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Limoncino, anche la Procura nomina due consulenti - La Nazione Livorno
Dopo il provvedimento del giudice Urgese, altri due professionisti del Cnr di Pisa
di MARIA NUDI
— LIVORNO—
DISCARICA di Monte La Poggia: al via anche un’altra consulenza. L’ha disposta la Procura, titolare dell’indagine per la quale sono state iscritte nel registro degli indagati tre persone per abuso di ufficio, che ha affidato a due consulenti, due professionisti del Centro Nazionale Ricerche di Pisa, di accertare a tutto tondo le caratteristiche della cava sotto il profilo idrogeologico della zona. Ai consulenti sono stati affidati una serie di quesiti piuttosto complessi che dovranno fornire all’autorità giudiziaria le caratteristiche idrogelogiche della zona per capire anche se l’ex cava è adatta a ricevere rifiuti. Una consulenza articolata che dovrà accertare le caratteristiche del terreno, verificarne la franosità ed altri aspetti. E così dopo il provvedimento del giudice Roberto Urgese che il 9 giugno affiderà l’incarico a due consulenti, un medico legale ed un ingegnere, per valutare il ricorso di urgenza presentato dall’avvocato Patrizio Rossi a nome del comitato sula «congruità» di via del Limoncino, farrivano anche altri due professionisti a studiare questo «pasticciaccio istituzionale». La Procura, l’indagine è coordinata dal pm Filippo Maffeo, ha chiesto ai consulenti di avere la relazione in tempi brevi. E prima dell’estate dovrebbe arrivare la relazione. Intanto sulla strada che porta alla cava il traffico dei mezzi di Bellabarba da lunedì, giorno in cui è stato depositato il provvedimento di Urgese, il passaggio dei mezzi pesanti ha subìto una drastica diminuzione. «Il passaggio dei mezzi — spiega la azienda — è diminuito perché abbiamo finito i lavori di movimento terra. Ora dobbiamo portar via la ghiaia. Non è stato certo il provvedimento del giudice il motivo della riduzione del passaggio». «Ho impegni e contratti da mantenere — spiega Federico Bellabarba — e tra un paio di mesi la discarica sarà pronta seguendo ovviamente il percorso legale necessario per essere tutto in regola. E la decisione del giudice Urgese di nominare due consulenti ci lascia pienamente soddisfatti perché noi siamo in regola e siamo sicuri su tutti i fronti quindi ben vengano i consulenti, tutti i consulenti».
L’AZIENDA Bellabarba va avanti: «Voglio anche dire che il tratto di strada che non è ancora stato asfaltato e che potrebbe come dire essere nell’occhio del ciclone per quanto riguarda il sollevamento delle polveri, sarà asfaltato come prevede il progetto e quindi non ci saranno problemi per il presunto inquinamento da polveri». Bellabarba ci va giù duro anche su un altro aspetto: «Mi chiedo di quale inquinamento stiamo parlando se nella zona manca la fognatura nera e se quelle case hanno tutte l’intimazione della demolizione perchè quello è un terreno agricolo... Noi siamo certi di cosa stiamo facendo e siamo certi della bontà del progetto. E per quanto riguarda il passaggio dei mezzi quando il progetto sarà completato ne passeranno pochissimi. Anche per quanto riguarda il carico saremo in regola». Insomma avanti tutta con il vento in poppa per l’azienda Bellabarba che prosegue nei suoi piani e che ripone fiducia nei consulenti.
INTANTO I TIMORI del Comitato dei frontisti non si placano: «Quella discarica rischia di diventare una discarica europea. Noi lottiamo per diritti importanti». E anche il comitato spera nell’opera dei consulenti. Insomma il «pasticciaccio» al momento è nelle mani di quattro professionisti, due scelti dal giudice civile Urgese, altri due nominati dalla Procura. Loro dovranno decidere il futuro della discarica di Monte La Poggia mentre le istituzioni stanno a guardare.
