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Dragaggi, ro/ro e collegamenti Ecco le priorità di Gallanti - La Nazione Livorno

 

PORTO IL PRESIDENTE DELL’AUTHORITY TRACCIA «L’OPERATIVITà»

di ANTONIO FULVI
— LIVORNO —
LUI È A MONACO di Baviera da ieri, per la fiera europea della Logistica & Trasporti. Ma le sue idee, il Gallanti-pensiero sul porto di Livorno, l’ha affidato per primo alla stampa genovese. Insieme a una lunga intervista sui guai di Assoporti e del suo storico presidente, il livornese Francesco Nerli. In Assoporti è in corso una ribellione interna, capitanata — guardacaso — proprio da altri due livornesi, il presidente di Ancona avvocato Luciano Canepa e il presidente di Napoli ammiraglio Luciano Dassatti. Hanno chiesto la testa — ovvero le dimissioni immediate — di Nerli, accusandolo di non avere da tempo gli indispensabili rapporti con un altro livornese, il ministro delle infrastrutture e trasporti Altero Matteoli. Dall’ottica provinciale labronica, con la quale spesso si giudicano le cose, sembra quasi una faida da ardenzini contro vulgares ( ve la ricordate la battuta? «Noi siamo dell’Ardenza, e chi avanza avanza»; segno di infinita superiorità anche nella gestione dei debiti). In realtà è battaglia politica, nella quale Gallanti non si schiera, ma non rinuncia a qualche siluro («Devo essere sincero — dichiara a Il Secolo XIX - era tempo che non seguivo le riunioni di Assoporti ed ho trovato una situazione deprimente»). Più netto il Gallanti-pensiero sul porto di Livorno, per il quale sembra essere davvero impegnato in una approfondita ricognizione dei vari problemi.
IL PRESIDENTE della Port Authority dichiara al quotidiano genovese: «Ho cominciato a lavorare su alcuni fronti. Sui dragaggi, l’obiettivo è limitare il flusso di fango portato nel nostro scalo dallo Scolmatore. In alcuni punti il fondale decresce di 1,5 metri all’anno, e questo rende possibile l’operatività della Darsena Toscana, acquisita recentemente dal genovese Luigi Negri. Stiamo poi lavorando — continua Gallanti — per collegare il porto con la ferrovia ad alta capacità: abbiamo ricevuto anche un finanziamento dalla Regione e credo che sia la prima volta che un ente di questo genere finanzi lo sviluppo di uno scalo. L’obiettivo è collegare Livorno con i grandi centri logistici, ad esempio l’interporto di Bologna». Infine, c’è la razionalizzazione dei terminal. Non è possibile — sottolinea Gallanti, ripetendo quanto a suo tempo dichiarato anche al nostro giornale — che tutti facciano tutto. Un esempio: il traffico ro-ro è gestito da quattro terminal diversi. Una situazione che non sta in piedi». E la chiusura è dedicata all’autonomia finanziaria del porto: «L’autonomia finanziaria è necessaria per gli investimenti. Se non investi, il porto non cresce. Servirebbe una vera riforma dei porti, non una riformina come quella in Parlamento». Fin qui l’intervista. Su diagnosi peraltro già note da tempo — è chiaro che non s’inventa niente sui guai del porto livornese — e in attesa che Gallanti e i suoi individuino anche le concrete terapie. E il prossimo comitato portuale potrebbe dare le prime indicazioni.


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