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Limoncino, tutto a posto. «L'ordine pubblico non corre rischi - La Nazione Livorno

 

Attenti ai buoi

VA BEH, se per ordine pubblico in pericolo s’intende una manifestazione di islamici a Ground Zero allora mi zittisco; altrimenti resto non poco perplesso di fronte alle conclusioni alle quali è giunto il Comitato cittadino per la sicurezza. Il succo è questo: siccome non è successo nulla di grave, allora avanti così pur con gli adeguati pattugliamenti. Sul fatto che non sia successo nulla di grave si potrebbe anche discutere, ma quel che inquieta è che si mantiene uno «status quo» del quale nessuno può prevedere gli sviluppi. La tensione è da tempo alle stelle e frontisti e camionisti si fronteggiano ogni giorno e ciò è pericoloso. Sin’ora s’è fatto ampio ricorso al buon senso e certo vi si attingerà anche in futuro, ma si sa bene che per appiccare un incendio basta una scintilla. A parte che un colpo di sole è sempre in agguato o che una parolina in più può sempre scappare a chiunque, metti — che so — che qualcuno scivoli sotto una ruota durante l’«accompagnamento» dei camion. Lo scrivo e incrocio le dita, per carità, ma tenere il fuoco acceso accanto alla paglia è un rischio che, dal Prefetto in giù, non mi sentirei di correre. In attesa di sapere se la cava è regolare o no, consiglierei di escogitare altri metodi di contestazione rispetto al «faccia a faccia» quotidiano. Il Comitato per l’ordine pubblico si è assunto una pesante, pesantissima responsabilità: mi auguro vivamente che non ci sia da correre a chiudere la stalla con i buoi già scappati.
f. c.

Il Comitato per la sicurezza: «Non serve intervenire: i camion transitano e la protest a è sostanzialmente composta
 
— LIVORNO —
NON C’È UN PROBLEMA di ordine pubblico su quella via del Limoncino dove ogni giorno si consuma il rito tra frontisti e dipendenti della ditta Bellabarba. Tutti si aspettavano che alla riunione convocata ieri mattina dal prefetto Domenico Mannino — sollecitato più volte dal presidente della Provincia Giorgio Kutufà — venisse presa la decisione di far scendere in campo le forze dell’ordine per assicurare il quieto vivere su questa strada diventata la «via della discordia». E invece niente di fatto. Il comitato di ordine pubblico — il prefetto era assente ma ha partecipato il Procuratore della Repubblica — ha deciso che non si muoverà una foglia per far sì che tra i livornesi contrari alla discaria e i camionisti che lavorano alla cava non si consumino, ogni giorno, scontri rimasti fino ad oggi solo verbali. Insomma il disagio c’è, è quotidianamente sotto gli occhi di tutti, ma non impedisce ai lavoratori della ditta Bellabarba di far muovere i propri camion per la via del Limoncino. «Nel corso della riunione è stata compiuta una prolungata ed approfondita disamina dei vari aspetti e delle molteplici implicazioni della delicata questione — si legge nella nota stampa inviata nel tardo pomeriggio di ieri dalla prefettura — ed è stato evidenziato come l’azione assidua e vigile, ma al tempo stesso discreta, degli organi di polizia, ai quali da parte di tutti gli intervenuti è stato espresso vivo apprezzamento, abbia finora consentito, da un lato, all’impresa impegnata nella realizzazione della discarica di portare avanti con sostanziale regolarità i lavori avviati sulla base dell’autorizzazione rilasciata dalla Provincia e, dall’altro, agli aderenti al Comitato antidiscarica di esprimere in modo sostanzialmente composto la propria protesta». Ed aggiunge: «E’ stato preso atto dei riferimenti forniti dal Presidente della Provincia, il quale ha precisato che, salve le verifiche in corso da parte dell’Autorità Giudiziaria e salve le eventuali risultanze negative dello stress-test già richiesto al Cnr sulla compatibilità ambientale dell’impianto in via di realizzazione, non sussistono allo stato i presupposti per un riesame dell’autorizzazione adottata, essendo solo possibile un’iniziativa dell’amministrazione provinciale intesa ad una sensibile riduzione dei codici dei rifiuti ammessi al conferimento».
«NON SUSSISTONO concrete alternative alla strategia finora seguita — prosegue la nota ufficiale — con equilibrio e moderazione, dalle forze dell’ordine, le quali continuerano a rendersi presenti al Limoncino sia per assicurare a tutti il legittimo esercizio dei loro diritti, sia per essere in grado di riferire all’autorità giudiziaria sui comportamenti riscontrati. In particolare, gli organi di polizia impegnati nella tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica al Limoncino, continueranno ad operare per garantire all’impresa impegnata nella realizzazione della discarica lo svolgimento dell’attività autorizzata, e consentire solo manifestazioni di dissenso che non arrechino pregiudizio ai diritti dei terzi, perseguendo col massimo rigore ogni arbitrario esercizio delle proprie ragioni o ogni eventuale altro reato, da chiunque posto in essere». Infine un auspicio: «Che da tutte le parti coinvolte nella vertenza siano assunti atteggiamenti aperti al confronto, evitando inutili forzature ed esasperazioni, suscettibili non solo di compromettere la civile ed ordinata convivenza e di pregiudicare la credibilità delle ragioni che si intendono sostenere».
 
