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Limoncino, resta tutto così - Il Tirreno Livorno

 

 
Dal vertice sull’ordine pubblico solo un appello alla moderazione  
 
 
 LIVORNO. «Non sussistono serie e concrete alternative alla strategia finora seguita, con equilibrio e moderazione, dalle forze dell’ordine, che continueranno ad essere costantemente presenti al Limoncino sia per assicurare a tutti il legittimo esercizio dei loro diritti, sia per riferire all’autorità giudiziaria (come avvenuto finora) sui comportamenti riscontrati».
 È quanto emerso dal Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica che ieri mattina si è riunito nel palazzo del Governo: oltre ai rappresentanti delle forze dell’ordine (carabinieri, polizia, vigili urbani) e degli enti locali (sindaco e presidente della Provincia) c’era anche il procuratore della Repubblica, Francesco de Leo. Una presenza significativa e necessaria visto che sulla vicenda è in corso un’indagine che ha visto, per il momento, l’iscrizione al registro degli indagati di tre dirigenti di Comune o Provincia.
 Cosa è venuto fuori dal vertice? 1) Al Limoncino, almeno ufficialmente, resta tutto com’è, con gli autisti della società Bellabarba che chiedono di lavorare e gli abitanti che rallentano i camion perché non vogliono la discarica. 2) A trovare una soluzione dovranno pensarci non questura e prefettura, ma la politica, che ha concesso tutte le autorizzazioni all’impianto.
 Ad accompagnare il vertice, sotto le finestre della prefettura, una cinquantina di abitanti, armati di cartelli come: «Osama si congratula con Kutufà, catturato al Limoncino Bin Laden». Poi rappresentanti di Cittadini Ecologisti, Vertenza Livorno, Città Diversa, Rifondazione.
 Ironia a parte, nel corso della riunione, come si legge in una nota inviata dalla prefettura, «è stato evidenziato come l’azione assidua, vigile e discreta degli organi di polizia abbia consentito, da un lato, all’impresa impegnata nella realizzazione della discarica di portare avanti con sostanziale regolarità i lavori avviati sulla base dell’autorizzazione rilasciata dalla Provincia e, dall’altro, agli aderenti al Comitato antidiscarica di esprimere in modo sostanzialmente composto la propria protesta». Insomma, al Limoncino sarebbe tutto a posto. O quasi.
 Al tavolo il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà (che la scorsa settimana ha scritto al prefetto dopo la «tensione crescente che mette a rischio l’incolumità delle persone») ha precisato che, «salve le verifiche in corso da parte dell’autorità giudiziaria e gli eventuali esiti negativi dello stress-test sulla compatibilità ambientale dell’impianto (già richiesto al Cnr), non sussistono i presupposti per un riesame dell’atto autorizzatorio già adottato, essendo solo possibile un’iniziativa dell’amministrazione volta a una sensibile riduzione dei codici di rifiuti ammessi al conferimento».
 Rieccoci, quindi, al punto di partenza: la strategia è cercare di ridurre i codici (la società Bellabarba si è già mostrata disponibile) e aspettare le sentenze dei tribunali: prima il pronunciamento sulla strada che porta all’impianto (via del Limoncino è pubblica o privata?), poi la chiusura dell’indagine della Procura. La nota termina con l’appello a tutte le parti coinvolte ad assumere «atteggiamenti equilibrati e aperti al confronto, evitando inutili forzature ed esasperazioni».
 Intanto ieri è andato in scena il solito caos: nel pomeriggio due camion sono rimasti incastrati facendo lo slalom tra le auto parcheggiate. Gli abitanti hanno passeggiato (anche in sella ai cavalli) davanti ai mezzi pesanti. Botta e risposta acceso quando i vigili urbani hanno tirato fuori il taccuino per fare le multe ai pedoni «che stanno ostruendo il passaggio». Ma tutto uguale a due giorni fa. E oggi?
J.G.  

«Capisco perché le ditte scappano»  
 
Bellabarba amareggiato. Scaffidi: se ne lavano tutti le mani  
 
 
 LIVORNO. «Da mesi non riusciamo a lavorare, ma sembra che il problema non esista. Lo dico a malincuore: oggi capisco perché le aziende, quando possono, scappano da Livorno». È deluso Paolo Bellabarba.
 Ieri, dopo il vertice in prefettura, è stato convocato in Provincia con il cugino Federico. Ad aspettarli l’assessore Nicola Nista e il vicesindaco Cristiano Toncelli. «Tutti - riferisce Ballabarba, titolare della società che gestirà la discarica - hanno confermato la bontà delle autorizzazioni e il nostro diritto a lavorare. Ci hanno chiesto di stemperare i toni. Vedremo come risponderanno le forze dell’ordine. Se saranno, come riferito dai rappresentanti degli enti locali, più incisive. Perché non possiamo più andare avanti così: siamo in mano a un comitato che tiene in scacco tutti, anche le istituzioni. I camion scendono dalla collina a passo d’uomo, dietro a bambini e cavalli. È pericoloso: i lavoratori non vogliono certe responsabilità». «L’avvocato del comitato - chiude - ha dichiarato che se si farà la discarica saranno sette anni di Vietnam: è un uomo di legge?».
 Dura la portavoce del comitato degli abitanti, Rosaria Scaffidi: «Ci aspettavamo una decisione concreta. Speravamo che il passaggio dei camion fosse interotto almeno fino al pronunciamento del tribunale sulla strada. Non cederemo: nei programmi elettorali non c’erano discariche sui nostri monti. Se ne stanno lavando tutti le mani».


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