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La sfida di Laviosa «Faccio azionisti i miei dipendenti» - Il Tirreno Livorno

 

L’azienda chimica lancia un’idea innovativa «Se guadagniamo, dividendo anche ai lavoratori»
 
CRISTIANO MEONI
 LIVORNO. Modello inglese? Tedesco? Giovanni Laviosa un po’ il mondo lo ha girato «ma non ci siamo ispirati a nessuno. Abbiamo fatto un ragionamento semplice: se vogliamo coinvolgere di più i nostri dipendenti, dobbiamo considerarli come se fossero azionisti, distribuendo loro gli utili alla fine dell’anno».
 Lavoratori come azionisti: una nuova frontiera della cogestione che Laviosa vuol sperimentare nelle aziende del suo gruppo, 220 dipendenti di cui 145 a Livorno. A scanso di malintesi: la proposta non è di fare entrare i lavoratori nel capitale dell’azienda perchè «purtroppo è consentito solo alle società quotate in Borsa».
 L’ipotesi, invece, è di distribuire loro delle “azioni simboliche”, regolate da uno specifico accordo, in base alle quali ripartire una quota dell’utile conseguito dall’azienda. «Si partirà con un’azione ciascuno, ma l’idea è di assegnarne una seconda in base all’anzianità e una terza a quelli che sono cresciuti di responsabilità» spiega l’imprenditore.
 E’ un modo diverso per pagare ai lavoratori il premio di partecipazione previsto dal contratto nazionale. «Il premio, introdotto qualche anno fa, si è man mano trasformato da variabile a semifisso, perdendo la sua funzione originaria, che era quella di far partecipare il dipendente al risultato dell’azienda». Per questo la Laviosa nel 2009 lo ha disdettato.
 Il concetto da cui è partita l’azienda è che «così come gli azionisti investono il proprio capitale in una società, anche i lavoratori vi investono qualcosa: il proprio tempo. Anche il dipendente è un azionista e come tale va considerato».
 Per rafforzare questo legame, l’anno scorso la Laviosa ha lanciato un prestito obbligazionario riservato ai dipendenti. «Ci siamo fatti prestare 1 milione e mezzo dai lavoratori, con tagli minimi di 2000 euro, retribuendoli con un tasso di interesse del 6% lordo. Ci sono dipendenti che investono i risparmi nelle azioni Fiat, forse ha più senso metterli nell’azienda in cui si lavora».
 Fino a quest’anno, il premio di partecipazione sarà distribuito con il vecchio sistema. «Dall’anno prossimo vorremmo cambiare - spiega Laviosa - L’azienda riserverà una parte dell’utile 2011 per il premio ai lavoratori. Questa somma potrà essere aumentata o diminuita a seconda di due parametri: la qualità della produzione, la sicurezza del lavoro». Alla fine avremo un montepremi, che sarà distribuito ai lavoratori «secondo le azioni che possederanno». Ci saranno dipendenti con un’azione, ma anche con due o tre azioni: «Se lavori da molto tempo dentro l’azienda o sei cresciuto parecchio, vuol dire che hai investito di più».
 Per ora questa è solo una proposta, «ma siamo convinti e vogliamo discuterne a fondo con il sindacato. Oggi il capitale umano è l’elemento decisivo e c’è invece un problema di scollamento tra le aziende e chi vi lavora. Bisogna far ritrovare ai lavoratori la passione e l’attaccamento per quello che fanno».
 Certo, se passasse questa innovazione si determinerebbero alcune conseguenze, di cui l’azienda è ben conscia: «Il premio diventerebbe variabile, dipendendo dall’andamento dell’azienda. Ma questa è anche una grande opportunità».

E sulla proposta il sindacato si spacca
 
Perplessa la Cgil, disponibile la Cisl: «Sì al modello tedesco»
 
 
 
Musto perplesso sull’azionariato «Rispettare il contratto»
 
 LIVORNO. Gelida la Cgil: «Discuteremo quando sarà il momento con Laviosa». Disponibile la Cisl: «Tutto quello che va nel senso di una maggiore partecipazione dei lavoratori alle imprese da noi è ben accetto, fermo restando che non vanno messi in discussione i contratti». Anche la proposta lanciata da Laviosa di retribuire i dipendenti come fossero azionisti rispecchia le divergenze nel sindacato sul modo di concepire la contrattazione.
 Fabrizio Musto, segretario provinciale della Filctem Cgil, vuole vederci più chiaro. «Laviosa aderisce a un contratto collettivo di lavoro che prevede che il premio di partecipazione sia legato alla produttività e alla redditività. Non vedo dove sta l’innovazione proposta da Laviosa, se non nella forma dell’azionariato virtuale che mi lascia perplesso. Comunque, in quest’azienda le relazioni sindacali sono corrette e siamo sempre riusciti a fare buoni accordi. Ci sarà una trattativa e vedremo come andrà a finire».
 Giovanni Pardini, segretario generale della Cisl, premette di non conoscere il dettaglio della proposta di Laviosa. «Dico soltanto che il modello tedesco, che è quello che prevede più partecipazioni dei lavoratori dentro le imprese, è per noi la direzione giusta ed è anche quello più premiato dai risultati. La Cisl - dice ancora Pardini - si è sempre ispirata a quest’idea di una maggiore partecipazione, pur tenendo presente la contrattazione esistente. Tutto ciò che è innovativo nel rapporto tra lavoratore e imprese, che aumenta la partecipazione, a noi va bene, ma è ovvio che vogliamo discuterne. Senza pregiudizi».

IL PROGETTO
 
Lavoratori datemi un’idea al giorno


LIVORNO. Uno schermo in ogni ufficio e in ogni reparto. Ma non sarà un Grande Fratello di orwelliana memoria, assicura Laviosa. Che ha affidato al responsabile delle risorse umane e general manager, Piero Starita, il “progetto 220 idee”. A spiegarlo è lo stesso Starita: «Metteremo dei monitor sui luoghi di lavoro, uguali a quello che c’è già all’ingresso della palazzina degli uffici. E chiederemo a ciascuno dei nostri 220 dipendenti di esprimere un’idea. Ogni giorno un dipendente, con il nome, il cognome e la foto, dirà una frase, esprimerà un concetto». «Non necessariamente deve essere un’idea sull’azienda» dice Laviosa «si può anche parlare della squadra aziendale di calciotto o di altro. L’importante è far dialogare i lavoratori fra loro e con l’azienda». Sullo stesso schermo «metteremo tutte le informazioni sulla vita aziendale: l’andamento delle vendite, i reclami dei clienti, l’acquisizione di nuovi clienti, le assunzioni». Un canale informativo che ha già un nome: “La Gazzetta della Laviosa”, stesso colore rosa e format dalla vera Gazzetta. Cose mai viste a Livorno.

IL GRUPPO
Sedi sparse in tutto il mondo

 Il nome Laviosa viene comunemente associato al porto. E invece quella di agenzia marittima è solo uno dei settori di attività di un gruppo che ha il suo core business nella produzione manifatturiera. La capofila è la Laviosa Chimica Mineraria, il primo produttore italiano di bentonite. La bentonite è un minerale che viene estratto nelle otto miniere di proprietà di Laviosa, sparse tra Sardegna (4), India (2) e Turchia (2), utilizzato anche per le lettiere per gatti. Il gruppo Laviosa ha 220 dipendenti di cui 145 a Livorno, 40 in Sardegna, 18 in India - dove sta partendo un nuovo stabilimento - 8 in Francia, 9 in Spagna e 18 in Turchia. 60 milioni il fatturato previsto quest’anno.


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