Confindustria Livorno Massa Carrara
News
Formazione
Login
Esci

Giovani vittime della crisi Settecento licenziati uno su tre è disoccupato - Il Tirreno Livorno

 


 
JIMMY MORRONE  

 LIVORNO. In poco più di tre anni il comparto della componentistica auto ha perso 700 lavoratori, compresi gli interinali. E, secondo le statistiche elaborate dalle rsu (rappresentanze sindacali unitarie) delle fabbriche dell’automotive, un giovane su tre fra i 20 e i 28 anni a Livorno è disoccupato: «è il tasso più alto d’Europa» dicono i delegati. Sono i numeri presentati ieri dai delegati della Fiom-Cgil in vista dello sciopero generale del 6 maggio (da stamani iniziano le assemblee informative in fabbrica).
 «Le istituzioni e i partiti devono tornare a fare politica e non gossip - alza la voce Simone Puppo della segreteria Fiom - per troppo tempo siamo stati noi, come sindacato, a interagire con le multinazionali. Adesso è necessario che i partiti si rimbocchino le maniche e offrano soluzioni, idee e progetti e non chiacchere». Piccoli segnali di ripresa dovrebbero iniziare dall’estate, ma fino al 2014-2015 l’economia metalmeccanica livornese non ripartirà a regime.
 Le cifre del tracollo sono impietose: Trw nel 2008 contava 611 lavoratori mentre oggi sono ridotti a 466; Magna è ricorsa alla cassa integrazione e nel 2012 dovrà gestire una forbice pronta a tagliare altri 100-150 posti; alla Pierburg il parco dipendenti è stabile ma l’occupazione (250 unità) è sottodimensionata rispetto alle potenzialità dell’azienda. Esistono poi i casi delicati della Mtm, che grazie agli incentivi statali sul gpl aveva toccato quasi 800 operai (sebbene tutti precari) divenuti nel frattempo poco meno di 150, e le criticità rappresentate dalle chiusure di Brovedani e Inalfa. Senza dimenticare le piccole-medie imprese o le ditte appaltatrici costrette a tirar giù la saracinesca senza che il grido di dolore arrivasse sui giornali. «Percepiamo un calo di attenzione sulle vicende dell’apparato industriale - aggiungono i delegati - mentre la crisi imperversa ancora. Fino a oggi abbiamo avuto la capacità e la fortuna di condurre i lavoratori più anziani verso un percorso pensionistico anticipato, ma nel 2012, con un’età media nelle fabbriche molto minore rispetto al passato, rischiamo di veder licenziati ragazzi senza uno straccio di garanzia o fondo pensionistico». Simone Puppo parla di attrattiva per gli imprenditori. «La politica deve creare e favorire condizioni di investimento. Ci sono aree appetibili come la ex Delphi o l’Interporto: bisogna operare di più sul marketing e attrarre imprenditori. I presupposti per ripartire ci sono».
 
LE STORIE/1  
 
Con i tedeschi va meglio  
 
 
 
 LIVORNO. «Da noi la qualità della vita è migliorata rispetto al passato: l’ambiente è più a misura d’uomo e l’ingresso in fabbrica delle donne ha allentato molte tensioni. Le politiche igieniche e quelle sulla sicurezza trovano buona applicazione, e le strutture sono state rinnovate, dalle docce allo spazio dedicato al ristoro. Rispetto ad altre situazioni, non ci possiamo lamentare». Stefano Tonazzi, 48 anni, operaio alla Pierburg (già Gilardini e Magneti Marelli) fin dal 1989, descrive un’isola felice nel drammatico scenario del lavoro metalmeccanico livornese. «I guai veri sono nel mondo sommerso dell’indotto, quelle piccole officine che troppo spesso non hanno voce in capitolo e che vivono momenti di forte disagio perché in caso di fallimento non dispongono nemmeno degli ammortizzatori sociali». Certo, non tutto è oro quel che luccica... «E’ vero, l’azienda ci chiede un numero di montaggi più elevato e un livello produttivo maggiore, a fronte di tempi di recupero che si restringono di continuo, tuttavia i rapporti con la dirigenza sono buoni, forse perché i tedeschi operano diversamente da Fiat e preferiscono mantenere un dialogo con gli operai. Ci hanno mostrato il piano degli investimenti fino al 2013 e le prospettive sono discrete». (j.m.)
 
