire lo sviluppo. Per questo ha intenzione di affidare uno nuovo studio che aggiorni quelli dell’Irpet e del Cless.
«Dobbiamo capire quale prospettiva si può dare alla siderurgia, ma anche velocizzare tutto quello che si può fare fuori. Credo che in questo la città si debba impegnare di più: le certezze del Novecento sono finite e occorre legare la nostra identità ad un modello di sviluppo senza renderlo ostaggio di dimamiche esterne difficilmente controllabili». (g.p.)
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