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Schiaffo di Zim: via da Livorno - Il Tirreno Livorno
Dopo 50 anni l’armatore sposta le sue navi a Genova
CRISTIANO MEONI
LIVORNO. E’ un bel ceffone. E brucia ancora di più sapere che Zim lascia il porto di Livorno per abbracciare quello di Genova. Ma è proprio questa l’amara verità che ieri pomeriggio l’armatore ha annunciato ai partners livornesi. Cinquantaquattro anni dopo l’arrivo della prima nave, la compagnia israeliana abbandona con le sue grandi portacontenitori le nostre banchine per approdare sotto la Lanterna. A partire da metà luglio, il servizio Zcs (Mediterraneo-Nord America-Asia- Mediterraneo), che ora tocca sia Livorno che il Vte Voltri, toccherà solo quest’ultimo scalo. A Livorno resteranno solo delle “navette” - in gergo dette “feeder” - che faranno la spola con Genova, dove sarà concentrato l’imbarco e lo sbarco dei contenitori sulla “main line”.
E’ una perdita economica secca: almeno metà del carico di Livorno (2000 teus al mese) si sposterà su Genova, dove sono già attestati i traffici ferroviari dalla Lombardia, dall’Emilia e dal Triveneto. Ma tremano anche i 25 dipendenti dell’agenzia di Zim: cosa ne sarà di loro, in prospettiva, dato che il baricentro è stato spostato in Liguria?
E tuttavia a colpire di più è lo smacco simbolico e politico, non solo perchè Zim è stato sempre l’armatore più importante per il porto di Livorno. Fa male sapere che l’armatore israeliano se ne va, ma fa più male sapere perchè se ne va.
Zim ha deciso che, in un contesto di forte concorrenzialità, non è più in grado di accollarsi gli handicap del nostro porto: il divieto di navigazione dopo il tramonto, che può far perdere tempo prezioso in caso di imprevisti; le limitazioni di pescaggio, che impediscono alle portacontenitori di viaggiare a pieno carico; l’elevato costo del rimorchio (1 milione all’anno), a cui Zim è costretta a ricorrere per accedere alle banchine. Senza considerare l’inadeguatezza delle ferrovie che costringe ad un’unica modalità di trasporto, quella con i camion.
E pensare che fino a due anni fa Zim voleva fare di Livorno il porto hub per il Mediterraneo, per spostarvi 300mila teus di trasbordi da Barcellona. Poi sono successe molte, troppe cose - ne parliamo a parte - fino alla ritirata di oggi. Ci salva, in parte, il fatto che spediscono da Livorno due grandi operatori logistici nazionali, Savino Del Bene e Giorgio Gori, che rappresentano una buona metà del carico di Zim. Ma lo schiaffo è arrivato, ed è un avvertimento per quello che potrebbe succedere con altre compagnie se non si sciolgono i nodi che bloccano il porto.
Un lungo rapporto con la città
Dall’esordio del ’57 fino al record dei contenitori
LIVORNO. La storia di Zim a Livorno è una storia più che cinquantennale. Comincia nel 1957, quando la compagnia armatoriale isreaeliana noleggia due navi italiane, la Alfonso Pellegrino e la Pertusola, per un collegamento con il porto israeliano di Haifa. Ma la linea vera e propria, a cadenza regolare, debutta nel 1960, in joint con Niagara Line. E’ una linea per il Canada e la zona dei Grandi Laghi, nel Nordamerica. Ed è la linea che darà le maggiori soddisfazioni in termini di traffici nei decenni a seguire. Negli anni ottanta, grazie a Zim, Livorno è dicventato il porto numero 1 nel Mediterraneo (record raggiunto nel 1986) per il traffico di contenitori. Il record di Zim, però, è più recente: i 100mila teus di movimentazione raggiunti nel 2007, prima della “grande crisi”. Finora quello di Livorno è stato il principale porto di Zim in Italia. Una posizione mantenuta per tanti anni, anche grazie agli eccellenti rapporti personali tra Angelo Roma, rappresentante di Zim a Livorno, e i vertici della compagnia armatoriale.
«Faremo di voi il porto n.1» poi la crisi ha cambiato tutto
Il baricentro si sposta in Liguria: tremano i 25 dipendenti livornesi Ma è anche uno smacco politico
LIVORNO. In tre anni dal paradiso all’inferno. Era il 2007 ma sembra un secolo fa: Zim raggiunge i 100mila teus di movimentazione l’anno, record di contenitori da quando è a Livorno, e medita di fare qui il porto hub del Mediterraneo. Ad alcune condizioni, però, che non si sono verificate e che sono alla base del ribaltamento di scenario: rimuovere il divieto di navigazione notturna e aumentare il pescaggio delle navi fino a 12 metri. In altre parole, allargare la bocca e il canale d’accesso del porto.
I colli di bottiglia sono rimasti e nel frattempo è sopraggiunta la crisi mondiale a rendere tutti gli armatori più esigenti. C’è la crisi, ad esempio, alla base dell’estenuante braccio di ferro per il rinnovo del contratto tra la Zim e la Tdt, il terminal partecipato da Compagnia Portuale e imprenditori genovesi dove scalano le navi battenti bandiera israeliana. Ed è in questa circostanza che si è consumato il primo strappo con Livorno: quando Tdt - allora egemonizzata da Contship - ha preteso di avere un rapporto diretto con Zim, tagliando fuori Angelo Roma e la sua preziosa mediazione di interessi. Chissà se con lui ancora “captain port” di Zim, ci sarebbe stata la fuga a Genova...
Fatto sta che, con l’arrivo della crisi mondiale, dai 100mila teus del 2007 si è scesi ai 60mila del 2010 (china che prosegue con un meno 13 per cento nei primi quattro mesi del 2011). E dal 2009, capita la musica, Zim ha cominciato a guardarsi intorno, testando Genova come eventuale alternativa a Livorno e spostandovi progressivamente traffici (prima le acque minerali da Bergamo e Brescia, infine i traffici ferroviari da Padova e Modena). Il test, purtroppo, è andato bene. (c.m.)
Un porto part-time: di notte non si naviga
Quello di Livorno è un porto che chiude al tramonto e riapre all’alba. La navigazione “notturna” non è consentita alle portacontenitori e questo è uno dei motivi dell’addio di Zim. Non ci sono, infatti, condizioni di sicurezza della navigazione tali da poter entrare e uscire dal porto di notte. Zim ha chiesto che fosse allargata di 90 metri l’imboccatura del porto, intervento che avrebbe fatto venire meno il divieto. Ma il dragaggio non è stato fatto.
Fondali troppo bassi la merce resta a terra
Un altro motivo che ha spinto Zim ad andarsene è quello delle limitazioni di pescaggio. A causa dei bassi fondali nel canale di accesso del porto e agli ormeggi della Darsena Toscana, le portacontenitori di Zim non possono “pescare” più di 11 metri e 40 cm e questo ha finora costretto le navi a viaggiare alleggerite. Capita spesso che Zim debba lasciare a terra un centinaio di contenitori. Anche per questa ragione, da un paio di anni Zim aveva dirottato parte del carico su Genova.
Necessari i rimorchiatori ma costano tantissimo
Non è stato ininfluente, nella decisione di Zim, l’alto costo dei servizi portuali, in particolare del rimorchio. Le già accennate difficoltà di accesso al porto fanno sì che le portacontenitori di Zim debbano avvalersi, per l’ingresso, di ben tre rimorchiatori, e di due per l’uscita. Con conseguenti costi, che sono diventati insostenibili per l’armatore in una situazione di forte concorrenzialità con le altre compagnie.
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