PROVINCIA L’IMBARAZZO DEI GEOLOGI IN TERZA COMMISSIONE DOVE È STATO DISCUSSO LO STRUMENTO DI PROGRAMMAZIONE
Il piano cave costa 26mila euro ma si dimentica di Monte La Poggia
E’ COSTATA 26mila euro la bozza del Piano provinciale delle attività estrattive (Prae) e di recupero presentata ieri mattina in terza commissione ambiente. Tre incarichi da 12mila, 9mila e 5mila euro che, dice il dirigente della Provincia Enrico Bartoletti, sono poca cosa rispetto al lavoro fatto. Ovvero la raccolta dei dati, in possesso ai Comuni, relativi alle cave presenti sul territorio. La legge regionale in materia risale al 2007 e prevedeva che entro un anno le Province realizzassero il Prae. Un piano cave sul quale hanno puntato gli occhi i consiglieri della commissione ambiente dopo la vicenda della discarica del Limoncino. Vicenda che ieri aleggiava in commissione come un fantasma ma che nessuno ha voluto affrontare. Immobile l’assessore Maria teresa Sposito dell’Idv mentre il dirigente Bartoletti ha messo le mani avanti: «Sul Limoncino non rilascio dichiarazioni», pochi istanti dopo però aver dato un colpetto con il gomito sottobanco al geologo Alessandro Bini responsabile dell’unità organizzativa «Risorsa idrica e demanio idrico» che si era avventurato in un tererro minato con la frase: «I riempimenti delle cave si possono fare...»: il seguito si è spento, appunto, nella «gomitata». Una patata bollente sulla quale a quanto pare nessuno vuole più aprire bocca dentro Palazzo Granducale. Tra l’altro, nella tabella sulle risorse, giacimenti e cave del territorio, non compariva proprio Livorno e dunque Monte La Poggia. «E’ stato un errore al quale rimedieremo inviando il materiale aggiornato» hanno detto con un certo imbarazzo i due geologi. «E’ stata saltata la Libia» ha sussurrato il consigliere del Pd Vito Bartalesi che poi ha tenuto un brillante intervento proprio sull’argomento del ripristino delle cave dismesse. Argomento centrale, in un piano di programmazione, dove sono state mostrate ferite inquietanti in un territorio come quello livornese che, dal capoluogo all’Elba, conta 160 crateri, compresi quelli storici ovviamente.
LE COMPETENZE di Provincia e Comune, in questo settore sono diverse: la Provincia può stabilire i luoghi dove realizzare una cava e definire le prescrizioni, mentre al Comune spetta il compito di definire il piano estrattivo. Ci sono 12 cave autorizzate: 2 a Campiglia, 2 a Campo nell’Elba, 2 a Collesalvetti, 2 a San Vincenzo e 2 a Suvereto; una a Rosignano e una a Portoferraio. Salgono i numeri quando si parla di cave dismesse e abbandonate, segno evidente che questo territorio ha fornito tonnellate di calcare, argilla e granito a tante imprese. «Delle 29 presenti a Livorno — spiega Bartoletti — 10 sono ad esempio lungo il Romito. Si tratta di cave storiche delle quali non si prevede il recupero». Restano queste enormi voragini che segnano il territorio in maniera indelebile. I consiglieri ambientalisti, Antonio Ceccantini del Pd in testa, hanno voluto scongiurare la possibilità che queste «conche» siano riempite con i rifiuti. «La mozione approvata dal consiglio provinciale è chiara — dice Ceccantini — niente rifiuti nelle cave». Il «progetto Atlante», firmato dal geologo Antonio Rafanelli, sembra dunque abortito.
