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Record di giovani disoccupati - Il Tirreno Livorno

 

Il 36% senza lavoro, il tasso più alto del centro e del nord  
 
 
CRISTIANO MEONI  


 LIVORNO. In fondo perchè stupirsi, se ancora qualcuno declina la livornesità, seppure senza crederci troppo, con il vieto adagio «meglio disoccupati all’Ardenza che ingegneri a Milano»?
 Perchè sorprendersi se Livorno risulta avere il tasso di disoccupazione giovanile più alto del centro e del nord Italia? Stupiti no, ma almeno preoccupati.
 Maglia nera. «Livorno maglia nera dei giovani» titolava due giorni fa il Sole 24 Ore. Non è un bel marketing territoriale ma la realtà, purtroppo, è la seguente: il 36,7% dei giovani tra i 15 e i 24 anni che sono in grado di lavorare, a Livorno e provincia, sono disoccupati. Il 36,7. Se prendiamo in esame solo i maschi, il tasso è da rivolta nella banlieu parigina: il 51.8%. Per ritrovare numeri così, bisogna scendere sotto Roma, e di parecchio: a Caserta, Salerno, Napoli, Reggio Calabria. In Toscana il tasso di disoccupazione giovanile è del 23,1%, la media italiana è del 27,8%.
 Il vuoto davanti. L’estate è alle porte e il periodo non invita a drammatizzare. Ma a ben guardare, il dato è veramente drammatico, perchè tocca un nervo scoperto, indica la mancanza di un orizzonte da traguardare, di una prospettiva. Ed è un tema che tocca tutte le generazioni: figli babbi mamme nonni. I ragazzi studiano oppure no, comunque sia non trovano il lavoro e le famiglie devono aiutarli.
 Disorientati. Paolo Borghi, responsabile del centro per l’impiego, questi giovani li vede tutti i giorni. «Vivono in un vuoto, in un’assenza di prospettiva, si mostrano disincantati. Tanti di loro non studiano, non lavorano, non si formano. Direi che una parte dei giovani disoccupati sono completamente disorientati e sono quelli con il livello di istruzione più basso. Poi ci sono i laureati che non riescono a collocarsi e vengono mantenuti dalle loro famiglie fino a tardi. E quest’ultima, è una categoria crescente. Perchè i ragazzi studiano di più ma sta calando, da parte delle aziende, l’offerta di lavoro qualificata».
 Basse pretese. Sono ragazzi che non hanno grosse pretese economiche, come indica un’indagine effettuata dall’ufficio statistica del Comune: il 35% di loro si accontentano di 500 euro al mese, un altro 35% vorrebbe guadagnare almeno 1000 euro, solo il 17% spara sopra i 1500 euro. E certo sarebbe da illusi pretendere di più, oggi, a Livorno.
 Precari vittime. Il dato record della disoccupazione giovanile nel 2010 è probabilmente spiegabile con l’espulsione dalle grandi aziende - componentistica auto ma non solo - di centinaia di precari e interinali: «Negli ultimi dieci anni l’economia livornese è cresciuta soprattutto utilizzando i precari e, appena è arrivata la crisi, sono stati i primi ad essere cacciati dalle fabbriche e sono andati ad ingrossare le liste di disoccupazione - spiega Omar Franconi, coordinatore dei Cobas livornesi - Scontiamo un errore fatto dai sindacati negli ultimi 15 anni: quello di tutelare chi era già tutelato, lasciando scoperti chi non aveva diritti».
 Stima al ribasso. E il fenomeno della disoccupazione giovanile probabilmente è più vasto di quello descritto dalle statistiche Istat: l’Istat infatti considera disoccupati solo coloro che hanno effettuaato almeno «un’azione attiva di ricerca di lavoro nelle ultime quattro settimane» e «sono disponibili a lavorare entro le due settimane successive». Chi non cerca il lavoro, pur non avendolo, non è conteggiato.
 Economia debole. «Scontiamo anche un disallineamento tra domanda e offerta di lavoro» dice ancora Borghi. Le aziende si lamentano che a Livorno non riescono a trovare personale qualificato? Sembrerebbe vero il contrario: si chiede un lavoro adeguato alla propria preparazione e non si riesce a trovarlo. «Il problema principale - spiegano all’agenzia interinale Manpower - è la debolezza del tessuto industriale. Non si vedono iniziative, investimenti, creazione di occupazione. La crisi ha lasciato un vuoto notevole».
 A passo di lumaca. Abbiamo tanti giovani disoccupati quanti ne ha Caserta (37,6%), Crotone (36,2%), Trapani (37,1%) ma continuiamo a ballare pericolosamente sul Titanic. «Il dato è grave, certo - si arrabbia Giovanni Pardini, segretario provinciale della Cisl - Ma a fare più scalpore è il fatto che non ci sono reazioni a questo lento declino, nè del tessuto economico, nè delle istituzioni. Si continua ad andare a passo di lumaca, quando invece servirebbe uno scatto. Di fronte al 36,7% di disoccupazione ci dovrebbe essere una rivolta civile, che non c’è». Ripartiamo dall’inizio: meglio disoccupati all’Ardenza?
 
