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Dragaggi più semplici e fanghi in mare ma i tempi sono lunghi - Il Tirreno Livorno

 


Sulla nuova norma c’è già l’ok di alcuni ministeri Matteoli non porta novità: «Ma sono pronto ad ascoltarvi»
 
LUDOVICA MONARCA
 LIVORNO. I fanghi degli escavi portuali si potranno ributtare in mare, ma solo quelli più puliti. E in un futuro non vicinissimo. Al convegno sui dragaggi organizzato dall’Autorità Portuale alla stazione marittima, la rappresentante della direzione generale della protezione della natura e del mare del Ministero dell’ambiente Irene De Girolamo ha illustrato il contenuto dello schema di decreto di applicazione dell’art. 109 del dlgs 152/2006. «Si tratta di una bozza - ha precisato - che ha già ottenuto il via libera da parte dei ministeri competenti (Infrastrutture, Politiche Agricole e Sviluppo Economico), fatte salve alcune osservazioni di natura tecnica». Lo schema di decreto dovrebbe favorire una “standardizzazione dei procedimenti”, una classificazione chiara dei sedimenti dragati e una individuazione delle opzioni di gestione dei materiali di escavo, oltre a modalità di caratterizzazione ben definite che permettano di «capire quando si possono o non si possono immettere in mare i sedimenti risultanti dalle operazioni di dragaggio». Fermo restando che «lo sversamento in mare è l’estrema ratio, ed è praticabile solo per materiale di buona qualità. Il nuovo schema di lavoro cerca di definire quali debbano essere queste caratteristiche di qualità».
 I tempi però sono lunghi e le necessità del porto di Livorno impellenti. Per questo motivo era molto atteso l’intervento del ministro dei trasporti Altero Matteoli. Che a Livorno è venuto - non invece il presidente della Regione Rossi, che aveva altri impegni - ma non ha portato novità. «Il tema dei dragaggi - ha detto - è di vitale importanza per un porto italiano che voglia mantenere un alto livello di competitività e intercettare quota crescente di quei 19 milioni di container che nel 2015 si stima verranno movimentati sulle banchine di tutta l’Italia. Dobbiamo torvare il difficile punto di equilibrio tra il rispetto delle normative ambientali e il diritto di un Porto a garantire l’accesso alle navi, anche di grandi dimensioni. È per risolvere questo problema che abbiamo pensato di realizzare il disegno di legge di riforma della legge 84/94, all’esame in Senato. Vi prego di leggere il decreto e di proporre evenutali modifiche e cambiamenti. Sono pronto al dialogo e anche a smentirmi nel caso vi fossero errori o mancanze». Diverse le richieste della giornata, ma tutte racchiudono una sola parola: chiarezza. «Ciò che all’estero viene risolto in 4 anni, noi lo chiariamo in 15 - lamenta Kutufà, presidente della Provincia - Per tornare ad essere competitivi abbiamo bisogno di una normativa che dia certezze e possibilità di risoluzione rapida».

«La vasca non basta, servono altre soluzioni»
 
L’Authority: dobbiamo scavare 2 milioni di metri, la Regione ne copre solo 300mila
 
 
 
 
 LIVORNO. La prima vasca di colmata è pressochè esaurita, la seconda ancora deve essere appaltata. In mezzo c’è un buco di qualche anno. E un programma di dragaggi imponente, per far tornare il porto di Livorno competitivo.
 Aprendo il convegno, il presidente dell’Autorità Portuale Giuliano Gallanti ha dettato l’agenda: «Ci aspettiamo risposte certe e chiare in merito ad una emergenza che investe non solo il porto di Livorno, ma i principali scali marittimi italiani. Perché senza una politica seria sui dragaggi, non potremo minimamente sperare di fare di Livorno un porto al passo con i tempi, in grado di competere con il fenomeno del gigantismo navale».
 E’ toccato all’ingegner Giovanni Motta, dirigente sicurezza e controlli ambientali dell’Autorità Portuale che si occupa dell’argomento, illustrare il programma di dragaggi dell’Autorità Portuale.
 E’ di pochi giorni fa la notizia della firma dell’accordo per realizzare, entro il 2015, con l’arrivo di 51,5 milioni di euro tra fondi statali, regionali e comunitari (31 dalla Regione, di cui 11 dallo Stato), due interventi “urgenti e prioritari”: il dragaggio del canale di accesso e della Darsena Toscana e i lavori per la messa in sicurezza dello scolmatore dell’Arno. Interventi fondamentali - la Darsena Toscana si sta insabbiando e la strozzatura del canale sta mettendo in fuga gli armatori - che si aggiungono a quelli già programmati dell’Authority: il dragaggio del molo della capitaneria, del lato sud e del lato nord del Molo Italia, della banchina 75, del pontile 12. Motta elenca le cause principali per cui il dragaggio è ancora un problema, prima fra tutte la non chiara configurazione giuridica dei sedimenti che complica la loro collocazione finale. «A Livorno la prima vasca colmata è già praticamente piena, la seconda è in fase finale di costruzione, ma non è sufficiente. Il piano regionale copre solo 300.000 dei due milioni e mezzo di metri cubi che dobbiamo dragare». La soluzione? Secondo Motta solo una: la differenziazione. «La vasca colmata è solo una delle possibilità, non la risposta. Abbiamo bisogno di una normativa di riferimento chiara che recepisca i criteri europei, di procedure autorizzative meno lunghe e di riconsiderare l’inserimento dei fondali marini nei Sin. Non dobbiamo dimenticare che ad oggi i costi di smaltimento variano dai 20 ai 200 euro al metro cubo a seconda della destinazione. Come si può programmare un’attività senza avere certezza?». (l.m.)

La protesta anti-discarica
 
 
 
 
 LIVORNO. Cartelloni e mini sfilata di protesta ieri al convegno alla stazione marittima. Il comitato di Monte la Poggia ha esposto all’ingresso del convegno scritte contro la prossima apertura della discarica. «Il sindaco e la provincia - ha spiegato Graziella Garzella - dopo averci detto di rivolgerci alla procura stanno ignorando le nostre richieste. Chiediamo solo che venga rispettato il nostro diritto alla salute».


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