PESANTE l’attacco del Pdl. «La Provincia non ha ancora completato la ricognizione e il dettagliato censimento della cave attive — scrivono Corsinovi e Naldini — di quelle dimesse e non ha mai definito la stesura di un primo piano conoscitivo. Se tutto va bene, così ci è stato detto dall’assessore Sposito e dai tecnici dell’amministrazione, questo primo documento ci sarà entro l’anno. Ma sarà solo un documento di fotografia dell’esistente e per avere il “Piano Cave vero e proprio” bisognerà dunque aspettare almeno due anni e questo è molto grave». Nel frattempo, affermano Corsinovi e Naldini, si va avanti senza un quadro di riferimento preciso e vincolate per i Comuni. «Inquietante scoprire — concludono i due consiglieri del Pdl —- che tra le cave “attive” risultanti fino al 2011 manca inspiegabilmente la cava di Monte La Poggia al Limoncino, che risulta chiusa come cava attiva solo dal 2009. Segno forse che la Provincia, in mancanza di un qualsiasi atto di programmazione sulle attività estrattive, ha dato le autorizzazioni a trasformare Monte La Poggia in discarica per rifiuti speciali inerti senza valutare se e come quella ex cava era idonea allo scopo». In terza commissione non era presente il capogruppo del Pd Elis Bufalini che ha già annunciato al gruppo le sue dimissioni. Potrebbe essere sostituito dal consigliere Francesco Marchi.
m. b.
I PROGETTI DIETRO AL PROFESSOR AMPOLA, APPREZZATO UNIVERSITARIO, LA COORDINATRICE TADDEUCCI E IL «COMUNICATORE» GABRIELE
L’Osservatorio da 40mila euro che dà lavoro a due borsisti
LA VICENDA discarica del Limoncino e la protesta dei residenti nei quartieri nord per la difficile convivenza con le industrie hanno scottato gli amministratori. Soprattutto quelli provinciali che ora cercano di porre rimedio a quel «difetto di comunicazione» che è l’arma dei comitati. Così, quasi per voler far tacere le voci di chi si arma di striscioni o addirittura impugna le leggi e ricorre ai tribunali, la Provincia ha varato due progetti sperimentali «Parteciparia» e «Informare per sensibilizzare» presentati dall’assessore all’ambiente Nicola Nista con il prezioso contributo del professor Massimo Ampola, responsabile dell’Osservatorio Ambientale della Provincia. «L’Osservatorio è uno strumento dell’amministrazione — dice il professor Ampola — che si avvale della qualità della ricerca universitaria. Nell’osservatorio lavorano dei borsisti che hanno contratti variabili dai 6 ai 12 mesi». Da tempo però vi lavorano due persone: la coordinatrice Elisa Taddeucci e il responsabile della comunicazione Riccardo Gabriele. Proprio su questi nomi c’è chi ha arricciato il naso: la Taddeucci è infatti la moglie del geologo Leonardo Gonnelli, responsabile dell’ufficio strategie ambientali del Comune; e il dottor Gabriele è anche responsabile della comunicazione del segretario territoriale del Pd. Sono loro che portano avanti le strategie dell’Osservatorio che costa all’amministrazione 40mila euro l’anno.
IL PRIMO PROGETTO «Parteciparia» prevede una collaborazione fra cittadini, aziende, istituzioni e associazioni di categoria per migliorare la qualità dell’aria. La situazione dei quartieri nord è emblematica e il risultato dell’indagine promosa dagli enti locali con il coinvolgimento dei residenti sarà fondamentale anche per questo progetto. «Vogliamo costruire una corretta informazione — dice Nista — per scongiurare la contestazione dei dati che vengono forniti sulla qualità dell’aria. Sui numeri non vogliamo confusione». Il secondo progetto «Informare per sensbilizzare» è rivolto all’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) ed ha come obiettivo quello di far comprendere ai cittadini il valore aggiunto di questa certificazione. «In provincia di Livorno ci sono 30 aziende che lavorano con la certificazione Aia — ha detto l’assessore — e 11 (sulle 13 toscane) con le autorizzazioni del Ministero. Sarà potenziato anche il sito web dedicato alle questioni ambientali. Proprio sul sito web chiunque voglia approfondire certi argomenti, troverà notizie e dati certi».
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