GLOSSARIO  
 
Ragazzi Neet termine inglese  
 
 
 Il termine “Neet” è l’acronomio inglese di “Not in education, employment or training”, riferito a persona che «non lavora non studia e non si aggiorna» usato da alcuni enti governativi come termine di classificazione. Utilizzato inizialmente nel Regno Unito, si è rapidamente diffuso in altri Paesi come l’Italia. I giovani “Neet” sono una delle emergenze del mondo del lavoro.
 
Curriculum e tintarella Tra i ragazzi del Moletto che aspettano un lavoro  
 
   
LUDOVICA MONARCA  

 LIVORNO. Ascoltano Vasco, guardano Le Iene, voterebbero Renzi, fanno tardi la sera e adorano Benigni. Non studiano e non lavorano, ma prendono il sole al moletto di Antignano. Sono i Neet di Livorno, acronimo anglosassone che sta per «Not in Employment, Education and Training», ossia ragazzi dai 15 ai 29 anni che hanno completato o abbandonato gli studi e non riescono a trovare un impiego. A volte peggio: non lo cercano. «Non studio, non lavoro, non guardo la tv, non vado al cinema, non faccio sport», cantavano i Cccp. Ma a dominare nei giovani d’oggi non è la gioia dell’appropriazione del proprio tempo quanto piuttosto la sfiducia verso il futuro. «Ci hanno tolto la possibilità di avere una progettualità, di sognare - si sfoga Omar Tedeschi, 20 anni, diplomato al liceo scientifico. Dopo essersi iscritto alla facoltà di matematica ha abbandonato l’università per cercare un impiego, «ma qui a Livorno sembra davvero impossibile. Ho mandato curriculum ovunque e ho solo preso porte in faccia. Non tutti siamo fatti per studiare, però questo non vuol dire non avere capacità. Io non vedo l’ora di cominciare a lavorare». Storie come quella di Omar sono tante, tantissime. Secondo dati Istat i giovani Neet livornesi sarebbero almeno il 18%, uno tra i tassi più alti d’Italia.
 Basta passare un pomeriggio al moletto di Antignano per rendersene conto. Ogni giorno, fin dalla mattina, quel pezzo di mare si riempie di giovani. Stanno lì, prendono il sole, chiacchierano, giocano a carte. Il futuro fa paura o addirittura non interessa. Vivono il momento, senza pensieri né aspettative. Debora Verdicchio ha 42 anni ed è madre di due figli: Nicola, fantino di 23 anni, e Federico che di anni ne ha 19 e, dopo aver abbandonato presto gli studi, non cerca nemmeno un lavoro. «Non so cos’abbia questa generazione - dice Debora - Sono pigri, viziati. Sicuramente la crisi li ha colpiti più di altri, ma se uno ha davvero voglia di trovare un lavoro alla fine lo trova.
 E’ solo questione di impegno». La pensano così anche Bianca Tronci e le sue amiche, tutte diciottenni, tutte maturande all’Enriques: «Non so come si possa stare senza fare niente, io entrerei in depressione. Voglio fare l’università. Certo ho paura del precariato, di studiare anni senza poi arrivare a niente, ma credo che sognare sia un diritto e impegnarsi per il proprio futuro una sorta di dovere». Accanto a loro un altro gruppo di ragazzi ridacchia, preferiscono il sole e il mare.
 