 
LA RABBIA PAOLO BELLABARBA SI ASPETTAVA BEN ALTRO  
 
«Io continuo a rimetterci i soldi, ma i politici ci perderanno la faccia. Comunque finisca»
 
 «SONO MOLTO RAMMARICATO per quello che sta succedendo. Certo io sono nato in questa città, amo Livorno. Perchè se fossi un imprenditore della Brianza sarei già andato via da qui, dove si pensa di risolvere i problemi andando al mare». Paolo Bellabarba non fa certo salti di gioia visto l’esito dell’incontro che si è svolto in prefettura. Anche lui sperava che il comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico scegliesse una linea dura per assicurare ai suoi dipendenti l’accesso incondizionato alla cava di Monte La Poggia. Invece non cambierà nulla, rispetto a tutti quei giorni di questi lunghi nove mesi, durante i quali è stato messo in campo un braccio di ferro tra frontisti e lavoratori. Anche ieri i membri del comitato anti-discarica hanno effettuato le «camminate ecologiche» lungo via del Limoncino mentre i camion che procedevano a passo d’uomo si sono dovuti fermare più volte perchè ingranare la marcia significava mettere a repentaglio l’incolumità dei cittadini. «E’ triste sentir parlare un docente universitario come l’avvocato Rossi che invoca la guerra — dice Bellabarba — ed è triste ascoltare le dichiarazioni della Amadio. Nessuno prende decisioni in questa vicenda mentre io continuo a perdere soldi».
ALL’ORIZZONTE L’IPOTESI al vaglio del Partito Democratico di trovare una mediazione con l’imprenditore, almeno sugli indici dei rifiuti da conferire alla discarica del Limoncino. «Per me è un problema di numeri — dice Bellabarba — mentre i politici rischiano di perdere la faccia su questa vicenda. Credo che, a prescindere dall’esito, la faccia la perderanno comunque. Sia che dovranno dare spiegazioni al sottoscritto, sia che dovranno misurarsi con il comitato». Proposte alternative? «Al momento niente di ufficiale — chiude Bellabarba — anche perché non so quanti investitori sarebbero interessati a conferire i rifiuti oltre lo Scolmatore o a sud di Antignano»
Michela Berti  
 
LA PROTESTA DEL COMITATO IL SIT-IN  
 
«L’abuso di potere è una dittatura La discarica non era in programma»
 
 di IGOR VANNI
— LIVORNO —
LA PROTESTA contro la discarica del Limoncino si è spostata per una volta sotto le finestre della prefettura, dove ieri mattina era in corso la riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Davanti al Palazzo del Governo c’erano una cinquantina di persone in rappresentanza degli abitanti del Limoncino, Vertenza Livorno, Comitato No Off-Shore e rappresentanti di partiti (Rifondazione Comunista e Città Diversa). Cartelli ironici in mano per protestare contro le decisioni di Cosimi e Kutufà e qualche richiamo anche a Bin Laden («Obama si congratula con Kutufà: catturato a Limoncino Bin Laden», «News: scoperto covo di terroristi a Limoncino. Subito comitato per la sicurezza»). A un certo punta si era sparsa anche la voce che Rosaria Scaffidi, in rappresentanza del comitato contro la discarica, potesse partecipare al tavolo istituzionale: una speranza ben presto andata vana. «Tutta questa situazione è scandalosa — ha detto Scaffidi — e il problema riguarda la salute di tutti i cittadini, non solo degli abitanti del Limoncino. Ogni giorno passano 6-7 camion su una strada che Bellabarba non può considerare di sua proprietà e la situazione è sempre più insostenibile. Volevamo partecipare al tavolo, ma non ci hanno neanche considerato». E allora per protesta, megafono alla mano, si è messa a leggere i primi 12 articoli della Costituzione, per terminare poi con l’articolo 32 sul diritto alla salute pubblica. «Per loro siamo meno di niente — ha continuato Rosaria Scaffidi — e siamo davanti ad un abuso di potere perché la questione della discarica non era nei programmi di governo, hanno fatto tutto di nascosto. Questa è dittatura, altro che partecipazione... Se il sindaco avesse detto di voler fare la discarica, nessuno gli avrebbe mai dato il voto».
AL PRESIDIO davanti alla prefettura c’erano anche i rappresentanti di Vertenza Livorno. «Potrà anche esserci un problema di sicurezza — ha detto Stefano Romboli — perché la tensione è palese da entrambe le parti, ma i cittadini sono stati lasciati fuori. Noi non siamo abitanti del Limoncini, ci occupiamo di questa faccenda perché è in gioco la salute pubblica, l’ambiente, la partecipazione e la democrazia, che a Livorno ormai sono un miraggio. Il mondo parla della strategia dei “rifiuti zero” e se in una grande metropoli come San Francisco funziona perché non la vogliamo applicare anche qui? Si dice di puntare alla green economy, poi si fanno discariche e inceneritori... Vogliamo una città diversa, partecipata e democratica». Tiziana Bartimmo, capogruppo di Rifondazione, formalizzerà una richiesta di chiarezza in consiglio comunale. «È mai possibile — ha detto — che i consiglieri debbano sapere le cose tramite i giornali o i cittadini? In commissione ti danno false rassicurazioni e poi vogliono parlare di green economy mentre fanno discariche e inceneritori... Il nostro timore è che i fanghi della vasca di colmata, il cui dragaggio è fermo, possano finire a Monte la Poggia». «È assurdo — ha detto Marco Cannito (Città Diversa) — che si sia trasformato un problema ambientale in uno di ordine pubblico. Siamo davanti a una scelta sbagliata della gestione dei rifiuti. Continua a declinarsi la politica che non fa il suo dovere: hanno detto di aver sbagliato a non coinvolgere i cittadini nelle scelte ma vanno avanti su questa strada. Sediamoci intorno a un tavolo e discutiamo sul da farsi, non ho mai creduto nella riduzione dei codici dei rifiuti. Siamo davanti a una cattiva programmazione del territorio, ora nessuno si vuole prendere le proprie responsabilità». Il presidio è andato avanti fino alle 13, poi, non giungendo nessuna notizia dalla prefettura, ognuno è tornato a casa.


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