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Blocco a oltranza del comitato Bellabarba: «Siamo in ostaggio» - La Nazione Livorno

 

CASO-LIMONCINO RIPRENDE CON VIGORE LA PROTESTA DEGLI ANTI-CAVA  
 

 di MONICA DOLCIOTTI
— LIVORNO —
BLOCCO ad oltranza della strada del Limoncino che porta alla cava Bellabarba (a Monte La Poggia) dove stanno proseguendo i lavori per realizzare la contestata discarica. Il Comitato a salvaguadia della cava di Monte La Poggia non demorde. Rosaria Scaffidi, portavoce storica del Comitato, non fa mistero delle intenzioni di chi sta al presidio all’inizio della strada: «Andremo avanti anche domani (oggi, ndr) e a seguire senza fermarci, perché qui la discarica non ce la vogliamo». E ancora una volta sono dovuti intervenire i vigili urbani che hanno provveduto ad identificare i manifestanti.
LA FAMIGLIA Bellabarba, proprietaria della cava e promotrice del progetto di discarica, denuncia: «Siamo ostaggio del Comitato che ci ostacola. E nessuno lo impedisce». Nonostante questo «i lavori per la discarica vanno avanti», assicura Paolo Bellabarba, che però lamenta «l’impossibilità di portare fuori dalla cava i materiali inerti che dobbiamo fornire alle imprese edili».
I PROPRIETARI degli annessi agricoli che si trovano in zona lamentano intanto «la scomparsa dell’acqua dai nostri pozzi». Aniello Genova dichiara: «Nel mio pozzo ho sempre avuto anche nei mesi di siccità estiva. Adesso è a secco nonostante l’inverno piovo da poco concluso. E questa situazione paradossale l’ho riscontrata da quando sono iniziati i lavori alla cava per farci la discarica».
ANGELO BALESTRI conferma le parole del signor Genova. «Da mesi è calata l’acqua nel mio pozzo e ora è quasi sparita». Marco Mazzoncini fornisce una ulteriore testimonianza: «Nella mia cisterna prima avevo 6 metri d’acqua, adesso ce ne sono appena 40 centimetri. Questo inquietante fenomeno ho cominciato a rilevarlo da quando sono stati portati avanti i lavori per la discarica dove è stata regimentata l’acqua». I proprietari della cava dicono che è stata incanalata l’acqua piovana. «Noi invece sosteniamo che sono state deviate le acque sorgive della zona. — sottolinea Mazzoncini — E una cosa è certa adesso: siamo privi o quaso del tutto sprovvisti dell’acqua per irrigare le nostre colture. Prima se c’era una cosa che non mancava qui era l’acqua».


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