Le storie/1. Parla Matteo  
 
«Tanti sforzi per niente Mi vergogno a chiedere soldi ai miei genitori»  
 
 
 LIVORNO. Matteo Bernardini ha 19 anni. A 18 anni, dopo diverse bocciature, ha deciso di abbandonare gli studi e di cercare un lavoro. «Ho passato mesi a inviare curriculum, poi sono stato preso alla Mondolibri come promotore. Ho lavorato lì per 4 mesi, ma poi mi sono licenziato, non faceva per me». Adesso Matteo è di nuovo in cerca di lavoro. Sorride poco mentre racconta la sua giornata tipo: «La mattina mi sveglio presto e cerco lavoro. Mando curriculum, vado all’ufficio di collocamento, poi il pomeriggio vengo qui al moletto. Sto con i miei amici, prendo il sole, cerco di non pensare». Il futuro lo spaventa, quasi non ne vuole parlare. «La verità? Mi vergogno - ammette - Specialmente quando devo chiedere soldi ai miei genitori. Spesso penso di aver sbagliato a lasciare di studi. Forse mi iscriverò alla scuola serale alberghiera, il settore della ristorazione è quello che offre più possibilità in una città “morta” come Livorno». (l.m.)
 
Le storie/2. Filippo attende una telefonata dalle Poste e intanto sogna l’America  
 
«Cosa farò da grande? Ancora non lo so»  
 
 
 
 LIVORNO. «Cosa voglio fare da grande? Boh, proprio non lo so». Filippo Bresciani, 18 anni, risponde così, in maniera secca, alle domande sul suo futuro. Dopo essersi diplomato all’istituto Colombo di Livorno ha deciso di non iscriversi all’ università, ma non ha nemmeno cercato un lavoro. E’ passato un anno e ora Filippo spera di essere assunto alle Poste. «Ma mi devono chiamare loro, sto aspettando la telefonata». E’ sereno, non si pone nessuna domanda, sembra che nulla dipenda da lui. Si sveglia tardi, passa le giornate al mare o ad allenarsi - è pugile a livello agonistico - ed esce tutte le sere con i suoi amici. «E’ inutile con la crisi che c’è cercare un lavoro, tanto adesso a Livorno licenziano e basta. Per noi giovani non c’è alcun futuro». Sogna l’America, «lì sì che ci sono prospettive per noi ragazzi». Viene spontaneo chiedergli se è felice, ma non sa rispondere. «La felicità è difficile da riconoscere mentre si vive. Solo una volta che è finita ti puoi rendere conto che in quel momento eri davvero contento». (l.m.)
 

500MILA EURO PER L’IMPRENDITORIA GIOVANILE  
 
Mettete un’impresa la Provincia vi aiuta  
 
 
 LIVORNO.Sono i giovani la vera emergenza del momento. Dopo la Regione, anche la Provincia punta sul sostegno alle giovaani generazioni, con alcune iniziative inserite nel bilancio preventivo 2011 appena approvato. Non è proprio uno specifico piano giovani, come quello fortemente voluto da Enrico Rossi. Tuttavia la Provincia ha emesso un bando da 500mila euro a sostegno dell’attività imprenditoriale giovanile e per la cooperazione sociale. Un progetto speciale è stato pensato per quel 25% di giovani livornesi che rientrano nella cosiddetta fascia Neet (non fanno formazione, non studiano e non lavorano) con l’intento, come ha spiegato l’assessore Marconcini, «di reinserirli nella società e recuperare questo disagio». Oltre 500mila euro sono stati destinati alla manutenzione straordinaria delle scuole superiori, altrettanti per interventi negli istituti che si sono resi necessari rispondere alle esigenze della riforma Gelmini di adeguamento delle scuole. «Abbiamo investito 255mila euro per un’assistenza adeguata agli studenti diversamente abili nelle nostre scuole superiori». Per la formazione professionale la Provincia contribuisce con 60mila euro, mentre nel trasporto pubblico locale è stato investito un milione.


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