LE STORIE/2  
 
A 35 anni si torna dai genitori  
 
 
 
 LIVORNO. Simone Puppo, operaio e delegato Fiom alla Trw, ha visto «giovani uomini di 35 anni tornare a vivere a casa dai genitori, perché con appena 900 euro di cassa integrazione, un mutuo di 700 non se lo possono permettere. Un tempo esisteva la fatidica frase “non arrivare alla fine del mese”: ecco, oggi molti dei miei colleghi faticano a sopravvivere oltre la seconda settimana». Il timore per chi sa di camminare in equilibrio sul sottile filo del licenziamento è quello di fare il passo più lungo della gamba. «Come si fa a crearsi una vita stabile, di prospettiva, se il lavoro oggi c’è, e domani chissà?». Domanda lecita, da girare a imprenditori che dalla precarietà senza scrupoli gonfiano i propri dividendi. «In più rifarsi una vita è dura, soprattutto oggi che durante il turno basta premere dei pulsanti posizionati sulle macchine, e si perde l’abitudine a sviluppare una professionalità vera da rivendere all’esterno». Puppo ha avuto modo di visitare alcuni istituti scolastici cittadini. «Sono stato nelle classi, alle superiori, per alcuni incontri informativi: mi è dispiaciuto constatare come fra i ragazzi non ci sia una reale visione di quello a cui vanno incontro una volta usciti da scuola. E invece più in fretta lo capiscono e meglio è». (j.m.)
 
LE STORIE/3  
 
Temiamo di perdere il posto  
 
 
 
 LIVORNO. Cassa integrazione improvvisata, in base ai volumi produttivi dell’impianto, che ha coinvolto e coinvolgerà nelle prossime settimane un totale di 50 operai della Trw. Difficoltà estreme nel mettere insieme uno stipendio degno di tal nome. E cento lavoratori già usciti nel solo biennio 2009-10 grazie al ricorso alla mobilità incentivata. Michele Questa è il delegato sindacale Trw. 41 anni, dal’97 fa i turni nello stabilimento di via Enriques. «Vivo il malessere quotidiano, la paura di vedersi recapitare la lettera di licenziamento dall’oggi al domani e di restare senza lavoro: è difficile ma unendoci e avvicinando i giovani alle problematiche comuni riusciamo ad andare avanti». «Da quando sono entrato ad oggi - prosegue il delegato - la nostra attività si è perfezionata, l’azienda sta lavorando bene sia sul piano della sicurezza che sotto il profilo ambientale». «Ho visitato la sede Trw di Pamplona, in Spagna. A differenza nostra, lì è tutto pronto in termini di aree e capannoni per accogliere nuovi investimenti. Mi hanno raccontato che se una multinazionale presentasse un’offerta, basta una settimana per valutarla. In Italia i tempi sono lunghissimi, ecco perché alla politica chiediamo anche uno snellimento delle procedure burocratiche». (j.m.)
 
Muratori protestano: non ci pagano  
 
Egiziani accampati davanti a Desio&Robé. I titolari: non lavoravano per noi  
 

 LIVORNO. Hanno sistemato le coperte davanti all’ingresso del negozio, sopra hanno adagiato i loro bambini e poi hanno tirato fuori una serie di cartelli di protesta.
 Alcuni egiziani ieri pomeriggio dopo le 17 si sono presentati davanti alla nuova sede di Desio&Robé per chiedere di essere pagati per un lavoro di tipo edile svolto l’estate dello scorso anno. Nonostante le spiegazioni dei titolari del grande magazzino di arredamenti, il gruppo non voleva andarsene e si è accampato davanti alla rivendita. È successo ieri pomeriggio in via Filzi.
 «L’estate passata - dice Ahmed Apdaal, uno degli operai che si sono accampati - abbiamo lavorato 5 mesi per una ditta di Sesto Fiorentino, che eseguiva lavori edili per realizzare la nuova sede di Desio&Robé qui a Livorno. I titolari del grande magazzino non hanno pagato tutto il lavoro che abbiamo svolto, mancano ancora quasi ventimila euro. Così noi non abbiamo i soldi per pagare l’affitto e dare da mangiare ai nostri figli. Restiamo qui davanti fino a quando non ci daranno quello che ci spetta».
 Fuori dal grande magazzino è arrivata anche un’auto della polizia. Intanto Roberto Cerri, uno dei titolari di Desio&Robé, fa sapere che non spetta a loro pagare quel gruppo di operai egiziani. «La ditta per cui lavoravano queste persone - spiega - non ha mai eseguito interventi per noi. L’estate scorsa, quando dovevamo sistemare l’immobile in vista dell’apertura, abbiamo affidato alcuni lavori edili alla ditta Chaimaa di Sesto Fiorentino, per un valore totale di circa 700mila euro». Poi deve essere stata la Chaimaa a subappaltare a un’altra ditta parte dell’intervento. «Ad un certo punto - spiega Cerri - abbiamo contestato alcuni lavori eseguiti dalla Chaimaa e, con l’accordo della stessa azienda, abbiamo fatto una transazione. Dei 700mila euro totali, dovevamo darne ancora 46mila. È stato deciso di darne 20mila netti, tra l’altro chiedendo alla Chaimaa di pagare le ditte in subappalto. Se questo non è avvenuto non possiamo farci neinte. Tra l’altro non è la prima vlta che queste persone vengono, in orario di apertura del negozio, disturbando i clienti». (a.c.)


Argomenti
Condividi

Altri articoli di Formazione

News Correlate

Scopri anche...

    

Network di Sistema

Ance Massa
Disponibile su:
UP